Il cracking di Galileo? Una mezza bufala

Lo confermano le autorità europee che si occupano del progettone satellitare: i codici aperti dai ricercatori della Cornell University americana non sono quelli che verranno usati per Galileo

Bruxelles – I sospetti dei molti che hanno letto, spesso con indignazione, del cracking ai danni dei codici del sistema satellitare europeo Galileo , vengono ora confermati dalla Commissione Europea: quei codici non sono destinati ad essere operativi.

Secondo le autorità comunitarie, infatti, il codice craccato altro non è che un prototipo e non sarà quello ad essere utilizzato quando Galileo entrerà nella sua fase commerciale, fornendo un servizio di localizzazione sulla carta più preciso di quello offerto dall’attuale GPS americano.

Riferendosi al codice craccato, le autorità dell’Unione hanno spiegato che non è un mistero che si tratti di codice non pubblico. “Il codice – hanno spiegato ai giornalisti – non è stato pubblicato dal momento che non si intendeva utilizzarlo per scopi commerciali. Ma il codice non era segreto, anzi, non può essere neppure considerato un risultato significativo trovarlo”.

Il riferimento è al fatto che quel codice è utilizzato per Giove-A, uno dei satelliti sperimentali di Galileo, e che nulla avrebbe a che vedere con quella che sarà la “release” finale. Anzi, il rappresentante UE ha spiegato che sul sito europeo Galileo Joint Undertaking , con il quale vengono coordinate le attività di sviluppo e di partnership del progetto, quei codici sono già stati pubblicati.

La risposta di Bruxelles alle pretese scoperte degli scienziati della Cornell University che sostenevano di avere “aperto” Galileo getta dunque acqua sul fuoco. Come a mettere le mani avanti, la Commissione ha persino fatto sapere, secondo EETimes , che in futuro il codice finale sarà liberamente disponibile.

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