Google, un algoritmo ecologico

Adattando il sistema di PageRank, si possono catalogare le razze in via di estinzione in ordine di importanza per la catena alimentare. Una scoperta che parla italiano

Roma – Secondo una ricerca pubblicata dalla Public Library of Science ( PLoS ), l’algoritmo di Google potrebbe essere utilizzato per studiare la catena alimentare , individuarne le criticità e difendere così le specie la cui estinzione rischia di compromettere maggiormente l’intero ecosistema.

screenshot Ogni specie è legata alle altre in una complessa rete di relazioni: il delicato equilibrio del ciclo della vita può essere minacciato anche se un solo anello viene a mancare. Portando con sé tutte le specie ad esso collegate. Dal momento che il numero di combinazioni con cui le singole specie sono legate tra loro è praticamente infinito, un metodo tradizionale di analisi sarebbe incapace di individuare le specie la cui importanza è più strategica per il sistema. Decisivo sarebbe quindi studiare tutte le possibili conseguenze, dal momento che l’estinzione di un essere vivente potrebbe portare per effetto domino la fine di molte altre.

Adottando solo alcune modifiche all’algoritmo, secondo lo studio sembra possibile applicare al problema il sistema di PageRank di Google .

Una specie che si estingue corrisponde a un errore 404 : gli scienziati hanno teorizzato che il sistema di catalogazione delle pagine possa essere un modo semplice per studiare le estinzioni pericolose per l’intero ecosistema. “Se riusciamo a individuare – spiegano i ricercatori – rimuovendo quale specie innesca una distruzione più veloce dell’ecosistema, abbiamo trovato un modo per ordinare le specie per importanza”.

I ricercatori Stefano Allesina e Mercedes Pascual raccontano che la prima cosa da fare è stato ribaltare la definizione dell’algoritmo: mentre una pagina è importante se pagine importanti sono ad essa collegate, nell’approccio ecologico una specie è importante se è collegata a specie importanti. Naturalmente più sei cibo, più sei risorsa strategica.

Inoltre gli scienziati hanno dovuto inserire un elemento che rappresentasse nell’ecosistema della natura la ciclicità necessaria all’applicazione dell’algoritmo. È costituito, nella catena alimentare, dall’humus: i residui organici degli animali morti che rientrano nel ciclo venendo riassorbiti come sostanze nutritive dalle piante, a loro volta alimento di animali.

Applicando l’algoritmo così ottenuto agli studi sulle catene alimentari già effettuati con metodi più complessi, i ricercatori hanno verificato che portasse al medesimo risultato.

