Germania, equo compenso anche sulle email?

Approvata una legge che conferisce ai detentori del copyright il diritto di stabilire quanto tassare supporti e hardware. E che limita il diritto alla copia privata. Mugugni in rete contro una legge tentacolare e limitante

Roma – Non ha mancato di suscitare clamore la legge approvata la scorsa settimana dal Bundesrat , la camera alta del parlamento tedesco, in materia di copyright: a partire dal 2008, i criteri di valutazione del cosiddetto equo compenso da applicare a CD e DVD, nonché a componenti hardware come masterizzatori o PC, non saranno più stabiliti per legge bensì decisi unilateralmente dalle major .

Mentre fino ad oggi, infatti, era stato lo stesso legislatore a fissare le aliquote di imposta da applicare per garantire l’ equo compenso degli artisti per le cosiddette “copie private”, la continua diminuzione del costo di supporti e hardware ha spinto il Bundesrat a rivedere questo principio: saranno gli stessi detentori dei diritti a stabilire quanto far pagare ai cittadini, allo scopo di salvaguardare il loro “margine” derivante da queste vendite .

Anche la normativa in materia di copie private è stata rivista: in Germania diverrà pressoché impossibile duplicare CD e DVD coperti da qualsiasi forma di protezione, poiché diventerà illegale crackare questi sistemi anche solo per uso personale. Questo aspetto ricorda molto da vicino il principio adottato in materia di sicurezza informatica , che nel paese ha reso molto complesso l’utilizzo di strumenti e codice che possano essere considerati pericolosi.

La nuova legge è stata accolta con molta freddezza dalla Bundesverbandes Informationswirtschaft Telekommunikation und neue Medien ( BITKOM ), l’associazione di categoria che rappresenta le industrie dell’informazione e dei media, che denuncia: “Ci saranno serie conseguenze per l’economia e i comsumatori”. Il motivo è ovvio, e lo spiega sulle pagine di Heise il vicepresidente dell’organizzazione, Jörg Menno Harms, secondo cui le aziende e gli utenti verranno “caricati di balzelli” e che, nonostante i loro appelli, è mancata “la riconciliazione tra gli interessi degli autori, dei produttori e dei consumatori”.

Oltre ai masterizzatori, ai fax, agli scanner ed alle fotocopiatrici, con la nuova legge verranno tassati anche stampanti e personal computer , mentre restano misteriosamente esclusi dai balzelli cellulari e macchine fotografiche. Oggetti, questi ultimi, che tuttavia dispongono al loro interno di memorie sempre più ampie e che possono essere anche utilizzati per duplicare materiale coperto da copyright.

Sempre secondo BITKOM , la responsabilità sarebbe del parlamento , che non avrebbe “accolto importanti proposte” del governo in questa materia. Al termine della passata legislatura e all’inizio dell’attuale, era stata inoltre valutata l’ipotesi di costituire un tavolo unico di confronto tra tutte le parti interessate: una idea naufragata troppo presto, e che forse ha impedito la stesura di una legge dal testo più equilibrato.

Timori per le conseguenze della nuova legge , sono stati espressi anche dai consumatori: come si legge sulle pagine di BoingBoing , a spaventare è la definizione dell’equo compenso. Sebbene serpeggi la delusione per la mancata realizzazione di una norma che depenalizzi il reato di duplicazione illecita per i consumatori, più che la legislazione in materia di copia privata il problema sembrerebbe essere costituito dai nuovi criteri che le biblioteche e le università dovranno adottare per quanto attiene al materiale che mettono a disposizione di lettori e studenti. Le nuove regole, infatti, impongono una più stretta correlazione tra il numero di copie fisiche di un testo o di un altro prodotto, e le copie di quest’ultimo realizzabili e consultabili attraverso strumenti elettronici.

Per comprendere fino a che punto ci si è spinti basti pensare che l’invio di materiale attraverso l’email, o qualsiasi altra nuova forma di distribuzione, sarà legato al tipo di licenza specificata dal detentore dei diritti : in mancanza di indicazioni precise, sarà obbligatorio informare l’autore prima di procedere alla trasmissione, per potergli eventualmente riconoscere quello che a tutti gli effetti diventa un “compenso”, auspicabilmente “equo”, evidentemente. Un principio quest’ultimo, che si vorrebbe applicare anche alla IPTV e a tutte le nuove forme di comunicazione della rete .

Luca Annunziata

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