Google e il mondo web-centrico

Nella sua conferenza dedicata agli sviluppatori, Mountain View tratteggia un futuro fatto solo di codice pensato per il web. Il video non avrà bisogno di plugin, e i mondi 3D gireranno direttamente nel browser
Nella sua conferenza dedicata agli sviluppatori, Mountain View tratteggia un futuro fatto solo di codice pensato per il web. Il video non avrà bisogno di plugin, e i mondi 3D gireranno direttamente nel browser

Si è conclusa ieri, presso il Moscone Center di San Francisco, la Developer Conference di Google, un evento che tra lauti snack e olo-postazioni a base di Street View ha permesso a Google di evangelizzare la folla di sviluppatori intervenuti sulla centralità delle piattaforme online nella realizzazione di applicazioni, servizi e più in generale codice software dotato di senso compiuto.

Oltre alle cibarie e agli intrattenimenti (pure importanti), i doni per la platea hanno incluso persino 4mila smartphone basati sul sistema operativo Android, regalati secondo quanto dice Google con lo scopo di aumentare gli sforzi di sviluppo sulla sua piattaforma mobile. Il piatto forte della conferenza è ovviamente stato il suo contenuto e gli interventi dei vari protagonisti, tutti focalizzati in via esclusiva sul presente del cloud computing e un futuro che il CEO Eric Schmidt ha tratteggiato come roseo anzi meraviglioso.

“Finalmente abbiamo i network – ha detto Schmidt – i business, i programmatori, i tool di sviluppo con cui è possibile costruire quel tipo di piattaforma e opportunità di cui parlo”. Un tipo di piattaforma e opportunità che ad esempio include O3D , il plugin pensato per portare la grafica tridimensionale nell’ambiente tradizionalmente “bidimensionale” della navigazione web.

Nella visione propagandata da Google il web ha vinto, il web “è diventato il modello di programmazione dominante del nostro tempo” come sostiene Vic Gundotra, vicepresidente engineering di Mountain View che prima lavorava per Microsoft convinto della superiorità del “software in scatola” su tutto il resto. Al contrario Gundotra è ora sicuro dell’esatto contrario, e in particolare delle potenzialità dello standard HTML 5 di far andare la rete telematica “oltre” il Web 2.0 .

Le dimostrazioni di quello che è in grado di fare la nuova revisione del principale standard alla base del “software” del web hanno incluso Canvas , una tecnologia capace di offrire potenzialità di rappresentazione grafica e di animazione con un controllo a livello di pixel, e l’ embedding diretto di contenuti video nei siti web grazi al corrispondente tag HTML 5. Google accarezza l’idea di liberarsi dalla “schiavitù” di Adobe Flash costruendo uno YouTube interamente basato su tag HTML e JavaScript , lo definisce “soltanto un esperimento” ma è evidente il desiderio di voler fare tutto in casa senza l’interdipendenza da società terze che non rientrano nella visione fortemente accentratrice tipica di Mountain View.

Tra estensione delle capacità dell’interprete Java integrato nella piattaforma App Engine e la nuova release dell’SDK Google Web Toolkit 2.0, BigG ha trovato anche il tempo di presentare Web Elements , un sistema pensato per facilitare l’integrazione dei vari servizi Google (Docs, News, YouTube, Calendario e tutto il resto in forma di veri e propri “widget”) all’interno di un sito web senza alcuna conoscenza di programmazione e con un semplice “copia e incolla” di risorse URL.

Google scommette sul futuro delle appliance web al punto da voler modificare alcune delle sue più consolidate tradizioni aziendali , come quella di appiccicare e mantenere il tag “beta” un po’ dappertutto anche su servizi attivi da anni oppure offerti come piattaforma di “produttività” personale. L’edizione corporate di Google Apps si è già liberata del suddetto tag e, a quanto sostiene il manager di prodotto di Google Docs Jonathan Rochelle, la cosa si estenderà quanto prima al resto dei servizi di BigG.

Alfonso Maruccia

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28 05 2009
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