Google traduce i brevetti europei

Non traduzioni ufficiali, ma ausiliarie. Un passo avanti sulla strada dell'utilizzo di altri strumenti per automatizzare le procedure

Roma – Google ha firmato un accordo con l’Ufficio brevettuale europeo ( EPO ): in base ad esso avrà accesso a più di 1,5 milioni di documenti brevettuali e in cambio metterà a disposizione la sua tecnologia di traduzione automatica .

Una delle voci principali dei costi che gli inventori devono sostenere nel momento in cui scelgono di rivolgersi all’EPO riguarda le spese di traduzioni, anche perché sono 38 i paesi che riunisce l’organizzazione europea ed è obbligatoria la versione del brevetto almeno nelle lingue ufficiali inglese, francese e tedesco: per questo già da tempo si sta pensando di sviluppare un traduttore automatico “di alta qualità” per fornire versioni affidabili delle rivendicazioni anche nelle lingue non ufficiali dell’Ufficio.

La proposta era arrivata dalla Commissione Europea e proprio in quest’ottica deve essere letto l’ accordo con Google: appoggiarsi al servizio offerto da Mountain View, non ufficializzando da subito l’eventuale utilizzo in situazioni burocratiche delle traduzioni automatiche, permetterà di mettere alla prova questo tipo di servizio (e onere) dell’Ufficio brevettuale , “facilitando il processo decisionale degli stati europei che vogliono semplificare l’introduzione di un brevetto europeo unico”.

Inoltre si può supporre che, con l’accesso ottenuto (così come lo aveva già ottenuto dall’Ufficio brevettuale statunitense) a questa grande quantità di documenti e con l’esperienza che farà nella traduzione, Mountain View possa sperimentare il suo algoritmo proprio nell’ottica di una traduzione più specifica e perfezionata in questo ambito di utilizzo.

Claudio Tamburrino

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  • anonimo scrive:
    Perche'...
    ...invece di preoccuparsi dei social network non cominciano a imporre regole piu' strette (o, meglio, anche solo "regole") per il trattamento dei dati a tutti quei soggetti che raccolgono i dati con ogni mezzo e fanno i loro comodi a prescindere dalla volonta' degli utenti? Siti di e-commerce, newsletter, call center, telco, banche etc.Quelli sarebbero da regolare e anche molto urgentemente, altro che i social network.
    • pippO scrive:
      Re: Perche'...
      - Scritto da: anonimo
      ...invece di preoccuparsi dei social network non
      cominciano a imporre regole piu' strette (o,
      meglio, anche solo "regole") per il trattamento
      dei dati a tutti quei soggetti che raccolgono i
      dati con ogni mezzo e fanno i loro comodi a
      prescindere dalla volonta' degli utenti? Siti di
      e-commerce, newsletter, call center, telco,
      banche
      etc.
      Quelli sarebbero da regolare e anche molto
      urgentemente, altro che i social
      network.Forse perchè nessuno va a telefonare ad arcore per vendere vino, a tutte le ore, quindi il problema non esiste :D
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