Claudio Tamburrino

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  • Marconi Claudio scrive:
    l'importante è partecipare non viceRE
    Salute a voi,un grazie a Mantellini e Calamai che aiutano questo tardo esemplare della serie(vittime "disegnate") a capire come vanno le cose del WEB.la mia partecipazione alla discussione ha il solo scopo di non rompere i piatti in cui tutti i giorni attingiamo alimento culturale benefico,per asserire che le vie del signore sono affinate!molteplici quindi plurali,dove sarebbe lo scandalo!se si parlasse solo di cultura e non di "danè"(dollari/EURO)?ma non capisco che timore debba avere l'editore nel vero senso della parola,ad uno strumento propositivo come può essere uno BIG gol( me lo si passi per la pubblicità occulta!).qualcuno molto ma molto più studiato" di me ha asserito che internet non potrà mai sostituire il piacere e la sensazione nel'contemplare un libro io aggiungo topolino per i meno dotati come sono io sacrosante parole! Vuoi mettere leggerti IL LUPO DELLA STEPPA DI H.Hesse seduto sulla tavola del cabinet o davanti la cima del Tagliaferro seduto sulla roccia della cima del tiglio?!E allora la morale è sostanzialmente questa se io posso rubando forse? ascoltare un brano di Fresu che sarebbe impossibile ascoltare nel mio paesino sperso tra le risaie e poi mi vado a comperare due CD ordinandoli tramite internet chi ha perso e chi ha VINTO!? Ciau Pais
  • ninjaverde scrive:
    Chiacchiere
    Tante chiacchiere ma poca sostanza.Innanzi tutto ci si preoccupa di Google, ma solo per un motivo: perchè gli Editori, in particolare quelli italiani NON voglio rinnovarsi.Perchè non fanno (loro) un sito di e-commerce per testi digitalizzati?O forse subiscono la paura che le loro macchine stampanti su carta non vengano più utilizzate? Ciò non è vero poichè il volume di carta verrà comunque sempre ricercato, e se un pò di cambiamento avverrà sarà comunque molto graduale.In secondo luogo viaggia la preoccupazione sul diritto d'autore. Ma mi pare che le leggi già ci sono, possono venir riformate ma ci saranno anche in futuro.Perchè mai (ad esempio) noi, io prima persona ed il mio socio non siamo ancora riusciti a vendere un prodotto per la digitalizzazione di libri antichi, quindi non soggetti a coprygth?Semplice, dopo la pubbicità su "La Stampa" di Torino alcuni contatti con editori ci hanno chiaramente detto che non voglio innovazioni, anche se non onerose, perchè avrebbero altri problemi a cui pensare...a meno che non siano costretti dagli avvenimenti contingenti.Inoltre uno storico moderno ha anche minacciato querele poichè i testi antichi smentirebbero sue tesi storiche (ma questo è solo un piccolo problema naturalmente).Un esempio del programma con testo antico (lettera riguardante avvenimento storico) del 1730 si trova scaricabile in formato ISO su http://taurinorum.com (testo manoscritto in italiano e traslato in stampatello su pagina affiancata).
  • Vittorio Belloni scrive:
    cultura libera
    Gentile Mantellini, sono completamente d'accordo con quanto scrive. Ad oggi Google appare come il migliore strumento per acquisire documenti diversi su ogni argomento e questo ci rende tutti meno dipendenti dai "detentori della cultura e dell'informazione".Logico che costoro temano Google e tutti i modi liberi di comunicare che ci arrivano dai paesi piu' moderni.
  • Stefano Billl scrive:
    Notizia passata inosservata
    Noto purtroppo che qui non si parla dei 67 disgraziati indagati per diffamazione via Facebook a causa dell'omonimia.Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha parlato
    • panda rossa scrive:
      Re: Notizia passata inosservata
      - Scritto da: Stefano Billl
      Noto purtroppo che qui non si parla dei 67
      disgraziati indagati per diffamazione via
      Facebook a causa
      dell'omonimia.
      Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha parlatoLink?
      • krane scrive:
        Re: Notizia passata inosservata
        - Scritto da: panda rossa
        - Scritto da: Stefano Billl

        Noto purtroppo che qui non si parla dei 67

        disgraziati indagati per diffamazione via

        Facebook a causa

        dell'omonimia.

        Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha parlato
        Link?http://news.google.it/news?hl=it&safe=off&q=67+indagati+per+diffamazione+via+Facebook&um=1&ie=UTF-8&ei=MDimSt3KJeXPjAft5Ii0Dg&sa=X&oi=news_group&ct=title&resnum=1
        • panda rossa scrive:
          Re: Notizia passata inosservata
          - Scritto da: krane
          - Scritto da: panda rossa

          - Scritto da: Stefano Billl


          Noto purtroppo che qui non si parla dei 67


          disgraziati indagati per diffamazione via


          Facebook a causa


          dell'omonimia.


          Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha
          parlato


          Link?

          http://news.google.it/news?hl=it&safe=off&q=67+indCapirai che notizia!Verranno tutti archiviati... tranne forse uno.
          • krane scrive:
            Re: Notizia passata inosservata
            - Scritto da: panda rossa
            - Scritto da: krane

            - Scritto da: panda rossa


            - Scritto da: Stefano Billl



            Noto purtroppo che qui non si parla dei 67



            disgraziati indagati per diffamazione via



            Facebook a causa



            dell'omonimia.



            Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha



            parlato


            Link?
            http://news.google.it/news?hl=it&safe=off&q=67+ind
            Capirai che notizia!
            Verranno tutti archiviati... tranne forse uno.Non dirlo a me, ti ho solo trovato il link :D
          • panda rossa scrive:
            Re: Notizia passata inosservata
            - Scritto da: krane
            - Scritto da: panda rossa

            - Scritto da: krane


            - Scritto da: panda rossa



            - Scritto da: Stefano Billl




            Noto purtroppo che qui non si parla dei 67




            disgraziati indagati per diffamazione via




            Facebook a causa




            dell'omonimia.




            Persino uno pseudo-tg come il tg2 ne ha




            parlato




            Link?



            http://news.google.it/news?hl=it&safe=off&q=67+ind


            Capirai che notizia!

