IAB: recensire è libera espressione

Lettera aperta alla Federal Trade Commission: le nuove regole per i blogger prezzolati sarebbero ingiuste perché discriminerebbero i media online. In barba al Primo Emendamento

Roma – Si tratterebbe di regole ingiuste e incostituzionali che andrebbero a gettare molta confusione nel vasto mondo dei blogger, imponendo una distinzione piuttosto dubbia tra i media online e quelli offline. Questa, in sintesi, l’opinione preoccupata di Randall Rothenberg, CEO dell’ Internet Advertising Bureau , che ha spedito più di una critica in una lettera aperta indirizzata a Jon Leibowitz, a capo della Federal Trade Commission statunitense. Regole di dubbia costituzionalità , precedentemente annunciate dalla Commissione per obbligare i blogger a rivelare eventuali legami con sponsor, operatori del marketing e varie aziende.

“Quello che ci preoccupa di più all’interno di questa nuova regolamentazione – ha scritto Rothenberg nella lettera – è che Internet, ovvero il mezzo di comunicazione più economico e accessibile mai inventato, verrebbe imbrigliata più degli altri media tradizionali”. Il riferimento del CEO di IAB è alla nuova multa descritta dalla FTC, a colpire tutti quei netizen che manchino di indicare in maniera palese eventuali connessioni con i produttori di beni e servizi, per poi rifilare al lettore una pubblicità mascherata da opinione.

“Regole di questo tipo – ha continuato Rothenberg – vanno a punire il mondo online, discriminando uno stesso contenuto in base al medium con cui è veicolato. La libertà di espressione è stata sempre protetta dal Primo Emendamento della nostra Costituzione, a tutela dei mezzi di comunicazione. Ora la FTC sembra aver deciso che certe parole meritino nell’online una minore protezione costituzionale”.

È tuttavia vero che Richard Cleland, assistant director di FTC, aveva smentito ogni voce riguardante la presunta multa di 11mila dollari nei confronti dei blogger prezzolati. Quella che si era rivelata come una vera e propria patata bollente tra le mani degli opinionisti della Rete sarebbe stata frutto di una falsa interpretazione: perché le regole dettate dalle autorità sarebbero servite soltanto come un monito al fenomeno crescente delle sponsorizzazioni sui blog.

A sostegno della sua ipotesi, Rothenberg ha riportato un aneddoto tratto dalla sua vita privata. Impegnato nella breve recensione di un delizioso piatto a base di pesce appena cucinato per la moglie, il capo di IAB si è fermato all’improvviso perché memore di un piccolo, ma rilevante dettaglio. La ricetta farebbe parte di un libro di cucina spagnolo, ricevuto in omaggio anni fa da parte dell’editore Knopf. Perché – si chiede Rothenberg – non segnalarlo a favore dei lettori?

Sembra che FTC non abbia ancora risposto pubblicamente a Rothenberg che, nel frattempo, ci è andato giù piuttosto duro: “Queste regole affermano esplicitamente che i social media online debbano avere minore protezione delle aziende mediatiche offline. Vanno inoltre ad attentare alle opportunità da parte delle società del web di guidare il dibattito culturale. Minacciano di ostacolare editori e produttori cinematografici che vogliano fornire i propri prodotti agli opinionisti della Rete”.

Mauro Vecchio

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