Spionaggio: Polonia, arresti per Huawei e Orange

Per il dirigente Huawei l'accusa è di spionaggio per conto del governo cinese; arrestato anche un dipendente locale dell'operatore Orange.

Le autorità polacche hanno arrestato il responsabile delle vendite di Huawei nel paese europeo. L’accusa è quella di spionaggio, stando a quanto riporta la stampa locale. Un episodio che non può che richiamare alla mente quanto avvenuto poco più di un mese fa in Canada, quando le manette sono scattate per Meng Wanzhou, CFO del gruppo ora libera su cauzione, anche se con motivazioni differenti.

Polonia: arresti per Huawei e Orange

Arrestato anche un dipendente locale dell’operatore Orange Polska. Le due aziende hanno di recente collaborato al fine di realizzare l’infrastruttura sulla quale viaggeranno le informazioni attraverso i network 5G. È dunque ancora una volta questo il fulcro della discussione, già affrontata più volte nel corso dell’ultimo periodo: gli Stati Uniti (e non solo) hanno deciso di mettere al bando le apparecchiature di Huawei per la realizzazione delle reti, temendo possano fungere da cavallo di Troia per l’intercettazione dei dati veicolati, che potrebbero essere poi rimbalzati in direzione Pechino. Da Washington l’appello si è esteso a tutti i paesi alleati, Italia compresa. Qualcuno l’ha già accolto: è il caso di operatori attivi in Francia e Germania, ma anche di British Telecom nel Regno Unito e di altre realtà in Nuova Zelanda.

A preoccupare è anche una legge promulgata nel 2017 in Cina che impone a tutti i cittadini e a tutte le aziende del paese asiatico di collaborare con le forze di intelligence locali. Essendo Huawei ritenuta particolarmente vicina al governo cinese (il fondatore Ren Zhengfei è un ex ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione), la fornitura di componenti da installare nei network mobile di prossima generazione viene interpretata come una mossa quantomeno azzardata.

Le fonti del New York Times hanno identificato l’uomo di Huawei arrestato in Polonia in Weijing W., fino al 2011 al lavoro per il consolato cinese di Danzica. Il dipendente di Orange Polska finito in manette sarebbe invece Piotr D., ex membro dell’agenzia per la sicurezza interna (ABW), in passato in grado di accedere ai sistemi di comunicazione riservati del paese. Se verranno giudicati colpevoli delle accuse mosse, rischiano ognuno fino a dieci anni di detenzione.

In un comunicato sulla vicenda Huawei ribadisce che l’azienda opera in conformità a quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti vigenti nei paesi in cui è presente, chiedendo ad ogni suo dipendente di rispettare le normative in vigore all’interno degli stessi territori. Il Ministro degli Esteri cinese si è definito fortemente preoccupato per l’accaduto. Sono state perquisite le abitazioni di entrambi gli uomini, così come gli uffici dell’operatore polacco.

Un ennesimo tassello in un puzzle che va via via facendosi sempre più complesso, dove lo sviluppo di reti e tecnologie si intreccia a delicate trame politiche e diplomatiche. Con l’era del 5G che ormai si sta per aprire, le decisioni degli operatori in merito alla fornitura delle componenti e le linee guida eventualmente calate dall’alto dalle istituzioni nazionali sono potenzialmente in grado di spostare gli equilibri tra i player del mercato.

Fonte: BBC

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