Gioventù ribelle, rinvio per eccesso di critiche

Tolto il link al download del primo capitolo del videogame risorgimentale presentato sotto il cappello delle istituzioni italiane. Troppe polemiche, se ne riparlerà in futuro se tutti faranno la propria parte: tanto il gioco è open source, no?
Tolto il link al download del primo capitolo del videogame risorgimentale presentato sotto il cappello delle istituzioni italiane. Troppe polemiche, se ne riparlerà in futuro se tutti faranno la propria parte: tanto il gioco è open source, no?

“A causa delle strumentalizzazioni subite, ritiriamo la demo alfa e pubblicheremo il prodotto una volta ultimato”. Questo il laconico messaggio lasciato sul sito ufficiale di “Gioventù Ribelle”, al posto del pulsante per scaricare il gioco (o almeno il primo quadro), dai responsabili che in questi giorni sono stati investiti dalle critiche

La polemica è montata online: quello che doveva essere una commemorazione del Risorgimento e dell’unità nazionale è diventato l’ennesimo motivo di scontro. Colpa, soprattutto, del risultato finale tanto distante dalle aspettative e da quel livello minimo di qualità che i videogiocatori non ritengano sia stato neanche lontanamente raggiunto.

Su forum specializzati e nei commenti degli articoli che hanno accolto le feroci critiche è intervenuto più volte anche il coordinatore del progetto, Roul Carbone: negli interventi prova a porre un freno ridimensionando la portata del progetto. Ma date le premesse e i numerosi patrocini istituzionali che aveva ricevuto, il tutto è apparso come un tentativo velleitario. Così come l’appello al poco tempo e alla sua gratuità è sembrata una toppa peggiore del buco.

È interessante, invece, il discorso che fa Carbone sui reali destinatari dell’iniziativa: “GR ha avuto un grande successo in ambito istituzionale, cosa che credo serva a tutto il settore. Non è un bene che il Presidente della Repubblica, i Ministri, i Giornalisti della Stampa Generalista parlino bene dei videogiochi? Io direi di si. E voi?”

Insomma, Carbone sostiene sia un bene che le nostre istituzioni (solitamente lontane e, soprattutto su questo frangente, vecchie ) abbiano scoperto i videogiochi (anche se non certo nella loro versione migliore). A riprova di questo afferma che a seguito del lancio del progetto “Confindustria sta ricevendo molti e significativi interessi da parte di grandi e medie aziende italiane, che si stanno dichiarando pronte a valutare la possibilità di investire nella produzione di videogiochi made in Italy”.

Va dato atto che la stampa generalista si è effettivamente interessata al progetto, anche se in un primo momento la notizia è arrivata senza la coda polemica. Questa è stata poi tale da spingere anche il Ministero della gioventù a intervenire : “Solo alla fine dell’anno potremo conoscere il risultato ultimo e la sua qualità, essendo un open source, dipenderà anche da quanti avranno la voglia e il coraggio di contribuirvi con proprie risorse tecniche, scientifiche, economiche, culturali”.

Le conseguenze peggiori potrebbero tuttavia venire dall’aver esaltato inizialmente il progetto ad un certo punto invocando anche la possibilità di essere competitivi a livello internazionale, tanto che ora si rischia di compromettere proprio l’immagine del settore nazionale dei videogiochi all’estero. In forum internazionali specializzati come NeoGAF e Destrictoid , d’altronde, Gioventù Ribelle è stato letteralmente distrutto e c’è già chi ha tirato fuori la definizione di “peggior videogame della storia”.

Claudio Tamburrino

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