Identità online: la svolta di Microsoft

RFID e Bluetooth? Un pericolo. Passport? Retaggio del passato. Bacchettata sulle mani dell'industria di settore ed autocritica: è ora di cambiare pagina e fornire sicurezza. Ecco cosa bolle in pentola
RFID e Bluetooth? Un pericolo. Passport? Retaggio del passato. Bacchettata sulle mani dell'industria di settore ed autocritica: è ora di cambiare pagina e fornire sicurezza. Ecco cosa bolle in pentola


San Francisco – Nei giorni in cui il Congresso approvava una storica rivoluzione nell’identificazione degli americani, Microsoft ha preso la palla al balzo per proporre una iniziativa che dia un nuovo ordine all’identificazione online. Ci riuscirà? L’idea è quella di rispondere alle preoccupazioni emerse nei tre giorni della Digital ID World Conference , dove si è parlato della crescita rampante di phishing e furti d’identità .

Un tentativo di risolvere questo problema, che tocca ormai mezzo mondo e potenzialmente un numero enorme di utenti Internet, giunge appunto dalla grande M: Kim Cameron , progettista informatico del big di Redmond, ha ribadito la necessità di un metasistema universale per l’identificazione online. Ed ha annunciato l’ultimazione di una nuova incarnazione del progetto Microsoft Passport, più potente e più sicura. Passport ha fallito negli intenti, confessa Cameron, poiché funzionante “solamente su piattaforme come Hotmail e per Messenger”. La parola d’ordine, garantisce l’esperto, è convergenza .

Entro breve, Microsoft completerà quindi Infocard ,la soluzione per unificare qualsiasi tipo di procedura d’identificazione online, seguendo naturalmente le sette leggi compilate dallo stesso Kim Cameron. Infocard sarà quindi dotato di una interfaccia intuitiva , in grado di assicurare trasparenza agli utenti, consentirà di monitorare e gestire le proprie informazioni personali, dove, quanto e come vengono utilizzate. Funzioni avanzate di ” ID-Management ” saranno disponibili già nella prossima versione di Windows, Longhorn.

Identità multiple e differenziate saranno così una realtà, evitando eventuali e pericolose fughe d’informazione. Come ha dichiarato Cameron, gli utenti potranno finalmente essere padroni della propria identità digitale: un diritto di tutti , si legge sul blog dell’autoproclamatosi “filosofo dell’identità”. Infatti potranno revocare o revisionare i dati in possesso dei vari fornitori di servizi – e durante la conferenza, i portavoce di Microsoft hanno fatto il nome di colossi come Amazon ed eBay . Come a dire, dunque, che attorno a questa idea si sta raccogliendo il consenso dei big player della net economy.

Finora, ha aggiunto Cameron, l’industria IT avrebbe snobbato la centralità della questione: “Tutto ciò che abbiamo dato agli utenti sono schermate dove inserire i propri dati, così, al buio: e poi ci meravigliamo e sorridiamo se finiscono prede dei phishers “. Servono “interfacce di cui gli utenti possano fidarsi”, ha aggiunto. Ma l’invettiva di questo esperto, approdato a Microsoft nel 1999, non finisce qui. Ha attaccato anche le tecnologie basate su chip RFID e Bluetooth : “Vanno bene per una scatola di fagioli, non per i nostri figli: questi sistemi disseminano l’etere di informazioni personali, lasciando nostre tracce dappertutto. Sono un vero pericolo”.

Infatti la “seconda legge di Cameron” prevede che l’identificazione debba avvenire grazie ad una quantità minima di informazioni personali. Riuscirà Microsoft ad integrare tutti questi buoni propositi nel prossimo sistema operativo? O quella di Cameron rimarrà semplicemente una buona trovata pubblicitaria? Resta soltanto da aspettare l’uscita di Longhorn.

Tommaso Lombardi

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12 05 2005
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