            Verranno tutti archiviati... tranne forse uno.

            Non dirlo a me, ti ho solo trovato il link :DDicevo a quello che ha postato questa roba come se fosse chissa' quale tragedia.Ci sono le procure piene di casi di omonimia, non e' mica Facebook il primo posto dove si verificano.
          • Bibbo scrive:
            Re: Notizia passata inosservata
            Non è il Marco Girardi che cercavi? Prova ancora e sarai più fortunato. Io ne conosco uno, ma per davvero, solo che ha nove anni.
  • uno che passava di qui scrive:
    era ora
    semplicemente, era ora che qualcuno si assumesse l'onere di questo lavoro: che lo stia facendo Google - che ha indiscutibilmente i mezzi e il "know how" per farlo - tanto meglio; fosse fatto da chi in teoria avrebbe dovuto farlo, s'andrebbe avanti come i gamberi a carte bollate, balzelli e intoppi di ogni sorta.Grazie, Mr.G!!
  • CCC scrive:
    A. - Chi tramanda la cultura?
    Chi tramanda la cultura? Gli stessi che la hanno tramandata per millenni... senza lo "aiuto" di alcun Google...Semmai è proprio digitalizzando la conoscenza, sottoponendola alla (millantata) "proprietà intellettuale", a DRM ecc., e magari concentrando il tutto sotto un unico monopolista, che si impedirà di continuare a tramandare la conoscenza...
  • Nedanfor scrive:
    Ottima analisi
    anche se un po' "incompleta". Effettivamente è vero, purtroppo in Italia ci occupiamo più dell'intonaco della parete che del cemento che la compone. Ma è altrettanto vero che Google sta acquistando un potere immenso, che cresce sempre di più... Insomma, il servizio che si propone di fare ben venga, ma che non gli sia conXXXXX in esclusiva. La soluzione per me è mantenere ambedue, in modo che nulla vada perso. Se un libro non viene più stampato c'è il rischio che vada perso, se è in forma digitale potrà continuare ad esistere anche se nessuno lo richiede.La preoccupazione vera è la possibilità di censura che si avrebbe con la digitalizzazione, nel qual caso soppiantasse i libri cartacei... L'intero patrimonio culturale dell'umanità sarebbe in mano a delle aziende, che potrebbero modificarlo/riadattarlo/cancellarne parti/censurarlo. Ma da qui a lì la strada è lunga... Dobbiamo solo andarci cauti.
    • MegaJock scrive:
      Re: Ottima analisi
      - Scritto da: Nedanfor
      purtroppo in Italia ci occupiamo più
      dell'intonaco della parete che del cemento che la
      compone.QUALE cemento? E' tutto intonaco e basta!
    • harvey scrive:
      Re: Ottima analisi
      - Scritto da: Nedanfor
      L'intero patrimonio culturale dell'umanità
      sarebbe in mano a delle aziende, che potrebbero
      modificarlo/riadattarlo/cancellarne
      parti/censurarlo. Ma da qui a lì la strada è
      lunga... Dobbiamo solo andarci
      cauti.Per la censura ora e' il top, se non è conveniente stamparlo, non lo avrai mai quel libro. E spessissimo è cosi'Con la digitalizzazione invece non c'e' il problema, tutti i libri che hanno qualche anno, potrebbero essere subito disponibili.Senza dubbio un grandissimo passo avantiChe poi dovrebbero essere gli stati a farlo è un altro problema, ma in mancanza.... ben venga google.Al limite gli stati potrebbero imporre a google che tutte i libri che non vuol più gestire vengano passati alla biblioteche, ma onestamente il costo è irrisorio, quindi vedo solo benefici
    • blax scrive:
      Re: Ottima analisi
      per ovviare alla questione, molto semplicemente chi firma il contratto con google deve imporre che sia restituita una copia digitale su server di proprietà dello stato (in modo da poter confrontare i contenuti periodicamente -lavoro che su carta sarebbe impossibile fare- pena rottura del contratto e quindi pagamento di sanzioni) magari rilasciando i contenuti in copyleft ristrettoa chi si preoccupa dei diritti di copyright (poverini...bah) dico solo che in italia esiste una quantità di manoscritti impressionante, partendo a digitalizzare quelli ci vorranno anni in ogni caso, cosa che darà un buon lasco per stringere patti con chi di dovere....
