IBM spinge Unix verso Linux

Il nuovo sistemone Unix di IBM fa girare applicazioni Linux senza troppi sforzi e ingloba quel che serve per girare sulle CPU a 64 bit di Intel. Per la leadership nel mondo Unix è Linux l'asso nella manica
Il nuovo sistemone Unix di IBM fa girare applicazioni Linux senza troppi sforzi e ingloba quel che serve per girare sulle CPU a 64 bit di Intel. Per la leadership nel mondo Unix è Linux l'asso nella manica


Armonk (USA) – Frutto di quel progetto coordinato da IBM e SCO e noto come Project Monterey, ha debuttato ieri AIX 5L, la nuova versione del sistema operativo Unix a 64 bit di Big Blue.

AIX 5L è stato progettato per funzionare con la nuova architettura IA-64 che Intel inaugurerà con Itanium. Fra le caratteristiche più pubblicizzate la stretta compatibilità con Linux , un'”affinità” che consentirà agli sviluppatori di portare senza troppa difficoltà i loro applicativi open source su AIX.

“AIX 5L si basa sulle solide fondamenta erette da AIX per indirizzare la domanda dei clienti verso una più ampia accettazione di soluzioni open computing, incluso il supporto multi-piattaforma e la capacità di far girare applicazioni Linux in un ambiente sicuro e ad alte prestazioni” ha detto Tony Iams, dirigente di DH Brown. “Con AIX 5L, IBM ha l’opportunità di proporre AIX come prima scelta per quelle società che intendono provare le applicazioni Linux in un ambiente aziendale”.

Grazie alle API (application programming interface) integrate in AIX, IBM ha dichiarato che per far girare una qualsiasi applicazione Linux sotto AIX basterà ricompilarne il codice. Per venire incontro agli sviluppatori, Big Blue ha anche rilasciato l’ AIX Toolbox for Linux Applications , una collezione di oltre 200 strumenti open source che permetteranno agli sviluppatori Linux di portare o programmare software sotto AIX.

Fra le altre funzionalità di AIX 5L si trovano il file system JFS2, che consente l’archiviazione di file grandi fino a 4 Petabyte (pari a 4 milioni di Gigabyte), l’integrazione della piattaforma Java 2, la capacità di gestire fino a 32 processori e fino a 256 GB di memoria, e l’adozione del sistema di autenticazione standard Kerberos V5.


Armonk (USA) – La tecnologia di produzione dei chip silicon-on-insulator (SOI) di IBM arriva per la prima volta sulla fascia dei server Unix midrange di Big Blue con i nuovi modelli p620 e p660.

I due server, ognuno dei quali può ospitare fino a 6 CPU, hanno un costo che parte dai 16.000 dollari e sono orientati soprattutto all’e-business e alle applicazioni basate sul Web.

Questi due nuovi modelli della linea di server pSeries mirano a erodere quote di mercato a Sun, che proprio recentemente ha rilasciato due nuovi sistemi midrange basati su chip UltraSparc III.

IBM sostiene che, grazie alla tecnologia SOI e al processo produttivo al rame delle nuove CPU, questi server possono vantare una maggiore velocità operativa – fino al 35% in più rispetto ai modelli dotati di processori con interconnessioni in alluminio – e una minore temperatura di esercizio (IBM dichiara consumi energetici fino a tre volte inferiori rispetto a quelli di un server Fire 3800 di Sun).

La battaglia per la leadership del mercato dei server Unix, guidata da IBM, Sun, HP e Compaq, si fa dunque sempre più interessante, soprattutto per il fatto che questo segmento del mercato ha conosciuto, lo scorso anno, una crescita del 14% (fonte IDC ).

L’asso nella manica di IBM, la tecnologia SOI, ha debuttato circa sei mesi or sono con l’arrivo del server p680, e da allora è stata licenziata a diversi produttori di chip, fra cui AMD, Motorola , Transmeta e Toshiba . AMD in particolare se ne avvarrà per fabbricare la sua imminente generazione di CPU Hammer a 64 bit .

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23 04 2001
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