I tranelli di Facebook

di L. Spinelli - Anche Umberto Eco e Roberto Saviano "vittime" del celebre social network. Come controllare le fonti e la propria riservatezza

Roma – Chi non ha un profilo su Facebook? Ormai, in Italia, gli assenti si possono contare sulle dita di una mano. Il suo inventore, Mark Zuckerberg, è stato scelto come uomo dell’anno 2010 dal Time . Oltre mezzo miliardo gli utenti attivi nel mondo. Quasi venti milioni solo in Italia: un italiano su tre .
Alcuni personaggi noti vi entrano con una ” fan page “, altri preferiscono creare un profilo canonico, per avere un’immagine più “alla mano”, con il relativo limite di amicizie massime, e poi semmai creano un eventuale “profilo bis”. Ma come vi entrerebbero nomi noti della letteratura e del giornalismo? Umberto Eco , per esempio, schivo scrittore e filosofo di fama mondiale che solo a leggerne le qualifiche su Wikipedia ci vuole mezz’ora, cosa farebbe? Alcune “fan page” su di lui già esistono. Mancava, però, un utenza “personale”. Questo almeno fino a qualche tempo fa.

Ma vediamo i fatti. Qualche tempo addietro accedevo al mio personale profilo su Facebook. L’avevo creato con una certa riluttanza alcuni anni fa, per poi scoprirne pregi (alcuni) e difetti (vari). In alto a sinistra un piccolo numerino in rosso segnala un paio di richieste di “amicizia” in attesa. Tra queste: Umberto Eco. Un sorriso ironico è stata la prima reazione: “a quando la richiesta da parte di Nelson Mandela?” ho pensato. Beh, come non accettare? Eco lo incontrai di sfuggita una volta, qualche anno fa, ospite di un ospite a una cena universitaria della quale certamente nemmeno si ricorda, tante se ne fanno. Due le possibilità, quindi: o un’improbabile azienda di promozione si stava occupando maldestramente della sua immagine chiedendo casualmente amicizie a giornalisti, professori e persone in genere, o si trattava di un profilo fasullo .

La creazione di profili falsi su Facebook è ormai frequentissima. C’è chi lo fa per scoprire i segreti di un conoscente senza essere riconosciuto. Chi si finge un personaggio famoso nella speranza di conoscerne altri. Chi lo fa per pura speculazione. In passato i casi sono stati molti , alcuni finiti anche in tribunale: in Italia e all’estero. Tra le vittime celebri: Angelina Jolie, Monica Bellucci, Michelle Hunziker, ma anche tantissimi cittadini comuni. Tutto ciò senza riflettere sul fatto che teoricamente l’appropriazione di un’identità fasulla è un illecito: nel caso italiano chiaramente definito dall’ articolo 494 del codice penale . Al quale se ne possono aggiungere vari altri, se si ledono l’onore o la reputazione del soggetto.

Ma torniamo a Umberto Eco. A differenza di altri casi passati, questa volta il profilo era davvero ben strutturato. Scarno. Pulito. Con pochi dati essenziali e corretti: credibili , insomma. Al suo interno anche un link verso un blog personale da poco aperto ( umbertoeco.bloog.it ), con un paio di messaggi già pubblicati e perfettamente attinenti ai movimenti reali dello scrittore. Molti i messaggi di apprezzamento degli utenti contattati: “onorato”, “grazie professore!”, e via discorrendo. Chissà poi il tono di quelli privati.
Tra i suoi contatti nel profilo, un indirizzo su Gmail ( ecoumberto32@gmail.com ). Tentando di accedervi fingendo d’aver dimenticato la password, come “domanda di sicurezza” impostata compariva: “il nome del tuo miglior amico d’infanzia”. Anche questa una domanda credibile. Specie per un uomo di ottant’anni. Magari nostalgico. Magari certo della riservatezza di un dato così personale. Non solo, tra gli amici di Facebook già un centinaio di persone: giornalisti noti, professori e così via. Ma allora: si trattava del vero Eco oppure no? In fondo personaggi notissimi con un autentico profilo su Facebook ce ne sono a centinaia.

