Google contro Rosetta Stone: il marchio si può usare

Ma alcune questioni meritano una trattazione ulteriore davanti al giudice di primo grado
Ma alcune questioni meritano una trattazione ulteriore davanti al giudice di primo grado

La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha ribadito la sentenza di primo grado relativa al caso che vede contrapposti Rosetta Stone , azienda che si dedica al software per l’apprendimento linguistico, e Google, con al centro i diritti sui marchi utilizzati a scopi pubblicitari dal servizio Adword.

Nella prima sentenza risalente ad aprile 2010, AdWords era stato assolto per le accuse mosse da Rosetta Stone , secondo cui il servizio offerto da Google e la possibilità da parte dei suoi inserzionisti di utilizzare il marchio registrato di altri costituirebbe una violazione della proprietà intellettuale ed un uso distorsivo del marchio distintivo.

Pur avendo ribadito la sentenza di primo grado, il giudice d’appello ha altresì deciso che alcune questioni del caso debbano essere riviste dalla corte distrettuale della Virginia: in particolare per quanto riguarda l’infrazione diretta del marchio e il rischio di confusione generato dall’impiego dello stesso nelle inserzioni. (C.T.)

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