C’è un’area grigia che si forma quando il diritto di cronaca si spinge troppo in là, alimentato dal desiderio morboso del pubblico. È lì che i media rischiano di andare oltre la libertà di informazione, talvolta venendo meno al dovere deontologico di rispettare la dignità delle persone. Accade anche quando a rimanere schiacciati in questa dinamica sono le vittime, come nel caso del delitto di Garlasco. È per questo motivo che il Garante Privacy ha deciso di intervenire nuovamente sulla vicenda.
Il Garante Privacy torna sul caso Garlasco
Con un comunicato, l’autorità stigmatizza il comportamento di media e siti web che, nel dar conto della tragica vicenda di Chiara Poggi, continuano a diffondere immagini, nomi e particolari eccedenti le pur legittime finalità informative
. Nessuna citazione diretta, ma non è difficile immaginare che il riferimento sia ai contenuti di natura privata rinvenuti in un computer con le ultime indagini e sui quali stanno concentrando l’attenzione trasmissioni TV e articoli online.
Non è la prima volta che il Garante interviene sul caso. È già accaduto lo scorso anno, quando in estate ha iniziato a circolare in rete il video dell’autopsia eseguita sul cadavere della ragazza.
La pubblicazione reiterata di tali elementi, oltre a far degenerare la cronaca in una morbosa spettacolarizzazione, contrasta con il principio di essenzialità dell’informazione e viola la normativa in materia di protezione dei dati personali nonché le regole deontologiche dei giornalisti.
Un richiamo che immaginiamo rimarrà inascoltato. Quella morbosa spettacolarizzazione a cui fa riferimento l’autorità è la benzina sul fuoco con la quale alcuni programmi e testate costruiscono audience e traffico. Difficilmente la minaccia di provvedimenti ritenuti opportuni
convincerà presentatori, giornalisti e direttori a cambiare una linea editoriale che fa proprio di questa narrazione torbida il suo valore aggiunto. Per questo riteniamo che, purtroppo, l’appello sia destinato a cadere nel vuoto.