Giochi di cyber-guerra tra le due Coree

Da Seul lamentano azioni di cyber-guastatori del Nord, responsabili di aver infettato centinaia di migliaia di PC in attesa di una grossa operazione offensiva che non sarebbe mai andata in porto

Roma – Stando alle forze di polizia locali, in questi anni la Corea del Nord avrebbe organizzato una massiccia operazione di cyber-warfare contro la Corea del Sud compromettendo un gran numero di PC appartenenti ad aziende e agenzie governative. Alla fine l’operazione non ha portato a nulla, ma è la conferma ulteriore dell’attivismo degli cracker di Pyongyang al soldo del dittatore Kim Jong-un.

L’inizio della campagna di attacco nordcoreana risale al 2014, dicono le fonti , e nel tempo ha portato all’infezione di oltre 160mila computer riconducibili a 160 aziende e istituzioni sudcoreane – inclusi due colossi della telefonia del paese, probabilmente SK Group e Hanjin Group.

I nordcoreani erano apparentemente in attesa di ricevere ordini per lanciare un attacco coordinato su larga scala , potenzialmente in grado di provocare “caos su scala nazionale” nella vicina Corea del Sud o per sottrarre segreti industriali e militari “in maniera continuata”.

I cracker sarebbero in effetti entrati in possesso di documenti a dir poco riservati come alcuni design correlati ai caccia americani F-15, per un totale di oltre 42.000 file la stragrande maggioranza dei quali afferenti a progetti di natura militare . I danni ci sono stati, insomma, ma l’ordine da Pyongyang per un attacco coordinato contro i sistemi sudcoreani alla fine non è mai arrivato.

La cybermilizia nordcoreana è da tempo un punto fermo nelle cronache informatiche sulla (in)sicurezza globale, basti ricordare l’attribuzione di responsabilità del devastante attacco che negli anni recenti ha buttato Sony Pictures gambe all’aria. Anche la cyber-contesa tra le due Coree è un fatto oramai conclamato , con Seul che dice di avere una certa esperienza nel settore ma si lamenta di non riuscire a esportare tali competenze (e i relativi software informatici) nei mercati esteri.

Alfonso Maruccia

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