Google, collezione primavera 2009

Google, collezione primavera 2009

A Mountain View non stanno con le mani in mano. Ora costruiscono il web tridimensionale, aggiornano il ranking, e trasformano Profile nella carta d'identità digitale: meglio di un social network
A Mountain View non stanno con le mani in mano. Ora costruiscono il web tridimensionale, aggiornano il ranking, e trasformano Profile nella carta d'identità digitale: meglio di un social network

La “mission” aziendale di Google è sempre stata l’ innovazione delle tecnologie web, e nonostante le dimensioni da colosso Mountain View continua a innestare novità e tastare il terreno alla rete del futuro prossimo venturo. In attesa di verificare con mano le ricadute dei nuovi CAPTCHA grafici e il motore di ricerca in AJAX , un cambiamento ben più profondo si appresta a rimescolare le carte della classificazione dei link nei risultati delle ricerche .

Il nuovo remix dell’algoritmo di ranking si è reso necessario a causa del proliferare di link malevoli, vero e proprio SEO-spam di tipo “blackhat” che abusando di notizie in sovraesposizione (come nel caso del worm-bot Conficker , ad esempio) promuove tra i primi risultati pagine web fittizie, rogue software, phishing e siti-vettori di codice malevolo variamente assortito (generalmente trojan o trojan-downloader).

L’update al codice di Google, rivela una fonte interna dalla identità non meglio specificata, servirà appunto a combattere questo genere di pratiche da cyber-criminali , preservando nel contempo la proverbiale efficienza del motore di ricerca nel fornire risultati (più o meno) adeguati alle necessità dell’utenza.

Parlando poi di tecniche SEO legittime, Google Italia ha da poco messo a disposizione di webmaster e proprietari di siti web una guida introduttiva all’ottimizzazione delle pagine per i motori di ricerca, in cui vengono descritti una dozzina di argomenti (titoli, meta-dati nel codice web, formattazione delle URL e via di questo passo) adatti al piccolo blog personale così come al portale da decine di migliaia di hit al giorno.

Il ranking rinnovato introdurrà modifiche immediatamente verificabili nella Internet di tutti i giorni, ma oltre a questo Google pensa anche alla rete di domani , o a come potrebbe essere la rete in un tempo più breve di quanto attualmente prevedibile, entrando nel regno del web in tre dimensioni con il plugin open source O3D .

Sfruttando le capacità computazionali delle moderne GPU, O3D permette agli sviluppatori di “creare applicazioni ricche e in 3D nel browser” mirando in pratica agli stessi risultati perseguiti da Mozilla ma seguendo un approccio diverso al problema. Piuttosto che voler generare una nuova occasione di contesa come quella scatenata dalla nuova guerra dei browser , però, in questo caso è la stessa Mountain View a mettere le mani avanti parlando di promozione del confronto e collaborazione diretta per la codifica di uno standard comune.

Alla fine dei giochi il plugin per il “vero” web tridimensionale, archiviati il fallimento storico di VRML e la meteora Lively , sarà soltanto uno ma nel frattempo Google vuole comunque proporre la sua visione delle cose e “donare” codice funzionante alla community, consapevole, come già successo con il progetto Native Client per l’esecuzione di codice x86 nativo direttamente nel browser, di avere qualcosa di interessante da dire sull’argomento.

Un altro piccolo ma significativo progetto di codice per far convergere tecnologie offline e online, dedicato questa volta alle statistiche sul traffico web somministrate dai server di Mountain View, è la Google Analitycs API , interfaccia di programmazione a disposizione di quegli sviluppatori che vogliono offrire soluzioni di analisi sulle visite basate su client da eseguire in locale.

Analitycs API è basata su Google Data API, un protocollo già impiegato per Google Calendar, Google Finance e Webmaster Tools, ragion per cui chi è già abituato a lavorare con questi servizi si troverà di fronte a una tecnologia già familiare. La nuova interfaccia per le statistiche offline è già stata impiegata per sviluppare Polaris , appliace creata da Desktop Reporting sulla base delle librerie AIR di Adobe.

Spostando ancora una volta l’attenzione dal desktop ai server remoti, in questo periodo Google riserva novità anche per la funzionalità Profiles , svelata oltre un anno fa e rimasta silente sino a ora allorché al Googleplex si sono decisi a impiegarla per visualizzare, alla fine di ogni pagina dei risultati di ricerca, le informazioni essenziali su una qualsiasi persona che abbia attivo un suo Profilo personale .

Con l’impiego proficuo dei profili centralizzai, Google entra in competizione con servizi quali LinkedIn , e volendo anche con i nuovi domini.tel voluti dal vulcanico consiglio di amministrazione di ICANN. Tra i vantaggi della nuova funzionalità c’è la possibilità, ad esempio per chi avesse la sfortuna di condividere il nome con una celebrità, di sgombrare il campo da omonimie e inesattezze riportate altrove.

Che sia un caso o meno, infine, Profiles acquista una nuova centralità per Google proprio quando Microsoft presenta EntityCube , il motore di ricerca relazionale che vorrebbe appunto migliorare l’accesso alle informazioni essenziale su persone, aziende e altre “entità” del mondo reale laddove i motori di ricerca tradizionali attualmente falliscono.

Alfonso Maruccia

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Pubblicato il
23 apr 2009
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