Il computer a batteri fa i compiti a casa

E' capace di risolvere problemi matematici che, a un certo livello di complessità, potrebbero mettere fuori gioco anche il più potente dei supercomputer

Roma – Piantando un’altra pietra miliare del settore della ricerca dei cosiddetti DNA computer, un gruppo di ricercatori americano ha progettato un computer che utilizza dei batteri Escherichia coli capaci di risolvere problemi matematici non banali.

Il primo problema risolto dal biocomputer americano è quello famoso del commesso viaggiatore : data una rete di città connesse tramite delle strade, trovare il percorso di minore distanza che un commesso viaggiatore deve seguire per visitare tutte le città una e una sola volta.

Come riportato in questo articolo del Guardian , i ricercatori hanno codificato una versione semplificata del problema, che fa uso di sole tre città, nel DNA di alcuni batteri E. coli. Le città sono state rappresentate da una combinazione di geni che possono cambiare il colore dei batteri, facendoli diventare verdi o rossi, e i possibili percorsi verso le città sono stati esplorati mescolando in modo casuale il DNA. I batteri che forniscono la risposta corretta combinano i due colori, e diventano gialli.

Il problema, spiega il Guardian , appare semplice, ed in effetti prendendo in considerazione soltanto tre città lo è, ma basta passare a 10 città e i percorsi possibili lievitano a 3 milioni e mezzo. Una CPU tradizionale sarebbe costretta a verificare un percorso alla volta, suddividendo eventualmente il compito fra due o più core, ma un computer costituito da milioni di batteri potrebbe esplorare tutti i percorsi simultaneamente, fornendo la soluzione all’istante.

“Un computer di questo tipo garantisce anche un altro vantaggio: mano a mano che il tempo passa, la potenza di elaborazione di un computer a batteri cresce proporzionalmente al proliferare dei batteri di cui è costituito”, si spiega sul Guardian .
Il calcolo attraverso il DNA è più vantaggioso rispetto a quello classico, eseguito attraverso l’uso di microprocessori e chip di memoria, anche dal punto di vista dell’energia consumata e dello spazio utilizzato.

Il DNA è stato utilizzato per la prima volta nel campo dell’informatica da Leonard Adleman proprio per risolvere un semplice problema di cammino hamiltoniano . Da allora, era il 1994, sono state teorizzate molte macchine di Turing basate sul DNA computing.

Proprio in questo periodo si sta facendo sempre più interessante il dibattito , tra gli scienziati, sulla possibilità – ormai sempre più concreta – che l’intelligenza artificiale possa diventare un pericolo per il genere umano. Film come Terminator – affermano alcuni esperti – potrebbero non essere poi così fantascientifici come sono apparsi fino ad oggi.

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