Coronavirus, tra allarme e allarmismo

Il Coronavirus torni ad insegnare alle masse a pensare, a comunicare e a ragionare di fronte alla reale percezione di un problema globale.
Il Coronavirus torni ad insegnare alle masse a pensare, a comunicare e a ragionare di fronte alla reale percezione di un problema globale.

Non è detto che possa essere la volta buona, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma potrebbe essere un buon inizio.
Non è detto che possa essere una conseguenza del Coronavirus, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma potrebbe essere un buon motivo.

Quel che potrebbe cominciare (anzi: ricominciare) è un sano percorso logico, fatto di riflessione ed ecologia della comunicazione, nel quale la Verità possa scaturire non soltanto da singoli afflati, ma da una cooperazione collettiva. La massa non è stupida per definizione, ma si caratterizza in stupidità quando non è in grado di avere coscienza di sé.

Ed eccoci quindi qui, tutti seduti di fronte allo stesso urgente problema, come raramente è successo a questo pianeta. Quando è successo in passato non se ne è avuta percezione globale o non si è avuta la sensazione di urgenza, ora invece entrambe le condizioni sono valide e tutti – nessuno escluso – stiamo guardando all’Oriente per capire cosa stia davvero succedendo.

Mentre guardiamo alla causa, però, abbiamo il dovere di abbandonare sensazioni e sensazionalismi perché non abbiamo risorse mentali a sufficienza per assorbire troppe informazioni, filtrarle, verificarle e metabolizzarle. Non c’è tempo, non c’è spazio e non c’è modo di raggiungere la Verità, così facendo. Ne parlammo in questi termini fin dalla prima ora: ricordate?

In questa fase di allarme c’è una cosa che serve meno del solito: la tua, e la mia, opinione. Il caso sta raggiungendo livelli tali per cui non è più il momento di cadere nel tranello dei tradizionali meccanismi dettati dalle dinamiche dei social: le notizie ora vanno dosate e verificate, perché tutto il resto è rumore di fondo, allarmismo, complottismo, ridondanza. E nulla di ciò può essere utile.

A partire dalle parole. Non sono “angeli della ricerca“, ma ricercatori. Non stiamo “coccolando un virus“, ma lo stiamo moltiplicando in laboratorio per poterlo studiare e debellare. “Angeli” e “coccole” sono parole figlie della paura: sono vezzeggiativi che, accarezzando fattori semantici lontani dalla realtà, ampliano la percezione del problema alimentandone una volta di più le dimensioni percepite. Come se non fossimo in grado di sopportare la dura dieta della realtà, con i suoi sapori molesti e le sue ristrettezze. Come se avessimo bisogno di una storia con personaggi magici che lascino intendere che il lieto fine sta per arrivare mentre affondiamo tra i nostri guanciali. Ed è così che, per avere il piacere di tranquillizzarci a vicenda, ci agitiamo a vicenda.

Invece di connettere miliardi di cervelli, stiamo interconnettendo miliardi di istinti. Quel che scaturisce potrebbe non essere intelligenza connettiva, ma impulsività collettiva. Con tutte le conseguenze del caso.

Tra allarme e allarmismo

Il passo più importante che potremmo fare, però, è tornare a vedere il mondo in tutte le sue meravigliose sfumature invece di fermarci alla visione bicolore, bidimensionale e binaria della realtà:

  • bicolore, perché tendiamo emotivamente a semplificare considerando soltanto ipotesi opposte a prescindere da quel che dicono i documenti;
  • bidimensionale perché tendiamo istintivamente ad ignorare le complessità per l’urgenza di semplificare;
  • binaria perché tendiamo razionalmente a recepire soltanto un “vero” ed un “falso” senza considerare che possano sussistere, almeno temporaneamente, almeno in attesa di un giudizio definitivo da maturare, anche ipotesi terze, parziali, incomplete.

2019-nCoV dovrebbe insegnarci che il sistema informativo che ci siamo costruiti attorno, e del quale siamo elementi attivi come mai in passato, non ci impone soltanto la libertà di leggere e di scrivere come mai in passato, ma ci carica anche di responsabilità come mai in passato. Come mai in passato, appunto, e i fatti dimostrano che non ne siamo attualmente capaci. Oggi ognuno di noi è parte del “tam tam” e questo impone atteggiamento responsabile, capacità di discernimento, capacità di tacere (altro che “infodemia“, come da ultimo allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), capacità di cercare e unire i puntini. Non serve credere in angeli che allontanino i demoni, né dobbiamo coccolare minacce per il timore che un drago invada il mondo.

Il nemico è invisibile, ma lo conosciamo ed abbiamo tutti i mezzi per sconfiggerlo. Tra allarme e allarmismo, però, ci sono le mille sfumature di un atteggiamento vigile che, mai come in questo caso, va improntato sulla logica. La logica è l’unica cosa che ci ha davvero contraddistinti in questo nostro breve passaggio nella storia del Pianeta: ogni qualvolta abbiamo tentato di farne a meno ci siamo risvegliati pieni di acciacchi.

Che sia questa una buona occasione per capirlo, per pensarci, per tentare di fare qualcosa di buono.
Non è però detto che possa essere la volta buona, anzi: probabilmente non lo sarà. Ma anche dal Coronavirus abbiamo tanto da imparare.

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03 02 2020
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