Immaginiamo di gestire un sito web da vent’anni. Di aver costruito un pubblico, prodotto contenuti originali, investito tempo e soldi per scalare le classifiche di Google. E poi un giorno, senza preavviso, il traffico crolla. Non gradualmente, non perché c’è qualcosa di sbagliato. Crolla perché Google ha deciso che le quelle informazioni servono, sì, ma preferisce mostrarle direttamente agli utenti senza mandarli dal sito. Cita la fonte, quei link microscopici che nessuno clicca, e ringrazia per il contributo. Ma i visitatori? Quelli restano su Google.
Il web sta morendo e Google incassa… grazie alle alle AI Overview
Uno studio Ahrefs di dicembre 2025 non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche, quando Google mostra una AI Overview nei risultati di ricerca, il tasso di clic sul primo risultato organico crolla dal 7,3% all’1,6%. Un crollo del 58%. E non è nemmeno il dato peggiore, ad aprile 2025, lo stesso studio misurava il danno al 34,5%. In otto mesi, altri 24 punti percentuali sono evaporati.
Le AI Overview compaiono nella prima posizione il 91,36% delle volte. Significa che quasi sempre, quando Google decide di attivare la Panoramica AI, il contenuto di un sito, anche se si classifica come il primo, finisce sepolto sotto il testo generato dall’AI. Gli utenti leggono il riassunto, ottengono la risposta, chiudono la pagina. Zero clic. Zero traffico. Zero monetizzazione.
iMore, testata storica dedicata ad Apple, ha chiuso l’anno scorso a causa del crollo del traffico. Il Daily Mail, sì, il Daily Mail, uno dei siti più visitati al mondo, ha visto il CTR da desktop scendere dal 25% al 2,79% quando compaiono le AI Overview. Anche i giganti sanguinano.
Piccoli e medi editori? Stanno scomparendo a un ritmo che fa sembrare la crisi dei giornali cartacei una passeggiata. Siti che esistevano da decenni si sono trovati con il traffico dimezzato da un giorno all’altro. Semplicemente perché Google ha cambiato le regole del gioco senza consultare nessuno. E i nuovi siti? Non hanno nemmeno la possibilità di emergere. Se si parte oggi affidandosi al traffico organico di Google, si costruisce sulle sabbie mobili.
Il patto infranto tra editori online e Big G
Per trent’anni, Google ha costruito con gli editori online un rapporto simbiotico. Google offriva un servizio (la ricerca), i siti fornivano contenuti, gli utenti trovavano risposte. Tutti ci guadagnavano qualcosa.
Ora quel patto non esiste più. Google continua a rastrellare i contenuti, li riassume tramite AI, serve le risposte agli utenti, e intasca i profitti pubblicitari. E i siti cosa ottengono in cambio? Una citazione sotto forma di link che nessuno clicca. Le possibilità di sopravvivenza economica sono ridotte all’osso.
La cosa assurda è che le AI Overview hanno bisogno dei siti web per esistere. Tutto ciò che Google mostra nelle Panoramiche AI è estratto da fonti reali, scritte da persone reali, pubblicate su siti reali. Senza contenuti originali, l’AI non avrebbe nulla da riassumere.
Ma le AI Overview stanno distruggendo esattamente le fonti da cui dipendono. È il cane che si morde la coda. Google succhia informazioni dai siti, i siti perdono traffico, chiudono, smettono di produrre contenuti. E quando i contenuti umani spariscono, cosa riassumerà l’AI? Semplice: articoli scritti da altri chatbot. Che probabilmente sono rielaborazioni di articoli già rielaborati da altre AI.
La promessa vs. la realtà
Google sostiene che le AI Overview migliorino l’esperienza utente, portando traffico di qualità superiore verso le fonti citate. Insiste che le Panoramiche siano solo un punto di partenza, che aiutino gli utenti a scoprire contenuti più utili rispetto a prima.
I numeri raccontano un’altra storia. Se il CTR crolla del 58%, il traffico di qualità superiore è una bugia. Se i siti storici chiudono, il sistema non sta funzionando. Google non sta migliorando il web, lo sta distruggendo. Ma la narrativa ufficiale non cambia. Perché ammettere che si sta cannibalizzando l’ecosistema sarebbe scomodo.
Cosa ci perdono gli utenti?
Quando i siti non possono monetizzare i contenuti, chiudono. Quando i piccoli e medi editori scompaiono, restano solo i grandi player con pubblico diretto indipendente da Google. Il controllo dell’informazione si concentra in poche mani. La diversità di punti di vista sparisce. Il web diventa un oligopolio editoriale dove cinque testate giganti producono il 90% dei contenuti originali.
E l’AI di Google? Riassume quegli stessi contenuti concentrati e li serve a miliardi di utenti. Il risultato è un flusso informativo omologato, punti di vista limitati, voci indipendenti inesistenti. Non attraverso una censura esplicita, ma attraverso la pressione economica che elimina le alternative. Gli utenti non se ne accorgono subito, ma stanno barattando varietà per velocità. E quando se ne renderanno conto, forse sarà troppo tardi.