Il giorno zero di IE

Microsoft conferma una nuova minaccia zero day per la sicurezza di Internet Explorer. A finire sotto accusa è sempre la gestione dei fogli di stile CSS

Roma – Si torna a parlare di insidiosi bug in Internet Explorer, dopo che Microsoft ha confermato l’individuazione di una nuova vulnerabilità “zero-day” nel proprio browser. A quanto sembra, il problema riguarda tutte le versioni stabili del programma, dalla 6 alla 8. La release beta di IE 9 potrebbe invece essere immune.

La gestione dei capricciosi fogli di stile CSS continua a lasciare una porta aperta ai malware che riescono a superare le collaudate difese dei sistemi Microsoft, tipo il Data Execution Prevention (DEP) e l’Address Space Layout Randomization (ASLR).

Utilizzando la falla riferita al file “mshtml.dll”, che processa erroneamente i tag dei Cascading Style Sheets, un malintenzionato può attaccare il computer ed eseguire codice malevolo da remoto. Secondo Microsoft, Windows Server 2003 e 2008 dovrebbero ridurre la portata di un eventuale approccio da parte di un malintenzionato, perché in queste versioni dell’OS i siti web vengono caricati con il massimo livello di sicurezza anche nella configurazione standard.

Al momento non c’è ancora nessuna patch da scaricare, ma il colosso di Redmond consiglia di installare la versione 2.0 del “solito” strumento EMET (Enhanced Mitigation Experience Toolkit), per proteggere dall’exploit i processi in esecuzione.

Roberto Pulito

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  • tinella scrive:
    come dimostrano alcune mosse
    Amici Ippoliti ( :) ) per favore potreste spiegare cosa intendete nel punto "come dimostrano alcune mosse" ?Per il resto, rispondendo alla domanda finale, una risposta è: fatevi capire; una delle cose che NON stanno imparando tanti di quelli come voi (e non spiego la classificazione) è che dimostrare di conoscere la lingua non significa usarla in modo da mostrarlo a chi non la capisce.Fatevi capire, perché è la prima cosa. Con tutto il rispetto per tutti, ma temo che avreste delle brutte sorprese se faceste qualche domandina su cosa ogni lettore di questo giornale abbia capito del vostro articolo.E se non ti capiscono, è come se non avessi parlato.Il brutto è che sicuramente facendosi capire l'argomento sarebbe d'interesse per molti.Fatevi capire, siate più chiari, meno criptici, più semplici e VERIFICATE con persone che di solito non frequentereste, perché con le altre siete già d'accordo: è inutile rivolgersi a quelle.
  • treacherous computing scrive:
    articolo e link SUPERLATIVI
    complimenti vivissimi a ippolita: articolo e link SUPERLATIVIdegni di ippolita, appunto
    Qualcuno ha qualche idea? Noi qualcuna sì, fateci sapere!almeno una la ho: contattarvi via emaila presto
  • Societacivi le.net scrive:
    Ottimo articolo.
    Complimenti ai fautori di Ippolita, che da sempre scrivono cose estremamente interessanti.Saluti, g.
  • rudy scrive:
    bello ma sbagliato, CORREGGETE!
    gia un utente lo ha fatto notare, sarebbe bene correggere subito.NON E' VERO che si da una licenza esclusiva, cioe si cede il materiale.SI TRATTA di licenza NON ESCLUSIVA.I temi dell'articolo sono comunque validissimi, e personalmente li sottoscrivo ampiamente, ma la differenza NON E' DA POCO!!!!!CORREGGETE!!!!!!
    • Blender scrive:
      Re: bello ma sbagliato, CORREGGETE!
      Grazie per essertene accorto (mi pareva surreale parlare da solo). La cosa bella è che l'articolo parla di "proprietà" e di "esclusività", mentre invece si tratta di una licenza d'uso (altro che proprietà), non esclusiva e per di più revocabile. Una cantonata dettata da superficialità, e resa ancor meno sopportabile dalla spocchia di "(ri)leggetevi i TOS".L'articolo di per sé è anche condivisibile per sommi capi, certo non aggiunge niente di nuovo, ma non è sempre necessario. La fonte mi resta semplicemente poco attendibile. Meno male che a PI è rimasto Calamari.
      • treacherous computing scrive:
        Re: bello ma sbagliato, CORREGGETE!
        - Scritto da: Blender
        Grazie per essertene accorto (mi pareva surreale
        parlare da solo). La cosa bella è che l'articolo
        parla di "proprietà" e di "esclusività", mentre
        invece si tratta di una licenza d'uso (altro che
        proprietà), non esclusiva e per di più
        revocabile. Una cantonata dettata da
        superficialità, e resa ancor meno sopportabile
        dalla spocchia di "(ri)leggetevi i
        TOS".

