Google e Microsoft, unite in camice

Flirt tra le due rivali. I dati dei pazienti godranno di buona salute

Roma – Sarà l’Independence Day per i diritti elettronici dei pazienti statunitensi. Dovrebbe, infatti, essere firmata il 4 luglio la Declaration of Health Data Rights , insieme di principi base che regolano l’accesso e il conseguente possesso di dati più che sensibili come quelli sulla salute umana .

La Dichiarazione è stata il frutto ormai maturo di un modo di gestire i dati clinici diventato sempre più informatizzato. Ecco perché Google e Microsoft ci hanno riflettuto bene, siglando un patto a tutela dei pazienti online . Pazienti come quelli della Cleveland Clinic in Ohio che hanno visto riversare le proprie cartelle cliniche nell’archivio di Google Health. “Speriamo che la Dichiarazione aiuti ad accrescere una pubblica consapevolezza oltre che guidare il dibattito pubblico verso accesso e controllo più ampi riguardo i dati sulla salute dei cittadini”: a parlare è Roni Zeiger, product manager della stessa Google Health.

Non più concorrenza, allora, per Microsoft Health Vault, almeno riguardo alla privacy in ambito sanitario. Su HealthBlog, il senior director Bill Crounse invita ad “unirsi alla rivoluzione”, sottolineando che nessuna legge dovrà mai abrogare tali diritti. Diritti che consistono, innanzitutto, nel pieno possesso da parte del paziente dei suoi dati clinici. Poi, come si legge sul sito ufficiale , dovrà continuare ad essere garantita la possibiltà di conoscere la fonte di ognuno di questi dati, di tenerne una copia e di condividerli con altri.

Blogger provenienti dal mondo medico, tecnologico e legale sciorinano entusiasmo . Al momento, la Dichiarazione ha raggiunto circa 300 firme di personalità importanti come quella di Deven McGraw del Center for Democracy & Technology. “Dal momento in cui un numero maggiore di medici ed ospedali adotta sistemi di archiviazione elettronica dei dati – spiega McGraw – pazienti e dottori devono avere una comprensione più chiara dei loro diritti”.
Basterà attendere i fuochi del 4 luglio. (M.V)

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  • Por scrive:
    Andiamoci piano
    Bhe, io non vado certo a scrivere su Facebook che il mio capo è una XXXXXXXXXXXXXX, perché so che in un modo o nell'altro potesse venirne a conoscenza. Allo stesso modo un giornalista in un contesto semi-ufficiale non può abbandonarsi a commenti da bar. Siccome su facebook è facile avere contatti con amici intimi e con conoscenti più "formali", penso sia prima di tutto mio interesse essere moderato su alcuni argomenti.Certo è davvero irritante che l'azienda mi dica come devo comportarmi nella vita privata.
  • Star scrive:
    Troppe se##e mentali...
    Sono sempre più convinto che a questo mondo c'è troppa gente che si fa troppe se##e mentali...Ma lasciare che le reti libere ed i social network si regolamentino da soli senza voler sempre e ad ogni costo voler dettare delle assurde regole ?
    • ... scrive:
      Re: Troppe se##e mentali...
      Premetto che mi sembra esagerato per la categoria dei giornalisti, ma qui non si stanno dettando regole per i social network, ma regole per chi lavora in certe società e ricopre delle cariche delicate e in vista. Questo secondo me è giusto, in quanto se succedesse uno scandalo per la vita privata di una di queste persone, ne risentirebbe anche la società.
    • Wolf01 scrive:
      Re: Troppe se##e mentali...
      no, troppe persone che si fanno i XXXXX degli altri
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