Il cerotto che legge nei traumi cranici

Lo sta perfezionando il Palo Alto Research Center per conto delle Forze Armate statunitensi. Servirà ad attenuare certi rischi per i soldati esposti in zone di guerra
Lo sta perfezionando il Palo Alto Research Center per conto delle Forze Armate statunitensi. Servirà ad attenuare certi rischi per i soldati esposti in zone di guerra

Una delle preoccupazioni per le Forze Armate statunitensi è rappresentato dai militari rientrati dall’Iraq con patologie da trauma cranico, una circostanza dai postumi di difficile individuazione, derivante da improvvise esplosioni o rumori intensi come le granate, ed altri scenari simili. Per questo il Pentagono ha finanziato con 5 milioni di dollari il Palo Alto Research Center ( PARC ): volevano un sistema pratico e semplice per avere riscontro immediato della presenza di simili traumi.

il zenzore E il PARC ha risposto all’appello, con una “semplice” striscia adesiva, da attaccare all’elmetto, in grado di rilevare l’avvenuto manifestarsi di forti esplosioni, rumori ed altri eventi traumatici con immediatezza ed affidabilità. La striscia adesiva, che costerà meno di un dollaro ad esemplare, è uno strato di plastica flessibile su cui viene “stampato” tutto l’occorrente: memoria, sensori e microprocessore. Dura sette giorni , dopodiché può scaricare i suoi dati nel database medico dei militari, quindi si sostituisce.

“I TBI stanno diventando la firma della guerra ma, per capirli, abbiamo bisogno di dati”, dice Kevin “Kit” Parker, professore assistente di ingegneria biomedica presso l’ Università di Harvard ed Ufficiale della Riserva delle Forze Armate americane, impegnato in Afghanistan tra il 2002 e il 2003.

La speciale fascetta adesiva in sviluppo sarà prodotta impiegando tecnologia ink-jet, con una particolare modalità appositamente sviluppata per altri strumenti elettronici flessibili. Avrà le dimensioni di un “cerottone”, circa 8 per 8 centimetri. Potrà curvarsi su un raggio di un paio di centimetri e disporrà di accelerometro, misuratore di pressione acustica e di intensità luminosa, nonché di un termometro ambientale.

Unico problema che la novità non può risolvere è la necessità di tutelare il militare da una “seconda esposizione”: secondo Robert Cantu , neurochirurgo dell’Emerson Hospital, “il ripetersi di un evento particolarmente traumatico può anche condurre al decesso, nel 50 per cento dei casi”. Tuttavia, di certo è meglio che impiegare – come fatto sinora – personale militare con ben pochi riguardi per i rischi traumatici a cui potrebbe essere esposto.

Marco Valerio Principato

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