AdWords non viola il trademark

Un giudice USA ha deciso a favore di Google. Chiunque potrà comprare keyword, anche della concorrenza, purché non cerchi di frodare i clienti

Roma – Il Giudice Gerald Lee della court distrettuale dell’Eastern Viriginia ha respinto la denuncia con cui Rosetta Stone intendeva portare in tribunale Google per il servizio AdWords.

Rosetta Stone, azienda di software per l’apprendimento linguistico e proprietaria dei marchi “Rosetta Stone”, “global traveler”, “language library” e “dynamic immersion”, aveva denunciato Google per violazione dei marchi registrati da parte del servizio offerto da AdWords: la nuova policy, valida per gli Stati Uniti, per gli annunci pubblicitari permette all’inserzionista di fare in modo che il proprio annuncio sia collegato a parole chiavi che siano anche dei marchi registrati non posseduti dall’inserzionista stesso.

Tom Adams, CEO di Rosetta Stone, ribadisce la posizione della sua azienda, secondo cui il servizio offerto da Google e la possibilità di utilizzare il marchio registrato da altri costituirebbe una violazione della proprietà intellettuale ed un uso distorsivo del marchio distintivo.

Ha ribadito, quindi, che “continueremo a combattere ” e che attende , per valutare l’opportunità di un appello, la pubblicazione della decisione estesa del giudice, che non ha fatto arrivare il dibattimento neanche davanti alla corte non ritenendo sufficienti le motivazioni addotte dall’accusa.

In un comunicato Google ha manifestato apprezzamento per la decisione, e affermato che si tratta di una sentenza “coerente con i precedenti in materia”.

Il procedimento dovrebbe riguardare solo il caso in cui il marchio registrato sia usato per presentare legittimi concorrenti, mentre Google rimarrebbe responsabile nel caso in cui un marchio sia utilizzato fraudolentemente per vendere beni contraffatti: in quel caso il motore di ricerca, una volta venutone a conoscenza, dovrebbe provvedere a rimuovere le inserzioni fraudolente.

Claudio Tamburrino

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  • odTZHrNNyRQ WIFR scrive:
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  • Funz scrive:
    Si vede che con l'arte non ci campa...
    ...e allora ci ha provato, a spillare un po' di soldi a Google...
  • sottocane scrive:
    Sono i primi
    Sono i primi a giovarne e protestano pure, siamo al paradosso. Cosa non si fa per un po' di notorietà.
  • Marco scrive:
    This is internet
    In internet, i dati sono copiati e manipolati.se ti va bene, cool. se non ti va bene, GET THE F* OUT.
    • nemo230775 scrive:
      Re: This is internet
      - Scritto da: Marco
      In internet, i dati sono copiati e manipolati.
      se ti va bene, cool. se non ti va bene, GET THE
      F*
      OUT.quoto...fossi nel giudice il taltizio sarebbe volato fuor dal tribunale appena avesse ammesso che le foto su internet le aveva messe lui....Come se uno si lamentasse del fatto che la gente vede aggratisse i suoi quadri attaccati sui muri delle citta....
  • barra78 scrive:
    IMHO
    il punto centrale è: esistono strumenti che permettono al proprietario del sito di stabilire cosa può vedere il motore di ricerca. Se si ha un sito bisogna saperne fare uso. Questo vale per artisti, editori ecc.Perchè lamentarsi di google news quando tutti i siti dei quotidiani sono ottimizzati per favorire l'acXXXXX degli spider di google?
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