Hotfile, regno dell'open source

I due file più scaricati dagli utenti del cyberlocker sono applicazioni a codice aperto. Gli sviluppatori vengono ricompensati per i download da parte dei netizen. Uno studio in difesa della piattaforma dopo gli assalti di MPAA

Roma – Un’analisi che potrebbe tornare utile al celebre cyberlocker Hotfile, arroccato in difesa sui veloci contropiedi legali della Motion Picture Association of America (MPAA). James Boyle, docente di legge alla Duke University di Durham (North Carolina), ha scoperto che i due file più scaricati dagli utenti della piattaforma panamense non violano affatto le attuali leggi sul copyright.

Per un totale di 1,5 milioni di download , le applicazioni open source iREB e Sn0wbreeze sarebbero di gran lunga le preferite sul sito di file hosting finito nel mirino dell’industria cinematografica statunitense. Software gratuito, dunque non invischiato nelle condivisioni illecite invocate da MPAA per l’immediata chiusura del cyberlocker gestito da Anton Titov.

Per completezza d’informazione, bisogna sottolineare come il report di Boyle non si azzardi in percentuali relative ai contenuti caricati in violazione del diritto d’autore . Uno studio commissionato da MPAA aveva parlato del 92 per cento di file illeciti sul totale presente su Hotfile. Un’analisi successiva aveva però bacchettato l’industria per aver usato un campione non rappresentativo: il 54 per cento del materiale non sarebbe mai stato scaricato.

Il professore statunitense ha ora chiesto ad un giudice della Florida di considerare il suo report nel caso MPAA vs Hotfile . Gli stessi sviluppatori di iREB e Sn0wbreeze sarebbero utenti iscritti al cyberlocker panamense, oltretutto ricompensati per i download effettuati dai netizen . In altre parole, Hotfile rappresenterebbe un legittimo strumento per guadagnare attraverso il codice open.

Mauro Vecchio

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  • Izio01 scrive:
    O magari...
    Visto che dilaga, soprattutto in USA, l'abitudine di obbligare la gente a fornire le proprie password durante i colloqui per un posto di lavoro, magari questa sentenza serve a fare un primo passo verso la legalizzazione di questa pratica (per me barbarica).
  • Izio01 scrive:
    O magari...
    Visto che dilaga, soprattutto in USA, l'abitudine di obbligare la gente a fornire le proprie password durante i colloqui per un posto di lavoro, magari questa sentenza serve a fare un primo passo verso la legalizzazione di questa pratica (per me barbarica).
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