        L'articolo di per sé è anche condivisibile per
        sommi capi, certo non aggiunge niente di nuovo,
        ma non è sempre necessario. La fonte mi resta
        semplicemente poco attendibile. Meno male che a
        PI è rimasto
        Calamari.la spocchia è vostra e non avete capito una mazzalicenza non esclusiva vuol dire che l'utente cede a F TUTTI i diritti in modo, appunto, non esclusivo (è un OR non disgiuntivo) cioè in modo che gli stessi diritti restino ANCHE in capo all'utente poi, siccome tra i diritti ceduti dall'utente a F c'è pure quello di cederli a terzi senza limitazioni, succede che F li cede a XYZ...poi ancora, quando l'utente si "ritira" da F insieme ai suoi dati, F perde la licenza solo che questo non vale per XYZ... che si tiene tutti i diritti sui dati dell'utente... e ciao ciao
        • Blender scrive:
          Re: bello ma sbagliato, CORREGGETE!
          rispondo per sintesi qui a entrambi i suoi post; inoltre, visto il suo tono e le sue idee quantomeno nebulose, non ho interesse a proseguire in un'eventuale discussione e non risponderò ulteriormente. l'unico mio rimpianto (ma è inevitabile in quest'epoca) è che si lasci fiato a qualsiasi libera disquisizione, ma poi non si muova nemmeno un bit per correggere le castronerie evidenti.
          licenza non esclusiva vuol dire che l'utente cede
          a F TUTTI i diritti in modo [...] in modo
          che gli stessi diritti restino ANCHE in capo
          all'utentela ringrazio per l'illuminazione. l'articolo parla invece di proprietà, testualmente: "tutto ciò che viene postato diventa di proprietà esclusiva della società". se non le è chiara la differenza tra licenza d'uso e proprietà, non capisco a che titolo lei abbia postato qui.
          poi ancora, quando l'utente si "ritira" da F
          insieme ai suoi dati, F perde la licenza solo che
          questo non vale per XYZaltrettanto falso. se viene revocata una licenza di cui una società fornisce a terzi delle sotto-licenze, come farà all'atto della revoca a fornirle ancora? a meno di magia nera, intendo.cordialmenteB
          • treacherous computing scrive:
            Re: bello ma sbagliato, CORREGGETE!
            - Scritto da: Blender
            rispondo per sintesi qui a entrambi i suoi post;
            inoltre, visto il suo tono il mio tono è a tono con quello di chi ha parlato di "spocchia"...indovina chi è stato???
            e le sue idee
            quantomeno nebulose, sempre a proposito di bonton?
            non ho interesse a
            proseguire in un'eventuale discussione e non
            risponderò ulteriormente. piace vincere facile... vero?
            l'unico mio rimpianto
            (ma è inevitabile in quest'epoca) è che si lasci
            fiato a qualsiasi libera disquisizione, ma poi
            non si muova nemmeno un bit per correggere le
            castronerie evidenti.ah condivido

            licenza non esclusiva vuol dire che l'utente
            cede

            a F TUTTI i diritti in modo [...] in modo

            che gli stessi diritti restino ANCHE in capo

            all'utente

            la ringrazio per l'illuminazione. l'articolo
            parla invece di proprietà, testualmente: "tutto
            ciò che viene postato diventa di proprietà
            esclusiva della società". l'articolo parla genericamente e in generale, testualmente: " Spesso è proprio l'opposto: tutto ciò che viene postato diventa di proprietà esclusiva della società"e nel thread si parlava di altro
            se non le è chiara la
            differenza tra licenza d'uso e proprietà, non
            capisco a che titolo lei abbia postato
            qui.a me (a differenza del 99% di quelli che "postano" qui) è chiarissima

            poi ancora, quando l'utente si "ritira" da F

            insieme ai suoi dati, F perde la licenza solo
            che

            questo non vale per XYZ

            altrettanto falso. se viene revocata una licenza
            di cui una società fornisce a terzi delle
            sotto-licenze, come farà all'atto della revoca a
            fornirle ancora? a meno di magia nera,
            intendo.per prima cosa, chi ha parlato di sotto-licenze?per seconda cosa, se anche fosse occorre vedere i termini della sotto-licenzaper terza cosa (un esempio dai TOS di facebook): you grant us a non-exclusive, transferable , sub-licensable, royalty-free, worldwide license to use any IP content that you post a lei è chiaro cosa significa "transferable"?saluti
          • mindy la morka scrive:
            Re: bello ma sbagliato, CORREGGETE!
            - Scritto da: treacherous computing[...]
            per terza cosa (un esempio dai TOS di facebook):
            you grant us a non-exclusive,
            transferable , sub-licensable,
            royalty-free, worldwide license to use any IP
            content that you
            post