Accettata la richiesta, è bastato poco per svelare l’arcano. Qualche verifica, un accorto e gentile contatto all’università di Bologna nella quale Eco è professore emerito, un paio telefonate e nel giro di poche ore sono emersi i fatti. Che dietro a quest’ennesimo scherzo vi fosse la mano di qualche giullare mediatico – come già avvertiva pochi giorni prima Il Fatto Quotidiano – era chiaro. Lo scopo: irridere la creduloneria di personaggi più o meno noti e il loro non controllare le fonti. Se la prassi è quindi abbastanza antica (fingersi un personaggio famoso), questa vicenda mostra una certa evoluzione nei mistificatori: che aumentano in qualità e destrezza . Facendo anche perno sulla fiducia e sul nuovo significato che Facebook ha dato di fatto al termine “amicizia”.

Gli inventori di Facebook continuano da tempo – con torti e ragioni – a far di tutto acché ciò non accada, ma il senso della parola “amico” su Internet per molte persone è ormai completamente cambiato rispetto a quello originale. Trasformandosi in qualcosa di molto più simile alla stima, alla lontana conoscenza, all’apprezzamento indiretto (torneremo su questo argomento).
Quasi tutti noi abbiamo amici che ci hanno contattato perché nostri estimatori o lontani conoscenti o che noi stessi abbiamo contattato per la stessa identica ragione. Ma l’inganno, o la burla, come questa vicenda dimostra, è dietro l’angolo. Ed è bene tenerne conto, se si vuole evitare la figuraccia o di dare accesso a dati che si credevano riservati.
La Rete è un’opportunità immensa che le scuole nostrane dovrebbero insegnare di più e meglio: ma ogni opportunità ha un potenziale proporzionale all’uso consapevole che se ne fa. Anche – e forse di più nei social network.

Nemmeno il tempo di togliere il mio nuovo amico Umberto Eco dalla lista, che, in alto a sinistra, un piccolo numerino in rosso mi segnalava un paio di richieste in attesa. Tra queste: Roberto Saviano.
To be continued?

Luca Spinelli

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • MacBoy scrive:
    Ma...
    Ora seriamente, non è che di questo WebM ne sentissi la necessità: l'H264, dal mio punto di vista, aveva già risolto il problema codec video in via definitiva.Ma visto che Google ha Youtube e quindi può condizionare DAVVERO il mercato se proprio vuole... questo suo codec/brutta-copia-di-H264 può essere accelerato in hardware dagli stessi chip che accelerano, appunto, l'H264?
    • Sgabbio scrive:
      Re: Ma...
      - Scritto da: MacBoy
      Ora seriamente, non è che di questo WebM ne
      sentissi la necessità: l'H264, dal mio punto di
      vista, aveva già risolto il problema codec video
      in via
      definitiva.Sai, molti sviluppatori non vogliono rimanere imbrigliati in oscure royalty ad orologeria.
      Ma visto che Google ha Youtube e quindi può
      condizionare DAVVERO il mercato se proprio
      vuole... questo suo codec/brutta-copia-di-H264
      può essere accelerato in hardware dagli stessi
      chip che accelerano, appunto,
      l'H264?Non è una brutta copia di H264.
      • MacBoy scrive:
        Re: Ma...
        - Scritto da: Sgabbio
        Sai, molti sviluppatori non vogliono rimanere
        imbrigliati in oscure royalty ad
        orologeria.Riguarderà le Mozilla e simili, ma dal mio punto di vista di consumatore l'H264 è un ottimo codec e comunque gratis per sempre.
        Non è una brutta copia di H264.A quanto ho letto, invece, pare proprio esserlo. Gli algoritmi sono pressoché identici (a quelli di livello base dell'H264). Per quello chiedevo se magari i chip hardware possono adattarsi anche con WebM.
        • Rest scrive:
          Re: Ma...
          - Scritto da: MacBoy
          - Scritto da: Sgabbio

          Sai, molti sviluppatori non vogliono rimanere

          imbrigliati in oscure royalty ad

          orologeria.

          Riguarderà le Mozilla e simili, ma dal mio punto
          di vista di consumatore l'H264 è un ottimo codec
          e comunque gratis per
          sempre.dipenderà da come in futuro verranno considerati gli utenti che pubblicheranno video online


          Non è una brutta copia di H264.

