Terrorismo online, tra vendicatori privati e pubbliche rimozioni

Tra Anonymous, Google e nuove leggi dei Governi, è caccia aperta ai terroristi. L'obiettivo è reprimere i contenuti che possano scuotere la società civile

Roma – L’attentato alla redazione di Charlie Hebdo e la propaganda aggressiva e terrificante del gruppo jihadista ISIS sta ponendo autorità, società civile e aziende che operano in Rete davanti ad una scelta difficile: combattere la nuova offensiva sullo stesso terreno dei nemici o difendere i propri valori, facendosi scudo di essi. La prima risposta sembra quella adottata finora dai governi, che facendo leva sul regime di terrore hanno ottenuto il passaggio di leggi che estendono i poteri di controllo sui contenuti online, mentre alcuni operatori della Rete hanno abdicato alla propria neutralità per rispondere alla pressione dei governi e alle paure dei cittadini. C’è invece chi, come certe frange di Anonymous, che per paura o per orgoglio hanno finito per aprire la caccia ai contenuti lontani dai propri principi.

Così, mentre in Francia è stata approvata la legge che permette il blocco (tramite DNS) di determinati siti senza bisogno dell’intervento di un giudice, ma solo con l’intervento di una commissione ad hoc se si tratta di impedire l’accesso a contenuti pedopornografici o di carattere terroristico , sono i privati ad essere eletti al ruolo di protagonisti della sfida online ai contenuti estremisti, una guerra che vede contrapposti blocchi di contenuti specifici e circuiti di propaganda per diffondere le immagini del terrore e la rete di reclutamento dei gruppi jihadisti.

Google – per esempio – ha messo mano ai suggerimenti offerti dall’autocompletamento del suo motore di ricerca in lingua inglese, rimuovendo la frase “How can I Join ISIS” (“come posso arruolarmi nell’ISIS”) per evitare di diventare un veicolo di uomini per il gruppo autoproclamatosi Stato Islamico: Mountain View – insomma – ha di fatto superato uno dei suoi tabù e la sua famigerata reticenza a mettere mano all’algoritmo del suo motore di ricerca, finendo per autocensurarsi e rimuovere la frase che seguiva le domande legate all’arruolamento nella polizia, negli Illuminati e nelle fila dei sindacati.

Ad informare Google del cortocircuito apparentemente favorevole agli estremisti islamici è stata stavolta la BBC , ma con il sempre più pressante interessamento delle autorità la predisposizione di Google a procedere con la rimozione appare preoccupante: resta da chiedersi , per esempio, se non finirà per deindicizzare le pagine di quei giornali che hanno per esempio pubblicato le disumane immagini del rogo del pilota giordano, sostituendosi alla scelta più o meno condivisibile della redazione giornalistica.

Nel frattempo gli hacktivisti di Anonymous hanno avviato la propria personalissima guerra nei confronti dell’ISIS: colpiti dai fatti drammatici dell’ XI arrondissement di Parigi, il gruppo aveva dichiarato guerra agli estremisti islamici, dimostrando ora di voler far sul serio.

Il campo di battaglia resta Internet e le armi sono fatte da offensive informatiche che, con moventi e mandanti diversi ma con il medesimo effetto, proprio come le operazioni delle autorità francesi e di Google puntano a rimuovere i contenuti e gli account dei terroristi. Anonymous sottolinea come non si tratti di uno scontro di civiltà: tra gli hacktivisti ci sono ogni genere di persona, religione o razza, spiegano. Mentre dichiarano “ricordatevi: i terroristi che si fanno chiamare Stato Islamico (ISIS) non sono musulmani” ed è per questo che “li cacceremo, abbatteremo i loro siti, le loro email e le loro identità: da oggi in poi non ci sarà un luogo sicuro per loro online. Li tratteremo come un virus. E noi siamo la cura”.


Per il momento nel mirino di Anonymous sono finiti diversi account Twitter e Facebook, alcune email Yahoo ed un po’ di siti Internet, che gli hacktivisti vogliono occupare, bloccare e sospendere, pubblicandone inoltre online i contenuti delle email personali dei presunti appartenenti al circuito jihadista.

Oltre ad ISIS ed Anonymous, d’altronde, altri eserciti non convenzionali si stanno muovendo: la polizia di New York ha costituito una squadra per essere attiva sui social media con scopi investigativi e l’esercito britannico sta creando un vero e proprio battaglione di “guerrieri Facebook” che, come veri e propri copywriter e social network specialist, hanno il compito di sovvertire le campagne di arruolamento dei nemici e combattere le relative operazioni propagandistiche, anche attraverso la controinformazione e la creazione di account civetta.

Claudio Tamburrino

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