  • Mauler scrive:
    Street View
    A proposito di google, oggi é passata la loro auto dalle nostre parti. Quella che fa le foto per Street View.L'abbiamo bloccata e costretto i due occupanti a uscire.Poi abbiamo ucciso il conducente a sassate e crocefisso l'altro al platano in mezzo alla piazza. Ha urlato per almeno due ore prima di crepare.Infine abbiamo messo i cadaveri nell'auto e l'abbiamo bruciata.Consiglio a tutti di fare altrettanto.
  • sing a pour scrive:
    brevetto US D599,372S
    Scusi Mantellini ma de che sta a parlà ?Google ha brevettato l'home page e lei si preccupa della conoscenza ?L'esempio del medioevo 2.0 è proprio Google
    • firefox88 scrive:
      Re: brevetto US D599,372S
      Bravo.
    • harvey scrive:
      Re: brevetto US D599,372S
      Bisognerà vedere quando reclameranno i propri tributiIl brevetto in questo caso mi pare solo per contrastare che cerca di confondere gli utondi facendo pagine simili. Perché onestamente con un brevetto del genere non so che soldi ci possono tirare fuori....Poi google non e' formata da una persona che lo fa per secondo lavoro, devono pur camparci tutti i dipendenti. Il bello di google è che per ora da molto gratis e il resto a prezzi ragionevoli. Cosa che prima mancava
      • angros scrive:
        Re: brevetto US D599,372S
        Infatti, realizzare una pagina con le stesse funzionalità senza copiare la loro non è difficile: il pulsante "mi sento fortunato" non è indispensabile, il pulsante "cerca" può stare tranquillamente a destra, le opzioni "Web/Immagini/News..." possono stare tanto sopra quanto sotto, ed ecco un look diverso.A quanto ne so, quando la DR aveva tirato fuori il GEM, la Apple li aveva accusati di aver copiato dal Mac, ma ha ritirato la denuncia quando la DR ha fatto qualche cambiamento (ad esempio, aveva spostato le icone dei vari drive, che prima erano sul desktop, in una finestra a sè stante). Probabilmente la Apple temeva non la concorrenza diretta, ma che i potenziali clienti comprassero un PC con GEM credendo di comprare un Macintosh.
    • sciacallo01 0 scrive:
      Re: brevetto US D599,372S
      - Scritto da: sing a pour
      Scusi Mantellini ma de che sta a parlà ?
      Google ha brevettato l'home page e lei si
      preccupa della conoscenza
      ?
      L'esempio del medioevo 2.0 è proprio GoogleMa che cagata vai a dire?Lo sai quante finte pagine di google esistono che ti riempiono il computer di malware?Cos' google oltre che evitare che altri gli copino evitano anche questi danni a utonti
      • sing a pour scrive:
        Re: brevetto US D599,372S
        allora dai ragione anche ai discografici e major cinematografiche che giustamente difendono i loro interessi
        • MegaJock scrive:
          Re: brevetto US D599,372S
          - Scritto da: sing a pour
          allora dai ragione anche ai discografici e major
          cinematografiche che giustamente difendono i loro
          interessiTutti hanno il diritto a difendere i propri interessi se necessario ricorrendo all'uso di violenza estrema.
        • blax scrive:
          Re: brevetto US D599,372S
          no, il concetto è diverso, signor sveglino!l'homepage di google posso vederla anche 10000 volte in una giornata, e non devo pagare google per fruire del contenuto (homepage)cosa diversa invece major, SIAE e furbetti del generis non mi permettono di fare una XXXXX, vogliono soldi per compare il supporto e soldi per riprodurre il contenuto in luogo pubblico ecc ecc eccbigG è un'azienda ed è giusto che difenda le sue fonti di guadagno, cosa sbagliata è creare un sistema di leggi confezionate ad hoc a suon di mazzette per guadagnare di più di quel che gia si guadagna
