Il Fisco non digerisce l'open source

Gli utenti italiani ancora si scontrano con programmi che pur essendo realizzati per le attività istituzionali e per rispondere a precisi obblighi normativi vincolano all'uso di sistemi proprietari

Roma – Gentile redazione di Punto Informatico, desidero richiamare la vostra attenzione su un problema che interessa molti cittadini e in particolare il mondo dei professionisti e delle imprese, riguardo il modo di interfacciarsi della pubblica amministrazione nei confronti dei propri utenti con i mezzi telematici.

Come sapete recenti normative hanno introdotto alcune novità per professionisti ed imprese, fra le quali l’obbligo di procedere al pagamento di alcune imposte obbligatoriamente per via telematica, con il “servizio” denominato “F24 on line”.

Certamente questo può essere un modo per snellire le procedure e permettere un taglio dei costi per gli utenti e per la pubblica amministrazione, vi sono però alcune questioni che di fatto vanno a ledere la libera concorrenza e la possibilità di utilizzo del software libero.

Per poter predisporre infatti l’invio dei modelli e i pagamenti per via telematica si devono obbligatoriamente utilizzare programmi (Fisconline, Entratel, ecc.) messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e forniti per piattaforme Macintosh e Windows.
Se è vero che queste sono le piattaforme più utilizzate in ambito professionale è pur vero che sembra quantomeno inopportuno che un’amministrazione obblighi i cittadini a dotarsi di ausili specifici di alcune società e volutamente escluda altri soggetti.

Nel caso specifico, la cosa che maggiormente sorprende è che i programmi in questione richiedono l’installazione di una obsoleta versione della Java Virtual Machine, la 1.1.8; non si comprende pertanto il motivo per cui dopo aver scelto di utilizzare per lo sviluppo un linguaggio multipiattaforma, l’agenzia fornisca i programmi in tre versioni diverse per specifiche piattaforme (2 per mac e una per windows) anziché rendere disponibile i file o gli archivi di file interpretabili con una qualsiasi implementazione della JVM.

Credo che la normativa citata rischi di avere, per il mondo del software libero, un impatto nefasto, in quanto la scelta per l’utente che voglia utilizzare Linux o altri sistemi operativi liberi, è fra l’avere comunque una
installazione di windows o MacOS funzionante oppure avvalersi del servizio di un intermediario.

Non è questo l’unico caso in cui la pubblica amministrazione rende disponibili software per specifiche piattaforme. Anche nel caso dell’Agenzia del Territorio (un tempo conosciuto come ufficio del catasto), i software messi a disposizione, obbligatori per gli atti di aggiornamento, sono eseguibili solo su piattaforma windows, escludendo altri sistemi. I software funzionano in Linux con l’uso di Wine, ma non ho potuto verificare se i dati così prodotti sono accettabili dai sistemi degli uffici dell’agenzia.

Le soluzioni che le amministrazioni possono mettere in atto sono varie, dalla pubblicazione delle specifiche per permettere di sviluppare software alternativi (ipotesi che le amministrazioni tendono ad escludere nella falsa convinzione che la segretezza delle stesse sia garanzia di sicurezza), allo sviluppo dei software in java e resi disponibili in formato.class o.jar, in modo che con uno sforzo minimo un utente li possa eseguire su qualsiasi piattaforma.

Le soluzioni ci sono, sta agli utenti, forse, far sentire maggiormente le necessità di confrontarsi con una pubblica amministrazione pi aperta e disponibile, anche nei confronti del mondo del free software.

Mirko Cavion
http://www.cavion.vi.it/

Caro Mirko
ieri accedendo all’area “software fiscale” del sito delle Finanze con Firefox, si arrivava ad una pagina con questa stringa:
meta http-equiv=”refresh” content=”0; url=http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/Software/2006/
Cosa che non succedeva accedendovi invece con Internet Explorer.
Smanettando tra i software fiscali, F24 ma non solo, emerge che sì, negli anni nulla è cambiato e le due piattaforme che hai citato rimangono le uniche piattaforme di riferimento.
Tutto questo naturalmente sottrae libertà agli utenti. Non possiamo che sperare che la tua lettera e le altre che giungono periodicamente su questo stesso argomento riescano ad accelerare un processo di “apertura” nella PA di cui molto si è parlato ma che per molti versi rimane lettera morta.
A presto,
Alberigo Massucci

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  • Crazy scrive:
    SPERIAMO BENE
    CIAO A TUTTIsperiamo che la Nuova Zelanda abbia la forza di fare cio`, in questo modo, si potrebbero mantenere le liberta` umane di cui abbiamo diritto anche in campo Informatico, e poi, chissa` che altri stati facciano delle mosse simili per garantire la liberta` che odvrebbe reganre sovrana.DISTINTI SALUTI
  • Anonimo scrive:
    Ma dove??
    Sono in NZ da 3 anni ma mi è sfuggita la notizia!la verità è che siamo tecnologicamente nel terzo mondo: cellulari e broadband carissimi (128kB in upload, 5 giga al massimo di traffico al mese per $50!!!). Rimpiango fw e il suo IP nattato.E.http://www.italiansonline.net/sezioni_index.php?sezione=102
    • avvelenato scrive:
      Re: Ma dove??
      - Scritto da:
      Sono in NZ da 3 anni ma mi è sfuggita la notizia!
      la verità è che siamo tecnologicamente nel terzo
      mondo: cellulari e broadband carissimi (128kB in
      upload, 5 giga al massimo di traffico al mese per
      $50!!!). Rimpiango fw e il suo IP
      nattato.