          A quanto ho letto, invece, pare proprio esserlo.
          Gli algoritmi sono pressoché identici (a quelli
          di livello base dell'H264). Per quello chiedevo
          se magari i chip hardware possono adattarsi anche
          con
          WebM.anche h264 è molto simile al vecchio vp3 della on2 rilasciato sotto bsd o lgpl non ricordo
          • Sandro kensan scrive:
            Re: Ma...
            - Scritto da: Rest
            anche h264 è molto simile al vecchio vp3 della
            on2 rilasciato sotto bsd o lgpl non
            ricordoMi pare che wikipedia inglese parli di BSD e che citi la data del 2000 per quanto riguarda la data di nascita di VP3, anno in cui h.264 non era nemmeno nei sogni dei loro inventori o copiatori.
        • WebM scrive:
          Re: Ma...


          Sai, molti sviluppatori non vogliono rimanere

          imbrigliati in oscure royalty ad

          orologeria.
          Riguarderà le Mozilla e simili,No, riguarda tutti, perché questi, lucrandoci sopra con le loro inutili royalties, pongono un deleterio freno alla produzione di contenuti.Con WebM invece nessuno paga niente, ergo H.264 è destinato a morire.
      • Sandro kensan scrive:
        Re: Ma...
        - Scritto da: Sgabbio
        Non è una brutta copia di H264.Ma lo sai che Theora, il codec di Firefox, quello storico, deriva da VP3? E poi lo sai che VP8 è una naturale evoluzione di VP3 di On2 rilasciato a Xiph.org ? http://it.wikipedia.org/wiki/VP8Per esempio Vp3 è del 2002, quindi di 10 anni fa. Non sono un esperto ma molti affermano che h.264 è molto più recente e che se qualcuno ha copiato è quasi sicuro (non avendo una macchina del tempo) che la colpevole sia la MPEG.LA.Certo loro hanno avvocati ma anche da queste parti ci "stiamo" organizzando.Tutto questo per dire che concordo con la tua frase.
    • WebM scrive:
      Re: Ma...

      non è che di questo WebM ne sentissi la necessitàBen tu.Io non voglio avere a che fare con codec impestati di royalties come H.264.
      Ma visto che Google ha Youtube e quindi può
      condizionare DAVVERO il mercato se proprio
      vuole... Appunto, H.264 è già morto.
      questo suo codec/brutta-copia-di-H264No, è H.264 ad essere un tentativo malriuscito di versione sfigata di WebM.
    • Funz scrive:
      Re: Ma...
      - Scritto da: MacBoy
      Ora seriamente, non è che di questo WebM ne
      sentissi la necessità: l'H264, dal mio punto di
      vista, aveva già risolto il problema codec video
      in via
      definitiva.Dal tuo punto di vista forse, ma evidentemente chi produce e distribuisce video ne sente la necessità eccome.
      Ma visto che Google ha Youtube e quindi può
      condizionare DAVVERO il mercato se proprio
      vuole... questo suo codec/brutta-copia-di-H264
      può essere accelerato in hardware dagli stessi
      chip che accelerano, appunto,
      l'H264?Se ancora non è supportato, meglio per loro che si sbrighino a supportarlo. Certo che Youtube condiziona il mercato, Youtube è una fetta preponderante del mercato.E l'unica cosa che quelli di mpeg possono fare oramai è fare una "patent pool", riemXXXXX di "patent drool" usando una schiera di "patent troll". Ma tanto si sa già come andrà a finire: ci cascheranno dentro loro e affogheranno miseramente nella loro stessa melma :p
  • VideoLAN scrive:
    VLC & WebM
    Il player open source VLC permette di visualizzare i video in formato WebM (oltre ad un'altra sterminata quantita di formati, sempre senza bisogno di installare codec).http://www.videolan.org
    • lol scrive:
      Re: VLC & WebM

      Il player open source VLC permette di
      visualizzare i video in formato WebM
      (oltre ad un'altra sterminata quantita di
      formati, sempre senza bisogno di installare
      codec).

      http://www.videolan.orgsi fa prima a dire cosa vlc nn supporta ormai
  • WebM scrive:
    WebM è il futuro
    http://www.webmproject.orgWebM non ha rivali.H.264 è già morto.
Chiudi i commenti