Germania, riemerge il trojan di stato?

Un'interrogazione parlamentare per appurare cifre e obiettivi dell'attività di sorveglianza informatica statale agita lo spauracchio del trojan nazionale. Un'ipotesi che, a ben vedere, deve ancora essere dimostrata
Un'interrogazione parlamentare per appurare cifre e obiettivi dell'attività di sorveglianza informatica statale agita lo spauracchio del trojan nazionale. Un'ipotesi che, a ben vedere, deve ancora essere dimostrata

Un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno tedesco per chiedere conto delle spese effettuate in materia di sicurezza informatica. Una comune operazione di trasparenza che, invece, potrebbe trasformarsi in una polveriera pronta a far riesplodere il caso “trojan di stato” in terra teutonica.

Secondo quanto riportato dal blog di un’attivista tedesca impegnata nel settore della sorveglianza antiterroristica, il governo e la polizia federale “hanno chiaramente ammesso di monitorare Skype, Google Mail, MSN Hotmail, Yahoo Mail e la chat Facebook qualora si ritenga necessario”. La prova di tale condotta arriverebbe, secondo la fonte, dai soldi spesi per sviluppare il famigerato Staatstrojaner .

Nel documento ufficiale del Bundestag si fa esplicito riferimento, in fase di premessa, alle rivelazioni del collettivo hacker noto come Chaos Computer Club (CCC) circa l’esistenza di un trojan in azione per spiare le attività online dei cittadini tedeschi, accusa che aveva immediatamente fatto scattare la replica delle autorità nazionali che ammettevano di utilizzare software di sorveglianza, ma sempre nei limiti della legge.

Il focus principale dell’interrogazione riguarda l’operato di Digitask, società che si è aggiudicata contratti per un valore di milioni di euro da varie agenzie federali (tra cui l’Ufficio federale di polizia criminale, il servizio investigativo doganale e la Polizia criminale di terra) per produrre programmi informatici di monitoraggio i cui requisiti, secondo gli interroganti, contrasterebbero i principi costituzionali per il fatto di non essere adeguatamente controllabili.

Nelle 46 pagine di confronto parlamentare, il ministro interpellato non manca di rispondere con perizia ai quesiti relativi all’entità delle cifre spese per le attività volte alla tutela della sicurezza nazionale: centinaia di migliaia di euro sono impiegati per i controlli biometrici dei passeggeri, per l’acquisto di sistemi tecnologici e per la sorveglianza della rete di telecomunicazioni. Tutte attività certificate, e dunque, in teoria, lecite. Le risposte governative diventano più oscure alle domande che chiedono esplicitamente in quali settori, con quali requisiti e per quali obiettivi la polizia federale e le altre agenzie di controllo danno in appalto contratti, progetti e ricerche a provider esterni. In tal caso, il ministro competente afferma che le risposte previste sono classificate come “confidenziali” e che la divulgazione pubblica di qualsiasi informazione sensibile riguardante le attività di polizia potrebbe compromettere la sicurezza nazionale minacciata da criminali e terroristi.

Risposte che confermerebbero l’atteggiamento elusivo delle autorità tedesche, ma che, a ben vedere, appaiono ben lungi da convalidare le presunte accuse di spionaggio illegale e incostituzionale ai danni della popolazione.

Cristina Sciannamblo

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