Gemini si sta infiltrando ovunque. Dopo aver colonizzato smartphone, assistenti vocali e ogni angolo dei suoi servizi, ora l’AI di Big G mette radici anche nei Chromebook Plus, ma per ora solo negli Stati Uniti. Quando si tratta di novità tech, non si sa perché, il resto del mondo deve sempre aspettare il proprio turno. Quindi, chi possiede un Chromebook Plus, ha un account Google personale e risiede negli USA vedrà spuntare l’icona di Gemini in alto a destra nel browser.
Google porta Gemini sui Chromebook, l’assistente AI che fa tutto al posto nostro
Gemini su Chrome aspira a trasformare la navigazione in un’esperienza semi-automatizzata, dove l’intelligenza artificiale diventa il proprio factotum personale. Può riassumere articoli chilometrici, oppure fornire una panoramica su argomenti complessi senza costringere a fare lo slalom tra venti schede aperte.
A proposito di schede, una delle funzioni più interessanti è proprio la capacità di confrontare informazioni sparse su tab diverse. Ad esempio, si vuole capire quale smartphone comprare senza impazzire a passare da una recensione all’altra? Gemini raccoglie tutto e offre confronto. Certo, bisogna sempre vedere quanto sia accurato nel distinguere tra specifiche reali e fuffa marketing.
Ma l’assistente non si limita a leggere e sintetizzare. Dal pannello laterale del browser si può chiedere di scrivere bozze di email o post per i social. Ovviamente, il risultato avrà sempre quel sapore leggermente artificiale, ma per una prima stesura può bastare. Gemini permette anche di generare immagini semplicemente con un prompt di testo. E poi c’è Gemini Live per conversare con l’AI e fare brainstorming o prepararsi a una presentazione.
Personal Intelligence
Il mese scorso Google ha alzato ulteriormente la posta in gioco con la “Personal Intelligence“, una funzione che si connette agli altri servizi dell’ecosistema, come Gmail, Foto, Drive, per pescare informazioni sparse nelle app collegate all’account. Comodo, è comodo, ma affidare all’intelligenza artificiale l’accesso totale alla propria vita digitale significa anche fidarsi ciecamente che Big G gestisca quei dati con la massima cura… essere scettici al riguardo è inevitabile.
Chrome Auto Browse: il browser che naviga da solo
La ciliegina sulla torta è “Chrome auto browse“, disponibile per gli abbonati AI Pro e AI Ultra. Questa funzione trasforma Gemini in un vero e proprio agente virtuale. Si assegna un obiettivo e lui prende il controllo del browser, cliccando pulsanti, scorrendo pagine, e riempiendo moduli al posto dell’utente.
Immaginiamo di voler prenotare un volo o confrontare prezzi su diversi siti: invece di fare tutto manualmente, si delega a Gemini, che si muove autonomamente tra le pagine. Google rassicura dicendo che chiederà sempre conferma prima di azioni delicate, tipo completare acquisti o pubblicare sui social, ma resta il fatto che stiamo cedendo una fetta di controllo non da poco.
Un ecosistema sempre più chiuso
L’arrivo di Gemini sui Chromebook Plus racconta una strategia precisa: Google sta costruendo un ecosistema dove l’AI diventa il collante tra hardware, software e servizi. Più si usano i suoi dispositivi, più si dipende dai suoi assistenti, più l’azienda accumula dati sul proprio comportamento. Un circolo che si autoalimenta. Insomma, l’intelligenza artificiale non sarà più un’opzione, ma diventerà parte integrante dell’esperienza di navigazione.