I primi vagiti di Bing

E pure i primi muggiti. Perché tra le maglie del search di Redmond passano pure video un po' scollacciati. E perché un servizio ereditato da Live causa qualche grattacapo
E pure i primi muggiti. Perché tra le maglie del search di Redmond passano pure video un po' scollacciati. E perché un servizio ereditato da Live causa qualche grattacapo

Bastano tre click: il porno non è mai stato così a portata di search. Una delle funzionalità più interessanti di Bing, il nuovo “motore decisionale” di Microsoft, è senz’altro la possibilità di visionare in anteprima i video direttamente nella pagina con i risultati della ricerca . Peccato che, in questo modo , una vasta gamma di contenuti a luci rosse divenga disponibile senza neppure il fastidio di recarsi ad un indirizzo proibito. Un bel problema per genitori ansiosi e amministratori di sistema.

A dirla tutta, per questa seconda categoria il problema è minore: attraverso un log si riesce in quattro e quattr’otto a risalire al tipo di ricerca effettuata, e dunque anche il passaggio tramite Bing verso l’hard risulterebbe di facile individuazione: in ogni caso, a scanso equivoci, è probabile che per il momento l’engine di BigM finisca in parecchie black list sui posti di lavoro, così da non lasciare ai tentati dipendenti neppure una chance di visitare anche per caso un contenuto NSFW ( not safe for work ).

Per le famiglie, invece, la questione è più complessa: difficile che in casa si tenga traccia dei log delle navigazioni, quasi tutti i browser oggi dispongono di una modalità di navigazione privata (che non tiene traccia di cookie e cronologia), e dunque chiunque potrebbe scavalcare ogni limitazione per godere fruire di contenuti a sfondo sessuale. Rimuovere la modalità di ricerca “sicura”, quella che oscura i contenuti vietati ai minori nei risultati, è questione di pochi clic : uno per passare nella pagina delle opzioni, uno per spostare la modalità SafeSearch da attiva a disattiva, uno per confermare.

Chiunque è in grado di operare questa scelta (reversibile): chiunque può quindi cercare “sex” sulla versione USA di Bing per ritrovarsi nella stessa pagina un paio di video CNN e una lunga sequela di ogni genere di contenuto porno. Un effetto collaterale della trovata Microsoft che ha già scatenato qualche polemica , in patria come all’estero: in India, ad esempio, se si tenta una ricerca con chiave “sex” o “sexual” il sistema restituisce un avviso che sconsiglia di proseguire. Ma se si prova a cercare “sex selection”, riferendosi alla scelta del genere di un futuro nascituro, non ci sono problemi di sorta.

In India, tuttavia, è vietata qualsiasi forma di selezione pre-concepimento, e dunque la fornitura di informazioni in quel senso potrebbe essere aldilà della legge. Un precedente simile, nel 2008, aveva coinvolto a quanto pare anche Google : Mountain View si era vista costretta, in quel caso, a rimuovere ogni riferimento alle pratiche di selezione del sesso degli embrioni. BigM ha provato a mettersi al sicuro impedendo di cercare la parola “sex”, ma la possibilità di visionare filmati sconvenienti nelle pagine di Bing e di trovare contenuti proibiti attraverso la ricerca testuale potrebbero bastare per causare qualche grana legale.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, un’altra feature di Bing è al centro dell’attenzione degli avvocati: si tratta di Cashback , il programma di “sponsorizzazione” degli acquisti che prevede un rimborso a posteriori delle spese fatte partendo dalle pagine di Microsoft. A quanto pare , qualcuno avrebbe trovato il modo di turlupinare il meccanismo sottraendo indebitamente del denaro all’azienda guidata da Steve Ballmer: quanto non si sa (ancora), ma Redmond ha sporto denuncia contro ignoti per far partire le indagini. In ogni caso, questo problema (che sarebbe stato risolto) non richiederà alcuna sospensione dell’intero programma Cashback.

Luca Annunziata

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04 06 2009
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