Grafene per i display olografici

Un team di esperti internazionale propone una soluzione innovativa per i display tridimensionali, una soluzione che richiede l'uso del solito grafene. Per ora, la dimensione dei display non va oltre il centimetro

Roma – Una collaborazione fra ricercatori australiani e cinesi ha portato allo sviluppo di una tecnologia olografica basata sul grafene , materiale delle meraviglie che aggiunge così l’ennesima promessa alla giù lunga lista di rivoluzioni annunciate (e sin qui poco concretizzate) connesse allo sfruttamento commerciale dei sottili strati di carbonio “monoatomico”.

I nuovi display tridimensionali proposti dai ricercatori non necessitano di accessori aggiuntivi o visori come Microsoft HoloLens per proiettare un’immagine olografica fuori dallo schermo: piuttosto, i ricercatori hanno fatto uso di ossido di grafene trattato attraverso un processo di fotoriduzione.
Il risultato di tale procedimento, che consiste nell’utilizzo di un laser ad alta frequenza per riscaldare l’ossido di grafene, prevede la creazione di “pixel” a base di grafene capaci di piegare la luce e dare vita all’immagine olografica finale. Il display olografico ha un angolo di visione di 52 gradi, è grande 1 centimetro ma non ha limiti di scalabilità verso l’alto.

Ammesso che qualcuno trovi finalmente il modo di realizzare materiali a base di grafene su scala industriale, beninteso, i ricercatori promettono display olografici ultra-resistenti (qualità propria del grafene), processi produttivi facilitati (che non richiedono l’uso di solventi o altri tipi di processi di post-produzione) e maggior eco-compatibilità con la ridotta necessità di fare uso dell’elemento indio.

E sempre in ambito di display ad alto contenuto tecnologico, infine, dalla Pusan National University sudcoreana arriva la notizia della realizzazione di una nuova tecnologia di cristalli liquidi ideale per display-finestra : i cristalli possono far filtrare la luce dall’esterno oppure comportarsi come televisori da parete.

Alfonso Maruccia

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  • Leguleio scrive:
    Una vittoria
    La ACLU ha vinto una causa presso un tribunale Usa, che ha stabilito che le intercettazioni a strascico non sono affatto autorizzate dal testo del patriot Act. http://www.wsj.com/articles/appeals-court-rules-nsa-phone-program-not-authorized-by-patriot-act-1431005482
  • Bartgigio scrive:
    Abbroghiamo, abbroghiamo!
    Quando hanno liberato gli schiavi nel sud degli USA, moltissimi di loro, la maggioranza, non volevano essere liberi: preferivano un disagio conosciuto alla responsabilità per la propria vita.Lo stesso è accaduto nella vecchia Unione Sovietica, quando Gorbaciov innescò la sua dissoluzione.Ci saranno sempre una maggioranza di pecore belanti che non vuole la libertà, perché per loro è simbolo di fatica mentale e rischio.Basta vede il rapporto fra imprenditori/dirigenti e i lavoratori dipendenti.Col Patriot Act, gli USA sono tornati indietro di 50 anni, in reminiscenze dittatoriali di cui hanno sempre avuto simpatia.Il governo farà un po' di concessioni per far vedere che si muove verso le pecore gli elettori, e poi con altre leggi annullerà de facto le concessioni.Le pecore chiedono a gran voce non di vedere la realtà, ma di essere avviate al mattatoio con musica e thè danzanti...
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