Huawei risponde alle accuse, all'alba dell'era 5G

Huawei replica alle tante accuse che sono state mosse nei confronti della sua attività, con un portale ad hoc, mentre si apre l'era del 5G.

Nel momento in cui ci si avvicina a passo spedito all’accensione delle antenne che daranno vita ai network 5G, uno dei player più importanti del settore replica alle accuse che gli sono state rivolte in merito a presunte attività di spionaggio: Huawei ha messo online un sito in cui illustra la propria attività e spiega la propria posizione nei confronti dei timori manifestati un po’ in tutto il mondo.

Huawei risponde alle accuse

Il portale si chiama semplicemente Huawei Facts. Si apre con un’introduzione sulla storia del gruppo, per poi focalizzare l’attenzione sui settori di competenza e sulle iniziative messe in campo a sostegno dell’innovazione. Ben più interessante la parte che tratta il delicato tema della cybersecurity. È proprio questo il nervo scoperto: gli Stati Uniti hanno messo al bando le infrastrutture del colosso cinese, formalizzando di recente nei suoi confronti una serie di capi d’imputazione e chiedendo ai paesi alleati di fare altrettanto. Per il momento l’Italia non ha imposto alcun ban. Questa la posizione dell’azienda.

Siamo pienamente consapevoli dell’importanza della cybersecurity e comprendiamo le diverse preoccupazioni manifestate da governi e clienti in merito alla sicurezza. Huawei ritiene che la definizione di un framework di garanzia aperto e trasparente possa contribuire allo sviluppo sostenibile dell’intera industria e dell’innovazione tecnologica.

Parecchio significativo uno dei banner presenti nel sito, che fa riferimento al blocco posto in essere dalla Nuova Zelanda, che ha scelto di non affidarsi alla componentistica di Huawei per allestire le proprie reti 5G.

Il 5G senza Huawei è come il rugby senza la Nuova Zelanda.

Huawei: un banner a sostegno della propria posizione legata al 5G, che chiama in causa la Nuova Zelanda

C’è anche una sezione Q&A in cui vengono fornite risposte ad alcuni dei quesiti sollevati sul tema. Alle già citate accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia statunitense, Huawei replica ribadendo il proprio disappunto e tornando a parlare della richiesta di estradizione per la CFO Meng Wanzhou, arrestata in Canada a inizio dicembre con l’accusa di frode e violazione delle sanzioni commerciali nei confronti dell’Iran.

L’Europa e la scelta di Vodafone

Si parla anche di Europa e più nel dettaglio della decisione presa da Vodafone, che per il vecchio continente ha deciso di sospendere la propria collaborazione con il gruppo cinese per quanto concerne la fornitura delle apparecchiature nell’ambito della sua attività “core”.

Vodafone ha scelto di mettere in pausa lo sviluppo dei suoi network core in Europa. Ciò non significa che la relazione tra Vodafone e Huawei sia giunta al termine. Desideriamo chiarire che quella “core” è solo una piccola porzione del programma di rollout del 5G attuato da parte di Vodafone e che Huawei continuerà a supportarlo.

C’è anche un riferimento a quanto accaduto in Polonia. Il paese ha chiesto a Europa e NATO di pronunciarsi sull’attività di Huawei e il responsabile locale delle vendite del gruppo è stato arrestato poco più di un mese fa con l’accusa di spionaggio.

Huawei ha scelto di sollevarlo dal suo incarico. Le sue azioni non hanno alcun legame con la società. In accordo con termini e condizioni dei contratti di collaborazione di Huawei abbiamo preso questa decisione, in quanto l’incidente ha messo il gruppo in cattiva luce.

5G e reputazione

All’alba dell’era 5G, con il MWC 2019 ormai alle porte e nel tentativo di mantenere costante il trend di crescita fatto registrare nell’ultimo periodo dal marchio all’interno del mercato mobile, Huawei si difende dunque dalle accuse mosse nei suoi confronti facendo luce sulle dinamiche che regolano il proprio business, al fine di salvaguardare la propria reputazione e il rapporto con i clienti acquisiti nel corso della sua più che trentennale attività, sia quelli che operano nell’ambito telco sia quelli riconducibili al segmento consumer che hanno scelto il brand per i loro dispositivi.

Fonte: Huawei

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  • PiegoAngela scrive:
    In tutto ciò non capisco perchè non citare in grandi casi degli ultimi 10 anni della Huawei e delle sue backdoors hardware volute ad esistere su praticamente quasi tutti i suoi prodotti più commerciali. Come anche non trattare argomenti di sicurezza ASSENTE per quanto riguarda le ipcam e i "servizi" con le quali vengono vendute; quest'ultime sono tutte prodotte nella "RPC" (riporto come scritto sulle confezioni). È chiaro che la Cina possa rimediare soltanto in questo modo rispetto ai ben più forniti USA ed i suoi Servizi Segreti. Purtroppo il discorso di sicurezza informatica hardware riguarda soprattutto certi colossi come Intel, nVidia... è terrificante che se non sei un "addetto ai lavori" certe cose mai e poi mai potrai venire a saperle. Qualsiasi canale d'informazione pubblica se ne tiene ben lontana dal divulgare argomenti che creano un certo fervore negli ambienti relativi e del quale se ne può sentire ancora l'alto grado di pericolosità. Molto spesso, quando testers si trovano di fronte a bug/s "banali" e vecchi domandano (e si domandano) come mai il costruttore non se ne sia mai accorto prima. È voluto? O sono veramente così "superficiali"? Oppure "il gioco vale la candela"? Ad oggi, non trovo nessun sistema realmente sicuro al 100%. Il mega-centro di centrifughe sotterraneo dell'Iran e la sua storia dovrebbe essere studiato nelle Università. Sinceramente questi teatrini patetici però hanno una "ferrea" e motivatissima giustificazione d'esistere. Altrimenti eravamo tutti in un mondo (umano) migliore.
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