    • anon scrive:
      Re: brevetto US D599,372S
      Mi sembra che tu sia fuori strada, l'unico motivo per cui google ha brevettato la propria home page è scongiurare il rischio che lo faccia qualcun'altro, per citarli successivamente per violazione del brevetto. Mai sentito parlare di patent troll?
      • Josafat scrive:
        Re: brevetto US D599,372S
        Umh... capisco la paura dei patent troll, ma questo presuppone già dar fiducia incondizionata a Google che le sue azioni siano a fin di bene. Se la stessa cosa la facesse un'altra azienda, sarebbe messa (giustamente) sulla graticola. Per chi dice che il brevetto serve a proteggere gli utenti da finte pagine di google... beh, per queste cose non è necessario un brevetto (che in questo caso in effetti ha senso quanto brevettare la coda per andare al bagno), ma sarebbe più normale registrarlo come Marchio.
  • Matteo scrive:
    Due risposte
    Sub specie aeternitatis , o più limitatamente, nella prospettiva di qualche decennio o secolo, saranno i media "analogici" a tramandare la cultura. Sono meno deperibili e il contenuto è più vicino al fruitore (=necessita di minori strumenti/passaggi di codifica/linguaggi di interpretazione per essere fruito).In una prospettiva ancora più ristretta (diciamo qualche anno/decennio) i veri "amanuensi" della cultura saranno i pirati . Sono i soli che, costituzionalmente :- sono interessati alla maggior diffusione (universale, non condizionata al pagamento di prezzi e balzelli) possibile dei contenuti;- adottano nel tempo i mezzi più universali (più diffusi e più aperti ) per la fruizione dei contenuti;- non sono legati a paesi e lobbies ma esprimono, in modo inconsapevole ai singoli soggetti ma "emergente" in senso sistemico, i bisogni e gli orientamenti di larghi gruppi di persone.Ovviamente si prescinde qui da qualunque considerazione riguardante la liceità morale e la possibilità legale della pirateria in genere.E' una semplice analisi dell'esistente.Baci;Matteo
    • Franco scrive:
      Re: Due risposte
      - Scritto da: Matteo
      Sub specie aeternitatis , o più
      limitatamente, nella prospettiva di qualche
      decennio o secolo, saranno i media "analogici" a
      tramandare la cultura. Sono meno deperibili e il
      contenuto è più vicino al fruitore
      (=necessita di minori strumenti/passaggi di
      codifica/linguaggi di interpretazione per essere
      fruito).Ciao,ma anche no. Visto che è molto più semplice per esempio convertire un file .mp3 o .pdf in un altro formato che passare da un libro ad un pdf.Il passaggio da un formato all'altro, tenendo a mente che l'informazione digitale è formata da bit, è molto più semplice rispetto al passaggio da formati analogici.Ma tu parlavi casomai di SUPPORTI , e allora l'opera di google di digitalizzazione, salvata e "backuppata" su dischi, sarà ancora più degna di nota e lodevole perchè renderà la cultura immortale a differenza di un libro che può essere danneggiato,bruciato o rovinato.Riguardo al monopolio che avrà...beh, le associazioni o gli enti statali che si lamentano dovevano essere loro ad eseguire questa digitalizzazione.Peccato che nessuno avesse ne i soldi/ne la voglia di farlo.
      In una prospettiva ancora più ristretta (diciamo
      qualche anno/decennio) i veri "amanuensi" della
      cultura saranno i pirati . Sono i soli che,
      costituzionalmente :
      - sono interessati alla maggior diffusione
      (universale, non condizionata al pagamento di
      prezzi e balzelli) possibile dei
      contenuti;
      - adottano nel tempo i mezzi più universali (più
      diffusi e più aperti ) per la fruizione dei
      contenuti;
      - non sono legati a paesi e lobbies ma esprimono,
      in modo inconsapevole ai singoli soggetti ma
      "emergente" in senso sistemico, i bisogni e gli
      orientamenti di larghi gruppi di
      persone.

