La visione di Google su advertising e privacy

Garantire un'adeguata tutela della sfera privata e non compromettere il business legato alle pubblicità è possibile per il gruppo di Mountain View.
Garantire un'adeguata tutela della sfera privata e non compromettere il business legato alle pubblicità è possibile per il gruppo di Mountain View.

È andato in scena questa mattina l’evento “Economia del Web e tutela della privacy” organizzato da Google per prendere in esame una dinamica complessa come quella che vede interagire le esigenze di chi basa la propria attività sul mondo online sostenendosi tramite l’advertising e la necessità di tutelare la sfera privata dei suoi fruitori.

Advertising e privacy possono coesistere

Un contesto che vede protagonista assoluto il gruppo di Mountain View: nel 2018 ha distribuito oltre 14 miliardi di dollari ai siti che prendono parte al suo network pubblicitario. Uno degli strumenti esaminati nell’incontro è quello dei cookie, impiegato su larga scala per rendere più mirato e personale il messaggio veicolato, favorendo la monetizzazione dell’investimento, ma che va usato in modo pienamente rispettoso della privacy come tra l’altro previsto dalle normative vigenti.

Dal canto suo bigG sta ormai da tempo guardando avanti, proiettandosi verso una nuova frontiera, sperimentando nuovi metodi che sappiano conciliare le esigenze di entrambe le parti in gioco. È il caso della Privacy Sandbox per il browser Chrome annunciata a metà 2019 e di cui abbiamo scritto anche su queste pagine. Ne ha parlato nel suo intervento anche Nicola Roviaro, Head of EMEA Data Privacy Specialists di Google, a capo di un team che supporta gli investitori pubblicitari che lavorano con il gruppo.

Per questo Chrome ha introdotto Privacy Sandbox, un’iniziativa di collaborazione con l’intero settore per raggiungere solidi standard sulla privacy e allo stesso tempo permettere a chi crea contenuti di monetizzarli adeguatamente. Attraverso Privacy Sandbox, vogliamo capire per esempio come usare meglio i dati legati alla navigazione su internet in un’ottica stringente di privacy per gli utenti, in aree come la selezione di un pubblico, la misurazione dei clic e la protezione dalle frodi.

Privacy Sandbox è definita come “un’iniziativa aperta e collaborativa” che coinvolge esperti di standard e computer science oltre ad aziende, associazioni di categoria e autorità. Una delle proposte avanzate si chiama FLoC (Federated Learning of Cohorts) e fa leva sull’impiego di algoritmi di machine learning locali, ovvero al livello del dispositivo, al fine di elaborare profili sottoposti a rigidi processi di anonimizzazione raccolti poi in grandi raggruppamenti d’interesse. Prosegue Roviaro.

Aiutare le aziende a crescere insieme a un Web rispettoso della privacy non è solo una buona pratica imprenditoriale, rappresenta anche un motore per la ripresa economica. Per questo continuiamo a fare in modo che i dati portino il maggiore beneficio possibile alla società, attraverso la condivisione di open data per la ricerca, sia privata che pubblica, e con strumenti e offerte formative per aiutare le persone e le imprese a essere in controllo dei propri dati.

Altre iniziative svelate di recente da Google in merito al progetto riguardano anche la misurazione delle conversioni di una pubblicità, la limitazione del tracciamento tra diversi siti in assenza di marcatori sicuri e la riduzione del cosiddetto fingerprinting per offrire maggiore trasparenza e controllo.

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