Google denunciata per frode sui clic

Questa l'accusa di uno degli inserzionisti della grande G secondo cui Google non fa abbastanza per impedire clic casuali sugli spot che pubblica
Questa l'accusa di uno degli inserzionisti della grande G secondo cui Google non fa abbastanza per impedire clic casuali sugli spot che pubblica


San Francisco (USA) – Chi utilizza Google per promuovere i propri servizi lo sa bene: ad ogni clic degli utenti è associato un corrispettivo predeterminato che l’inserzionista versa nelle casse di Google. L’abuso di questi clic è ora al centro di una denuncia contro Google scagliata dalla società americana Click Defense .

Secondo quest’ultima, dunque, Google non monitora a sufficienza l’utilizzo di quei clic da parte degli utenti, o di software sviluppati ad hoc per generare clic fasulli ma costosi, tanto che Click Defense avrebbe letteralmente buttato via 5 milioni di dollari di advertising.

Il fatto che la denuncia arrivi proprio da una società focalizzata sulla produzione di strumenti che contengano le frodi sui clic solleva naturalmente non pochi interrogativi. Il software dell’azienda è studiato per consentire agli inserzionisti di spot basati sul clic degli utenti di verificare se vi sia stata la cosiddetta “click fraud”, in modo tale da ottenere il rimborso per clic pagati ma fasulli.

Per Click Defense, dunque, la causa contro Google ha senz’altro un importante risvolto promozionale, cosa che non è detto giovi all’azienda quando il tutto finirà in tribunale.

Da parte sua Google, che già rimborsa i propri clienti dinanzi a casi di abuso conclamati, e che da sempre sostiene di monitorare con attenzione l’utilizzo di questo strumento di advertising, ha fatto sapere di ritenere la denuncia “destituita di ogni fondamento” e ha avvertito la controparte che in tribunale si difenderà “vigorosamente”.

Va detto che non è la prima volta che finisce sotto accusa questo sistema pubblicitario, utilizzato anche da altri big del settore, come Overture . Soltanto pochi mesi fa, in aprile, un inserzionista ha denunciato i principali motori di ricerca che adottano questo genere di spot sostenendo che tra di loro esiste un accordo di cartello che porta alla manipolazione dei prezzi ma anche alla generazione abusiva di clic fasulli.

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30 06 2005
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