      Ovviamente si prescinde qui da qualunque
      considerazione riguardante la liceità morale e la
      possibilità legale della pirateria in
      genere.
      E' una semplice analisi dell'esistente.

      Baci;
      MatteoI "pirati" sicuramente contribuiscono alla diffusione della cultura ma spesso di quale cultura si parla?Non ho mai visto "torrent" di opere di Platone o Aristotele ;)Bye
      • Matteo scrive:
        Re: Due risposte
        - Scritto da: Franco
        - Scritto da: Matteo

        Sub specie aeternitatis , o più

        limitatamente, nella prospettiva di qualche

        decennio o secolo, saranno i media "analogici" a

        tramandare la cultura. Sono meno deperibili e il

        contenuto è più vicino al fruitore

        (=necessita di minori strumenti/passaggi di

        codifica/linguaggi di interpretazione per essere

        fruito).
        Ciao,
        ma anche no. Visto che è molto più semplice per
        esempio convertire un file .mp3 o .pdf in un
        altro formato che passare da un libro ad un
        pdf.
        Il passaggio da un formato all'altro, tenendo a
        mente che l'informazione digitale è formata da
        bit, è molto più semplice rispetto al passaggio
        da formati
        analogici.Parlo di supporti, di linguaggi e di mezzi che fanno da tramite fra il contenuto e la sua fruizione.Un mp3 richiede:- un supporto sofisticato per l'immagazzinamento dei bit;- un mezzo sofisticato (HW) per la lettura del supporto;- un mezzo sofisticato (SW) per l'intepretazione dei bit e la loro prima traduzione;- un mezzo sofisticato (HW e SW) per produrre un output che sia leggibile dall'uomo.Pensiamo tutti di vivere in un eterno presente, mentre le cose passano e già oggi, se vuoi accedere ad un contenuto digitale di un decennio fa (un documento in un floppy da 5¼ pollici, un video-disc) forse ti mancano software e hardware adatti, anche se prodotto allora con "standard aperti".Ti assicuro che nella prospettiva dei secoli (con tutte le incognite che i secoli inevitabilmente portano in dote) una Bibbia di Gutemberg o la stele di Rosetta saranno molto più longevi di qualunque digitalizzazione, fatta da Google o meno.Matteo
        • pippuz scrive:
          Re: Due risposte

          Ti assicuro che nella prospettiva dei secoli (con
          tutte le incognite che i secoli inevitabilmente
          portano in dote) una Bibbia di Gutemberg o la
          stele di Rosetta saranno molto più longevi di
          qualunque digitalizzazione, fatta da Google o
          meno.concordo nella maniera più assoluta. La bibbia di Gutemberg riesco ancora a leggerla, la versione elettronica della mia tesi non più.
          • Franco scrive:
            Re: Due risposte
            - Scritto da: pippuz

            Ti assicuro che nella prospettiva dei secoli
            (con

            tutte le incognite che i secoli inevitabilmente

            portano in dote) una Bibbia di Gutemberg o la

            stele di Rosetta saranno molto più longevi di

            qualunque digitalizzazione, fatta da Google o

            meno.

            concordo nella maniera più assoluta. La bibbia di
            Gutemberg riesco ancora a leggerla, la versione
            elettronica della mia tesi non
            più.Già peccato che gli esempi storici insegnano.Se fosse come sostenete attualmente avremmo tutto il patrimonio romano,greco nei testi originali, inoltre non avremmo perso migliaia di tomi nei vari incendi nelle biblioteche nella storia.Il fatto che uno si scarichi una versione in pdf di un libro, se la masterizzi su supporto e poi dopo 10 anni non si abbia un lettore per leggerla è assolutamente irrilevante.Qua si sta parlando di Google, del fatto che digitalizzerà quantita enormi di libri, che permetterà di usufruire di testi non più in stampa, e che se tra 10 anni il mio bel libro in pdf non riuscirò più a leggerlo...me ne comprerò un altra versione da google books ;)
      • pippuz scrive:
        Re: Due risposte

