Dopo il coronavirus, l'epidemia da hantavirus? No

In Rete c'è già chi lancia l'allarme per un nuovo pericolo pandemia, ma prima di alimentare un clima di tensione è bene informarsi e riflettere.
In Rete c'è già chi lancia l'allarme per un nuovo pericolo pandemia, ma prima di alimentare un clima di tensione è bene informarsi e riflettere.

Se ancora non l’avete incontrato, lo farete presto: il termine hantavirus ha iniziato ieri ad essere rimbalzato sulle bacheche dei social network e sulle pagine dei quotidiani online. Si parla di un agente patogeno ritenuto ancor più pericoloso del nuovo coronavirus che sta mettendo in ginocchio popolazioni ed economie un po’ in tutto il mondo. C’è anche un primo morto confermato in Cina. La fonte originale della notizia è il Global Times.

Lunedì una persona nella provincia di Yunnan è morta mentre tornava a quella dello Shandong per lavoro, su un autobus a noleggio. È stato trovato positivo per hantavirus. I test sono stati condotti anche sulle altre due persone a bordo.

Hantavirus: il fact checking

Siamo dunque di fronte al primo segnale di un’ennesima epidemia-pandemia, proprio quando gran parte del pianeta è impegnata in uno sforzo collettivo per combattere quella di COVID-19? Non avendo competenze mediche per stabilirlo facciamo riferimento a chi ha già cercato di far chiarezza sulla questione. Il sito Snopes che da quasi due decenni si occupa di fact checking etichetta l’allarme come “in gran parte falso”.

  • Il fatto: un caso letale di infezione da hantavirus si è verificato in Cina nel marzo 2020.
  • Sebbene raro, un singolo caso umano di infezione da hantavirus, che viene diffuso dai roditori, non può essere considerato né un focolaio né un nuovo fenomeno.

Non è trascorso molto dalla pubblicazione della news perché le piattaforme online si riempissero di pubblicazioni dai toni catastrofisti o, per opera di chi preferisce sdrammatizzare, di meme.

Da Wikipedia apprendiamo che gli hantavirus (identificati fin dagli anni ’70) sono agenti trasmissibili all’uomo tramite zoonosi ovvero dagli animali, capaci di provocare complicanze potenzialmente fatali come febbre emorragica con sindrome renale e problemi a livello polmonare. Nel caso della malattia costata la vita all’uomo cinese dai roditori. Vi sono ad ogni modo due testimonianze di passaggio da persona a persona, verificatesi nel 2005 e nel 2019 in Sud America.

Le statistiche parlano di un tasso di mortalità per chi contrae la malattia molto alto, pari al 36%. Ad ogni modo, considerando come non si tratti di una nuova patologia e come il rischio di contagio interumano sia tendente allo zero, alimentare un clima di apprensione in un momento già di per sé parecchio teso ci sembra inopportuno e controproducente per tutti. Soprattutto in riferimento a un pericolo che al momento non è da considerare tale.

Così come ribadito più volte per il coronavirus, il consiglio è sempre quello di far riferimento a fonti ufficiali e istituzionali, tenendo per sé opinioni e interpretazioni che rischiano altrimenti di diffondere false notizie con effetti parecchio dannosi per la collettività. Facciamo sì che quanto stiamo vivendo ci serva almeno da lezione: un click in meno, per il bene di tutti.

Fonte: Snopes
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