Google ha dichiarato bancarotta in Russia

Google ha dichiarato bancarotta in Russia

Il blocco del conto bancario ha portato la sussidiaria di Google in Russia a una decisione drastica, ma inevitabile: dichiarare bancarotta.
Il blocco del conto bancario ha portato la sussidiaria di Google in Russia a una decisione drastica, ma inevitabile: dichiarare bancarotta.

L’ennesima vittima della cyberwar che va avanti ormai da quasi tre mesi è la divisione di Google attiva in Russia. La sussidiaria ha dichiarato bancarotta. A rendere impossibile il prosieguo dell’attività nel paese è stato il blocco del conto bancario imposto da Mosca.

La Russia blocca il conto di Google: è bancarotta

Le tensioni tra il Cremlino e la parent company Alphabet si registrano in realtà da ben prima che scoppiasse la guerra in Ucraina. A lungo, la realtà californiana è stata presa di mira dalle autorità locali, per essersi rifiutata di eliminare dalle piattaforme gestite alcuni contenuti ritenuti illegali secondo la visione russa. Un primo procedimento si è concluso nel mese di dicembre con una sanzione da 7,2 miliardi di rubli, pari a oltre 100 milioni di dollari.

Più di recente, sono state sollevate critiche anche per l’esclusione da YouTube di alcuni canali ritenuti vicini alla propaganda di Mosca. Riportiamo di seguito in forma tradotta la dichiarazione attribuita oggi a un portavoce della società e raccolta da Reuters.

Il sequestro del conto bancario di Google Russia da parte delle autorità russe ha reso insostenibile il prosieguo dell’attività del nostro ufficio oltre che l’assunzione e il pagamento dei dipendenti nel paese, le transazioni verso i fornitori e l’adempimento di altri obblighi finanziari.

L’esito è inevitabile: bancarotta.

Google Russia ha pubblicato un avviso a proposito della propria intenzione di dichiarare bancarotta.

Ciò nonostante, alcuni servizi gratuiti come YouTube, Gmail, Maps e il motore di ricerca continueranno a risultare accessibili e fruibili da parte degli utenti russi. Lo stesso varrà per il Play Store e più in generale per l’ecosistema Android.

Proprio nei giorni scorsi, fonti vicine al Cremlino avevano confermato la volontà di non bloccare in alcun modo l’attività di YouTube nel territorio, nonostante le sanzioni e le cause legali in corso. Ricordiamo che il paese dispone di una propria alternativa locale per il video sharing, RuTube, lanciata nell’ormai lontano 2006.

Fonte: Reuters
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Pubblicato il 18 mag 2022
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