        [...] sarà ancora più degna di
        nota e lodevole perchè renderà la cultura
        immortale a differenza di un libro che può essere
        danneggiato,bruciato o rovinato
        Riguardo al monopolio che avrà...beh, le associazioni o gli enti statali che si lamentano
        dovevano essere loro ad eseguire questa digitalizzazione.Peccato che nessuno avesse ne i
        soldi/ne la voglia di farlo.qui si pone per me un interrogativo inquietante, e non poco. È Google che dovrà decidere cosa rendere immortale? stiamo abdicando la nostra memoria storica ad un'azienda che, per quanto innovativa e spesso portatrice di innovazioni positive, rimane sempre legata al profitto, unico irrinunciabile obiettivo di qualsiasi azienda? in particolare mi inquieta il fatto che Google godrà di un monopolio,privando la possibilità ad altri di effettuare un lavoro di digitalizzazione magari altrettanto efficace ma qualitativamente migliore, facendo selezione non in base al ritorno economico ma alla qualità delle opere da mantenere. Quando la società / lo stato abdica le proprie funzioni ad un ente privato, che, come in questo caso, sarà pure leggittimato da un monopolio attestato giuridicamente, è l'inizio della fine. Semplicissimo è il passo verso la privatizzazione della cultura, molto ma molto più difficile è fare il passo inverso, soprattutto nel momento in cui la realtà si sarà consolidata e diventerà la norma. Quello che potrebbe succedere (e verosimilmente alla lunga succederà) è che potrebbero riproporsi situazione oggi diventate la normalità negli USA, come le assicurazioni sanitarie (all'assicurazione statale si sono preferite in nome di un'ideologia, presunti miglioramenti della qualità ed altro, al prezzo però della vita di migliaia di persone, le assicurazioni private; sappiamo come sia la situazione oggi e come sia difficile fare il passo inverso) o come il finanziamento privato da parte delle grosse multinazionali a scuole / centri di ricerca (dove hanno il potere di bloccare ricerche scomode, di decidere chi in quelle scuole vuole insegnare, di cosa deve essere insegnato...). In queste due situazioni lo stato / la società ha abdicato le proprie funzioni in favore di aziende private, che, ovviamente, mirano a fare il proprio interesse e non quello della società. Nella prima situazione sono ormai evidenti le problematiche che sono emerse, nel secondo molte cose stanno arrivando ormai all'attenzione del grande pubblico, segno di una situazione già avanzata.Tornando al quesito iniziale: vogliamo che sia Google a decidere cosa tramandare?La mia risposta: in mancanza di alternative, meglio Google che niente, ma con gli occhi bene aperti e soprattutto non rinunciando mai non solo al diritto di poter fare altrettanto, ma soprattutto alla volontà di volerlo fare.
      • aPenguin scrive:
        Re: Due risposte
        Veramente i torrent di Aristotele ci sono basta cercarli.. ;)
      • alfridus scrive:
        Re: Due risposte
        - Scritto da: All Your Base Are Belong To Usomissis
        L'altruismo è l'estensione dell'egoismo oltre la
        propria persona.omissis...Ciao!Questa mi piace davvero molto.Credo che la memorizzerò, e l'userò.Se mi passi la firma - trovi la mia email nel profilo - la riporterò firmata.
    • angros scrive:
      Re: Due risposte

      Ovviamente si prescinde qui da qualunque
      considerazione riguardante la liceità morale e la
      possibilità legale della pirateria in
      genere.
      E' una semplice analisi dell'esistente.Anche i sostenitori del software libero e delle licenze Creative Commons seguono principi simili, e senza violare alcuna legge, anzi incoraggiando a seguire il loro modello (i pirati, pur rendendo un servizio utile alla circolazione ed alla conservazione di opere che altrimenti sarebbero distrutte, spingono le aziende a realizzare aberrazioni come il DRM).Purtroppo, c' è gente che ancora oggi non ha chiaro il concetto, che vede nella duplicazione un qualcosa di illecito (anche quando è perfettamente legittimo) e che arriva a porre domande come questa:http://risposte.wikia.com/wiki/%C3%88_vero_che_se_installo_linux_posso_piratare_tutto_legalmente
      • Matteo scrive:
        Re: Due risposte
        - Scritto da: angros

        Ovviamente si prescinde qui da qualunque

        considerazione riguardante la liceità morale e
        la

        possibilità legale della pirateria in

        genere.

        E' una semplice analisi dell'esistente.

        Anche i sostenitori del software libero e delle
        licenze Creative Commons seguono principi simili,
        e senza violare alcuna legge, anzi incoraggiando
        a seguire il loro modello Assolutamente d'accordo, ovviamente.Tutti i contenuti del mio blog sono sotto CC.Parlavo dei contenuti che "nascono" sotto l'egida di una qualunque restrizione distributiva (e che, nel mondo reale attuale, sono una parte notevole per qualità e quantità).Ciao;Matteo
    • CSOE scrive:
      Re: Due risposte

