Il display con mezza dimensione in più

Ricercatori statunitensi realizzano un display "elastico" e invocano la realizzazione di un nuovo tipo di interazione. Che non è 3D né 2D ma è un touch 2,5D. Fantascienza? No, silicone
Ricercatori statunitensi realizzano un display "elastico" e invocano la realizzazione di un nuovo tipo di interazione. Che non è 3D né 2D ma è un touch 2,5D. Fantascienza? No, silicone

I ricercatori del MIT Media Lab hanno ideato Obake , dispositivo dal nome di un mostro giapponese capace di mutare forma: una caratteristica che la creatura e il dispositivo hanno in comune, e nel caso del prototipo del MIT si identifica con un display “2.5D” elastico che vuole suggerire un nuovo tipo di interazione con i dati e i contenuti in formato digitale.


Secondo i suoi ideatori, Obake nasce dalla difficoltà di traslare in tre dimensioni le modalità di interazioni bidimensionali tradizionali – cioè le interfacce sviluppate per l’uso con mouse e tastiera. Il display ha il vantaggio del “tocco” come gli schermi di smartphone e tablet, ma offre una mezza dimensione in più grazie alla quale le rappresentazioni prendono letteralmente vita.

Il materiale plastico di cui è composto lo schermo si può premere, tirare, e manipolare mentre una telecamera posta sopra di esso misura l’azione esercitata dalle dita dell’utente e modifica le immagini proiettate in relazione ad essa.

I ricercatori statunitensi mettono in mostra le capacità di Obake manipolando una mappa topografica in 3D (virtuale) sollevando montagne, allargando continenti e tratteggiando l’alveo di un fiume. Un tipo di interazione che richiama alla mente le innumerevoli mappe di guerra obbligatoriamente presenti in ogni film di fantascienza d’azione che si rispetti, con in più un feedback tattile che manca anche al più sofisticato schermo touch in circolazione al momento.

Alfonso Maruccia

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24 04 2013
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