Gli strategici massacrano l'invecchiamento

Non servono a fingere un'età che non si ha ma a rendere più vivace la mente degli anziani. Sono certi videogiochi: piacciono ai bimbi, rinvigoriscono i più grandi

Roma – Che i videogame facciano bene al cervello non è più un mistero da tempo eppure fino a ora mancavano indicazioni valide sull’utilità reale dell’allenamento videoludico. Un nuovo studio apparso sul magazine Psychology & Aging offre invece quella che dovrebbe essere la prima, effettiva prova scientifica dell’incremento prestazionale del cervello dopo una buona dose di videogaming fatto come si deve .

Analizzando il “prima” e il “dopo” di 20 adulti messi a confronto con quasi 24 ore di gioco a Rise of the Nations , i ricercatori hanno constatato degli incrementi effettivi in capacità cognitive specifiche anche al di fuori di quanto richiesto dal gioco, come gestione di risorse, sviluppo di civiltà e costruzione di “meraviglie”.

“Quando fai esercitare qualcuno su un compito, il soggetto tende a migliorare in quel compito, qualunque esso sia, ma in genere non c’è molto che venga trasferito al di fuori di quella skill specifica oppure oltre quella particolare situazione”, dice il professor Arthur Kramer, uno degli autori dello studio.

Il gruppo dei “giocatori” è stato testato assieme al campione di controllo, altre 20 persone, “non-giocanti”: ai due gruppi sono stati assegnati una serie di compiti pensati per misurare le capacità degli individui nelle funzioni esecutive come l’abilità di alternare l’attenzione tra i compiti (il multitasking cerebrale insomma), la memoria (visuale) a breve termine, le capacità di ragionamento e via di questo passo.

Assieme al pensiero logico sono state testate anche funzionalità concernenti la capacità di richiamare espressioni verbali, inibire certe risposte e l’abilità di riconoscere un oggetto ruotato rispetto alla sua posizione originaria.

Se nei casi di richiamo di espressione verbale e nella capacità di bloccare certe reazioni non si sono riscontrate differenze, nel resto dei casi chi aveva giocato a Rise of the Nations ha ottenuto risultati migliori nei test ripetuti dopo la fase di training . Memoria a breve termine, capacità di multitasking cerebrale e quant’altro, la risposta è migliorata grandemente dopo un periodo relativamente breve passato davanti al monitor a costruire strutture abitative o militari, fare harvesting di risorse naturali, innalzare monumenti e maciullare eserciti nemici.

“Usando una terminologia medica, questi sarebbero gli effetti di risposta alla dose”, dice Kramer, paragonando le ore passate a videogiocare a una droga che fornisce un beneficio maggiore all’aumentare della quantità somministrata ai soggetti testati. “Il fatto che tu stia esercitando le persone in una molecola e scopra un trasferimento di abilità all’atomo è di notevole importanza” chiosa la principale autrice dello studio Chandramallika Basak.

Alfonso Maruccia

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