      Baci;
      MatteoSi tutto bello, ma BACI???
  • Micho scrive:
    digital=evil
    Big G al momento sta passando quello che mezzo secola fa ha subito anche la televisione. In italia e non solo la parola digital è sinonimo di evil.Io ritengo importante non demonizzare in assoluto ciò che contiene in sé risorse e valori che vanno però colti e letti con occhi critici.Se da una parte gli editori devono rassegnarsi ai grossi guadagni, da un altra parte devono capire che i tempi cambiano e c'è chi può digitalizzare le tue opere gratuitamente con una bella dose di risparmio di tempo e denaro. L'era digitale secondo me ha riportato la popolazione, a leggere e a scrivere sia Che si tratti del semplice post sui social network o che si tratti di un commento alla notizia del giorno del più letto quotidiano. Concludo dicendo se dovessimo rispettare le gerarchie bisognerebbe ritornare a scrivere i libri direttamente sulla pietra o se si parla di evolversi va bene anche un giornale scritto sul papiro
  • deathspell scrive:
    Cultura persa
    Non credo di essere annoverbaile tra gli sprovveduti e, conseguentemente, non credo che Google si muova esclusivamente per il 'bene dell'umanità'.Per tale motivo sono perfettamente cosciente che BigG faccia in primis i suoi interessi.Ma siamo proprio sicuri che gli interessi di BigG siano in contrasto con i miei?Ai tempi dell'università mi trovai nella spiacevole condizione di dover cercare un libro che in Italia non veniva più messo in vendita. Un libro che seppur scritto nel 1973 negli Stati Uniti era talmente attuale che un mio Professore lo aveva inserito (e giustamente) tra i testi necessari per la preparazione dell'esame.Dopo qualche settimana di ricerche riuscì a procurarmene in prestito una copia in lingua originale coeva alla sua pubblicazione.Quel libro l'ho letteralmente divorato e al momento della doverosa resitutizione al legittimo proprietario, seppur me lo fossi integralmente tradotto, ho avuto una fitta al cuore.Un libro di un'attualità sconcertante, con riflessioni di altissimo livello e spunti che ancor oggi mi portano spesso ad andarne a consultare qualche pagina, era sottratto alla conoscibilità per una decisione di mercato.E dove sarebbe l'attentato alla cultura di BigG?
    • rudy scrive:
      Re: Cultura persa
      sono assolutamente daccordo, ma volevo anche aggiungere che ci sonpo aziende in cui il modello di business comprende un'etica di comportamento, che diventa una specie di marchio, che rispettano come patromonio aziendale. quindi ragionare su google che fa una cosa per il profitto e' vero ma fuorviante, google fa una cosa in accordo col suo business, che prevede sostenibilita e prospettiva di profitto, nell'ambito di qualcosa che dia a tutti di tutto il mondo qualcosa di utile (e accidenti se non lo fanno!) che confermi il loro "marchio".penso che dobbiamo sostenere questo tipo di aziende, che oltgretutto sono molto dipendenti dalla loro immagine pubblica e percio sensibili alle critiche degli utenti.
  • Pascquale scrive:
    Non disturbare il manovratore
    Quando ci si rese conto che l'invenzione della radio da parte di Marconi avrebbe rivoluzionato il mondo delle comunicazioni, insorse una azienda inglese che intimo' alla "Marconi" di non trasmettere messaggi via radio attraverso l'Atlantico in quanto possedeva l'esclusiva delle trasmissioni TELEGRAFICHE via cavo sottomarino tra l'America e l'Inghilterra.Tutti sappiamo come e' andata a finire.Gli editori devono rassegnarsi a rinunciare alla carta.... e ai grossi guadagni legati alla diffusione dei libri
  • AldoMantelli scrive:
    Una realtà incontrovertibile (per ora)
    E' come dici nell'articolo - "non percepiscono la cultura come un valore". Di esperienza in questo campo ne macino quotidianamente e alcune volte resto allibito. Ad alcune riunioni verbalizzi appunti che alla fine devi "ritrattare" perchè abnormemente fuori misura, per i quali, una volta letti,non troverebbero nemmeno il consenso di chi li ha esposti. Parliamo di libri, di giornali, di relazioni e di tutto ciò che è scrittura, che pochi amano e che pochi apprezzano come vera e unica possibilità di tramandare vita. Come puoi spiegare a chi non vuol udire?
  • Eretico scrive:
    Bah !
    Tanto rumore per nulla.Google digitalizza libri, è vero, ma per la maggior parte sono in versione "Anteprima limitata". Trovo invece il servizio che sta fornendo Google molto utile. Ti permette di consultare i vari libri in modo da capire se e quale libro vale la pena acquistare. E devo dire che era ora che qualcuno ci pensasse. Se proprio ti interessa un determinato libro, lo compri. Tra le altre cose lo puoi acquistare direttamente dal sito stesso. Qui mi sa che la paura degli editori è che certi libri fuffa, e non ce ne sono pochi, potrebbero rimanere invenduti sugli scaffali. Molti sanno fare libri, ma pochi sanno scrivere.
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