Francia, la pirateria è una cascata di responsabilità

Sono responsabili gli utenti, sono responsabili gli autori di Shareaza, è responsabile SourceForge, che ne ospita il codice e i file di installazione. Indipendentemente dai contenuti scambiati dai netizen
Sono responsabili gli utenti, sono responsabili gli autori di Shareaza, è responsabile SourceForge, che ne ospita il codice e i file di installazione. Indipendentemente dai contenuti scambiati dai netizen

I colpevoli di ledere i diritti dell’industria dei contenuti? Sono gli utenti della rete, sono gli autori dei servizi di sharing, sono coloro che offrono agli utenti la possibilità di accedere ai servizi di sharing. È così che la denuncia della Société civile des Producteurs de Phonogrammes en France ( SPPF ) si abbatte a cascata su tutta la catena del valore della condivisione in rete, legali o illegali che siano i contenuti scambiati.

SPPF, associazione che raduna produttori di musica, aveva denunciato nel 2007 gli sviluppatori di Vuze (in precedenza Azureus), Limewire, Morpheus e Shareaza, per il quale SPPF aveva chiamato in causa SourceForge, sui cui server è ospitato il codice a cui lavorano gli sviluppatori. Tutto era stato bloccato: le autorità avrebbero dovuto verificare che la azioni legali che coinvolgessero prodotti non francesi rientrassero nella giurisdizione delle corti locali. Il Tribunal de Grande Instance di Parigi ha dato l’autorizzazione a procedere .

L’associazione si scaglia contro i produttori dei software per la condivisione, in quanto faciliterebbero le violazioni commesse dagli utenti: secondo la legge francese chiunque metta a disposizione scientemente e in qualsiasi modo del software “chiaramente destinato a mettere a disposizione opere protette senza autorizzazione dell’autore” si può considerare colpevole di favoreggiamento della violazione. Ogni client P2P inoltre dovrebbe disporre di una funzione capace di bloccare la circolazione dei materiali condivisi senza corrispondere agli autori quel che è dovuto. In caso contrario, la legge DADVSI stabilisce che i produttori dei software rischino pene detentive fino a tre anni e fino a 300mila euro di multa per aver concesso ai netizen il libero arbitrio riguardo a come impugnare il software.

Poco importa che i sistemi P2P possano essere sfruttati per far circolare opere che i detentori dei diritti hanno intenzionalmente affidato ai cittadini della rete , poco importa che piattaforme come Vuze siano utilizzate dai detentori dei diritti per facilitare la disseminazione commerciale di contenuti. La legge francese stabilisce che i produttori di software debbano introdurre delle tutele a favore dell’industria dei contenuti e per questo motivo tutti i produttori di piattaforme di condivisione ovunque localizzati, dovrebbero adeguarsi.

Nel mirino di SPPF c’è anche SourceForge: sarebbe responsabile della violazione del diritto d’autore perché ospita il codice di Shareaza e quanto serve per installare il client , un client considerato oltralpe tanto pericoloso da aver mobilitato l’industria dei contenuti per crearne una versione ad hoc dai comportamenti decisamente poco ortodossi per un servizio di sharing open.

Ad essere responsabili del misfatto non sono dunque solo coloro che impugnano un’arma impropria per commettere una nefandezza, non sono solo coloro che producono oggetti che possono essere impugnati come un’arma impropria, ma, in una cascata di responsabilità, sono anche coloro che distribuiscono queste potenziali armi improprie. Sono in molti ad osservare che di qui a denunciare l’intera rete il passo è breve.

Gaia Bottà

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16 11 2008
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