      E.
      http://www.italiansonline.net/sezioni_index.php?seApparte questo, come ti trovi?
    • arlon scrive:
      Re: Ma dove??
      Non so dove tu viva. Io a Wellington pagavo, 3 anni fa, 40NZ$ (20) per 640/256 senza nessun limite. Se la confrontiamo con i prezzi di allora in Italia.. beh.. ---[pubblicità]---se avete la possibilità andate a viverci, è un paese magnifico, specialmente nelle città (i paesi spesso sono VERAMENTE isolati dal mondo :))e poi sono piuttosto avanzati, per quanto riguarda i diritti umani
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma dove??
        Ciao a tutti,ho sentito che in passato c'erano piani senza cap, ma poi li hanno tolti. Anche se su Orcon hanno piani più lenti, ma con caps elevati.I piani migliori sono con Telstra via cable modem, ma copre solo Wlg e Chch. Noi siamo fuori Wlg, così ci rimane solo l'alternativa wireless di Woosh. Prima dell'umbundling era appetibile, ora si aspetta solo che l'umbundling prenda piede, non si sa quando esattamente.Per il resto ci troviamo benissimo, lavoro, casa, cibo, natura, aria pulita, sport...mi mancano però, le folle, davvero, soprattutto dopo aver vissuto in Spagna per l'Erasmus. E l'umorismo di noi italiani, sparare cazzate e cose così. Se volete date un'occhiata alla sezione NZ di ItaliansOnLine.Non riuscirei però a tornare a vivere in una qualsiasi città. Il silenzio e il verde sono impagabili.E,
  • Cobra Reale scrive:
    Un esempio da seguire
    Tutti i paesi dovrebbero regolamentare DRM e TC, al fine di impedire un uso sbagliato di tecnologie tanto invasive (per non dire diaboliche).Spero (utopìa?) che anche quì si trovino politici seri e preparati, che affrontino il problema seriamente, invece di dare troppo potere all'Industria.
    • Anonimo scrive:
      Re: Un esempio da seguire
      qui in italia? è una battuta o ci credi veramente?
      • Cobra Reale scrive:
        Re: Un esempio da seguire
        La speranza è l'ultima a morire, anche se io stesso temo che sia un'utopìa.
        • Anonimo scrive:
          Re: Un esempio da seguire
          - Scritto da: Cobra Reale
          La speranza è l'ultima a morire, anche se io
          stesso temo che sia
          un utopiaGiusta osservazione.
        • Anonimo scrive:
          Re: Un esempio da seguire
          - Scritto da: Cobra Reale
          La speranza è l'ultima a morire, anche se io
          stesso temo che sia
          un'utopìa.mi sa anche a me che sia un'utopia...speriamo che almeno nel resto dell'europa qualcuno si muova...
    • MandarX scrive:
      Re: Un esempio da seguire
      - Scritto da: Cobra Reale
      Tutti i paesi dovrebbero regolamentare DRM e TC,
      al fine di impedire un uso sbagliato di
      tecnologie tanto invasive (per non dire
      diaboliche).io direi al fine di impedirlo!
      Spero (utopìa?) che anche quì si trovino politici
      seri e preparati, che affrontino il problema
      seriamente, invece di dare troppo potere
      all'Industria.io credo che la maggiorparte dei politici non sappia nemmeno di cosa stiamo parlando.forse una bella puntata di Report servirà anche a loroReport riinizierà a ottobre.scriviamo a report@rai.it spingiamo per una puntata dedicata all'informaticatrusted computing e sprechi nella pubblica amministrazione.se qualcuno ha altre idee...
      • Anonimo scrive:
        Re: Un esempio da seguire

        io credo che la maggiorparte dei politici non
        sappia nemmeno di cosa stiamo
        parlando.Concordo al 100%: la classe dirigente italiana non ha la benchè minima cultura tecnologica. Il guaio è che ormai siamo immersi fino al collo nella tecnologia.Probabile che altri stati europei si muovano prima di noi (si accettano scommesse :))Faccio notare che le preoccupazioni del governo Australiano sono più che concrete: di fatto introdurre il TC e il DRM darebbe la possibilità alle multinazionali (per lo più americane) di avere un controllo "totale" sui sistemi informatici e delle telecomunicazioni. Come potete capire, non va bene a nessuno (credo nemmeno agli alleati britannici !)
        • Cobra Reale scrive:
          Re: Un esempio da seguire
          A proposito: Australia e Nuova Zelanda hanno addirittura messo fuori legge il codice regionale dei DVD.http://en.wikipedia.org/wiki/DVD_region_code#Legal_concerns
  • Santos-Dumont scrive:
    Traduzione
    Echelon è "Cosa Nostra", se qualcuno deve spiare quelli siamo noi. (cylon)
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