L'irruzione di Gemini in Gmail è un'arma a doppio taglio

L'irruzione di Gemini in Gmail è un'arma a doppio taglio

Google spinge Gemini in Gmail con AI Inbox per l'organizzazione smart delle email, ma gli utenti vogliono davvero delegare tutto all'AI?
L'irruzione di Gemini in Gmail è un'arma a doppio taglio
Google spinge Gemini in Gmail con AI Inbox per l'organizzazione smart delle email, ma gli utenti vogliono davvero delegare tutto all'AI?

Gmail è entrato nell’era di Gemini. È così che Google ha scelto di annunciare il lancio delle nuove funzionalità di intelligenza artificiale integrate nella casella di posta elettronica, a partire dalla AI Inbox che va a sostituire il tradizionale elenco con i messaggi ricevuti. Era inevitabile, ma siamo certi che sia ciò che davvero desiderano gli utenti?

AI Inbox di Gmail è una buona idea?

Se da una parte gli algoritmi possono indubbiamente ottimizzare l’organizzazione delle conversazioni, facendo risparmiare tempo, dall’altra finiscono inevitabilmente per avere un impatto su una modalità di gestione delle email che tutti noi abbiamo sperimentato per decenni. Il primo scoglio da superare per bigG è rappresentato dalla nostra abitudine. Siamo davvero pronti a lasciare che sia un modello linguistico a rispondere o un automatismo a decidere cosa merita attenzione?

Google sa bene che forzare l’uso di uno strumento non è una scelta lungimirante. È un errore che altri hanno commesso (Microsoft con Copilot in primis) e che porta a conseguenze inevitabili. Gli utenti, legittimamente, se ne infischiano della necessità di monetizzare gli investimenti sul fronte dell’intelligenza artificiale che per molte Big Tech è diventata una priorità. Vogliono fare affidamento a servizi e piattaforme con le modalità che preferiscono.

Di certo, Gmail non perderà la sua leadership nell’ambito delle caselle email, ma obbligare tutti a mettere un piede nell’era di Gemini potrebbe rivelarsi controproducente, un’arma a doppio taglio. I primi scricchiolii nel settore AI si avvertono distintamente, tra chi parla apertamente di una bolla pronta a scoppiare e chi sfida il dogma analizzando i risultati in termini di vendite.

Proporre, non imporre: la strada maestra

A Mountain View non sono degli sprovveduti e, come sempre hanno fatto, sperimenteranno AI Inbox coinvolgendo un numero ristretto di account prima di una distribuzione su larga scala. Un approccio che fa della cautela il proprio mantra, non tanto per individuare e correggere eventuali bug, quanto per raccogliere feedback a proposito di un’accoglienza che potrebbe non essere calorosa come auspicato. E una volta che il rollout avrà preso il via, si spera che lo strumento sia reso opzionale.

Le Big Tech vogliono continuare a presentare le soluzioni di intelligenza artificiale come una continua rivoluzione, ma una rivoluzione per la sua stessa natura non può essere continua. Trascorsi più di tre anni dal lancio di ChatGPT, abbiamo normalizzato la tecnologia, siamo meno accecati dal suo effetto wow e razionali nel valutarne le reali potenzialità. Non tutti sono pronti a lasciare che Gemini prenda il controllo delle email, capito Google?

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Pubblicato il
9 gen 2026
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