Hollywood: indicateci la via

Gli studios lanciano un concorso aperto a tutti, per individuare e sviluppare nuovi modi per scaricare e acquistare film. Dimostrazione di fragilità o di apertura?

Los Angeles – L’industria multimiliardaria del cinema americano vuole contenere l’emorragia di utili dovuta alla pirateria e corre ai ripari passando la parola direttamente ad utenti/consumatori, smanettoni e società specializzate. Questi possono finalmente dire la loro sulla questione attraverso MovieLabs , laboratorio di sviluppo aperto ai contributi esterni pensato proprio per questo, e per individuare così il Santo Graal del metodo distributivo perfetto. Magari con DRM non troppo invasive, e che lascino il giusto spazio di manovra ai consumatori.

I “labs” fondati dalle sei major del cinema mondiale – Sony, Paramount, 20th Century Fox, Universal, Disney e Warner Bros. – vengono descritti come un’organizzazione non profit di ricerca e sviluppo con sede a Palo Alto, fondata dagli studios nel 2005 con un capitale finanziario di 30 milioni di dollari. E ora la creatura delle major ha lanciato un concorsone che prevede premi sostanziosi in denaro a chi sarà in grado di sbrogliare la matassa dell’attuale inferno distributivo dei contenuti , o anche solo indicare una nuova via da seguire.

Chiamata MovieLabs Technology Open Challenge , la “gara” metterà in palio premi che vanno da 25mila dollari per le semplici buone idee a 100mila dollari per le soluzioni tecnologiche complete. Possono quindi partecipare tutti, inclusi singoli utenti, sviluppatori o aziende che vendono soluzioni specifiche per il settore. Obiettivo dichiarato è quello di superare, o quantomeno affrontare in maniera adeguata, le sfide che la moderna società dell’informazione pone quotidianamente all’industria dei contenuti e, nella fattispecie, a quella del cinema.

Le sfide espressamente indicate nel contest includono: l’accesso da remoto ai contenuti , con gli studios alla ricerca di una nuova tecnica non intrusiva per identificare digitalmente i consumatori e permettere loro di fruire facilmente del materiale preregistrato; la transcodifica multi-formato da remoto , grazie alla quale un film potrà essere visionato, partendo da una stessa fonte a distanza, su un iPod come su uno schermo LCD da 48″; l’individuazione delle modifiche ai contenuti , con cui l’industria potrà tenere sotto controllo eventuali trasformazioni apportate alle sue proprietà; l’incremento della qualità della trasmissione con i proiettori digitali; il camuffamento delle chiavi di cifratura a tecnologia asimmetrica, con cui le major potranno fare la festa agli hacker eventualmente interessati a sproteggere il tutto.

Evidentemente il fallimento di AACS , che nelle intenzioni dei produttori cinematografici doveva segnare la fine della pirateria e delle copie illecite, ha risuonato nei piani alti dell’industria. Ora spinta a trovare strade diverse, offrendo più spazio alle legittime necessità degli utenti per tecnologie di protezione flessibili e non invalidanti come quelle DRM che oggigiorno vanno per la maggiore.

Ma la Open Challenge non è ad ogni modo una resa completa al vento digitale: quel che vuole l’industria non è l’abolizione delle tecnologie anticopia ma DRM “invisibili” che funzionino bene, proteggano i contenuti ma non facciano sentire la propria presenza ai consumatori . Un’impresa forse disperata ma di certo sintomo di un cambiamento in atto.

Alfonso Maruccia

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  • Anonimo scrive:
    Invece in Italia
    Se provi a giocare online a giochi in tempo reale hai un lag altissimo anche con un server distante da te 10 km .Se cerchi di scaricare più di un tot al giorno ti segano la velocità di download.Costano uno sproposito.Se vuoi mandare 10 mega di foto a un tuo amico , devi aspettare almeno 1 ora con una connessione a 4mega .Chi ha l'adsl oramai è considerato alla stregua di un criminale o uno spacciatore.alla fine della fiera , quello che dovrebbe essere un servizio di utilità nazionale , ben pagato tra l'altro , in realtà è un servizio privo di ogni sua caratteristica specifica , dove l'utente finale non è libero neanche di usare come meglio crede ciò che paga profumatamente.
    • Anonimo scrive:
      Re: Invece in Italia
      - Scritto da:
      Se provi a giocare online a giochi in tempo reale
      hai un lag altissimo anche con un server distante
      da te 10 km
      .

      Se cerchi di scaricare più di un tot al giorno ti
      segano la velocità di
      download.

      Costano uno sproposito.

      Se vuoi mandare 10 mega di foto a un tuo amico ,
      devi aspettare almeno 1 ora con una connessione a
      4mega
      .

      Chi ha l'adsl oramai è considerato alla stregua
      di un criminale o uno
      spacciatore.

      alla fine della fiera , quello che dovrebbe
      essere un servizio di utilità nazionale , ben
      pagato tra l'altro , in realtà è un servizio
      privo di ogni sua caratteristica specifica , dove
      l'utente finale non è libero neanche di usare
      come meglio crede ciò che paga
      profumatamente.


      giusto giusto pra almeno con la 10 mb. di tiscali ho un po meno lag... ma per il resto.. è una tortura
  • Anonimo scrive:
    Ottimo
    Quando si parla di P2P viene subito in mente (chissa' perche', poi...) il dl illegale di materiale protetto, tipo copie di giochi, film e brani musicali.Ma P2P va ben oltre. Viene usato anche per la diffusione di materiale legalissimo (una per tutte le iso delle distro Linux).Questa soluzione, inoltre, apre un interessante panorama riguardo la distribuzione di materiale A/V legale, del genere VoD, sfruttabile dai produttori senza dover ricorrere a tecnologie proprietarie e senza doversi legare a vita a un qualche distributore.Mai piu' crolli della rete?k1
  • Anonimo scrive:
    E' il mio provider
    AHAHAH! Exetel e' il mio provider (vivo in Australia).Diciamo che negli ultimi mesi hanno iniziato a promuovere linee a 20mbit e che hanno avuto problemi perche' un sacco di gente non riusciva a scaricare a piu' di 7/8 mbit a causa intasamento (dovuto a bittorrent). Credo che questa sia il motivo per cui mettono il p2p cashing. In particolare, qui in Aust la banda costa 1 occhio della testa (piu' che in Ita) e quindi loro non riuscivano a starci dentro coi costi...visto che tra le altre cose sono uno degli ISP piu' economici!giruzz
  • Anonimo scrive:
    O entri nel gioco....
    o sei fuori. Convengono più le ire delle major o migliaia di utenti paganti e felici che non rompono le pa**e ai call center? Ai provider l'ardua sentenza.
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