I pirati vincono, i giocatori perdono

Nintendo, Sony e Ubisoft sono attivamente impegnate a combattere la pirateria videoludica e il mercato dell'usato. Con denunce e DRM, con codici di attivazione che variano ad ogni passaggio di mano
Nintendo, Sony e Ubisoft sono attivamente impegnate a combattere la pirateria videoludica e il mercato dell'usato. Con denunce e DRM, con codici di attivazione che variano ad ogni passaggio di mano

Nintendo, il fatto è noto, combatte la pirateria e la contraffazione dei suoi prodotti senza guardare in faccia a nessuno. Il maglio nipponico si abbatte in egual misura sulla condivisione non autorizzata di videogame e sui modchip per Nintendo DS(i), anche se in quest’ultimo caso la produttrice di Super Mario e Zelda incorre in alterne fortune una volta interessati i tribunali della faccenda.

Nintendo ha vinto ottenendo il ritiro dal mercato della cartuccia R4 (sostanzialmente un modchip estraibile per la piccola console portatile DS) nel Regno Unito , ha perso in due diversi tribunali europei e ora torna a cantare vittoria in Australia dove una corte federale ha ordinato al distributore RSJ IT Solutions di bloccare le vendite di modchip R4 , spifferare i nomi di tutti i fornitori entro una settimana e pagare al querelante 520mila dollari per i danni subiti.

Rimanendo in ambito handheld , un altro colosso dell’intrattenimento interattivo pensa invece a depotenziare il peso specifico del mercato dell’usato che, al pari o anche peggio della pirateria, sarebbe capace di togliere il sonno ai dirigenti di tutte le megacorporazioni del settore. Sony sperimenta con le misure di attivazione online su PSP con SOCOM US Navy SEALs: Fireteam Bravo 3 , costringendo a pagare un paio di decine di dollari agli acquirenti di copie usate del gioco che volessero giocare connessi.

Ogni disco UMD e download digitale di SOCOM include un codice identificativo univoco, codice che a quanto pare non può essere trasferito da utente a utente. Il costo di un nuovo ID per riattivare la componente multiplayer del gioco? 20 dollari.

E parlando di sistemi DRM, anche Ubisoft e la sua connessione obbligatoria H24 tornano a far parlare di sé in un articolo pubblicato sul magazine PC Gamer . L’azienda conferma : per giocare ad Assassin’s Creed II su PC occorre realmente una connessione a Internet perfettamente funzionante e sempre attiva, pena il ritorno repentino e inderogabile al menù principale del gioco un paio di secondi dopo l’interruzione dei contatti con il server centrale.

Unendo la beffa a un danno che molti pronosticano prima ancora dell’uscita del gioco, il publisher francese non ha fatto che precisare come le modalità di espulsione dalle partite in corso (a connessione interrotta) varino da gioco a gioco. Con Ubisoft gli acquirenti legittimi soffrono e imprecano, mentre gli unici a vincere sempre e comunque (vedi caso StarForce ) sono coloro che l’industria persegue come pirati, che dell’esistenza delle inutili protezioni DRM non avranno nemmeno il sentore.

Alfonso Maruccia

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22 02 2010
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