            a lei è chiaro cosa significa "transferable"?ma lui ti ha detto:"altrettanto falso. se viene revocata una licenza di cui una società fornisce a terzi delle sotto-licenze, come farà all'atto della revoca a fornirle ancora? a meno di magia nera, intendo."a questo che rispondi?la cosa mi interessa!
  • deathspell scrive:
    E il fisco?
    Il problema della consapevolezza dell'utente non e' presente solo per Internet, ma, spesso pure in modo molto più grave, anche nella cosiddetta RL.Detto questo la vera soluzione sta nel mantenere quelle garanzie di anonimato che hanno caratterizzato Internet fin dai primordi mediante l'uso di nickname a conoscenza solo del diretto interessato, così da costruire una seconda identità digitale associabile all'identità reale solo da parte delle autorità preposte (mediante l'associazione ip nominativo titolare dell'abbonamento e/o della connessione e quindi da quello poter quasi sempre risalire al soggetto titolare del nickname) e non da parte delle multinazionali.Il problema imho e' comunque un altro. Tutti i servizi tipo socia l network in cui vi sia un passaggio dei diritti di sfruttamento economico di quanto postato dagli utenti, comporta in linea di fatto un trasferimento di ricchezza a favore del soggetto che gestisce il sistema, sotto forma di dati economicamente valutabili (e pesantemente valutati e sfruttati in campo pubblicitario) reperiti a mezzo e causa di un'attività imprenditoriale di fornitura del servizio.Bene considerato che se mi faccio pagare una mia prestazione in natura (che so carciofi, cavolfiore o pane) devo comunque pagare le imposte sopra .... Google, facebook & co quanto pagano per i dati degli utenti ricevuti in pagamento del servizio offerto?Non sono forse quei dati dei valori economici? E su quelli non ci pagano imposte?
    • treacherous computing scrive:
      Re: E il fisco?
      - Scritto da: deathspell[...]
      Non sono forse quei dati dei valori economici? E
      su quelli non ci pagano
      imposte?lo sono eccome, e le tasse non le pagano...ma "loro" ci dicono che danno servizi gratuiti e il gregge ci crede tutto felice e contento... prova a spiegarlo a chi pensa di usare gratis i vari "servizi" (sa google a fb e va dicendo)...
      • oNxvjALwPTw teF scrive:
        Re: E il fisco?
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  • piersilvio scrive:
    Oggetto
    Mah non saprei
  • pinco pallo scrive:
    Mai sentito nulla di più ridicolo
    Come detto da qualcuno "open source = codici sorgenti liberi" ovvero ognuno contribuisce alla creazione del software finale, se dopo uno lo vuole vendere può farlo. Facebook e simili non invadono la privacy, ognuno è libero di non far parte della comunità di facebook, io scrivo nei forum, commento notizie, ma non mi sono mai iscritto a facebook perchè non voglio che parte della mia vita privata sia pubblica, non voglio che i colleghi con cui mi capita di uscire la sera sappiano chi sono i miei veri amici o riescano a carpire altri dettagli della mia vita privata ... la scelta sta nel singolo individuo, ognuno può scegliere dove salvare i dati e cosa farne.
    • pippuz scrive:
      Re: Mai sentito nulla di più ridicolo

      Facebook e simili non invadono la privacy, ognuno
      è libero di non far parte della comunità di
      facebookSemplifichi troppo:Un fornitore di servizi, qualsiasi essi siano, comunque deve rispettare delle regole (leggi, regolamenti, ...) e non soltanto i propri termini di servizio. Ovviamente con soggetti quali FB (o Google, o chi per essi) la regolamentazione è particolarmente difficile perché si tratta di enti sovranazionali (a cui è quindi difficile far digerire regolamentazioni specifiche per ogni Paese) e, soprattutto, perché operano in campi in cui le regole sono ancora in costruzione e che sono di recentissima (e mutevole) implementazione. Per farti un esempio terra terra, nessuno ti obbliga a passare su una strada con decine di camere di sorveglianza, ma coloro che le gestiscono devono trattare adeguatamente i dati (riprese, ora, data, ...) e sottostare a certe leggi (regolamenti, leggi, discipline, ...)2 La tua è comunque una libertà parziale, perché se tu non ti iscrivi non è detto che qualche tuo amico non si iscriva e pubblichi notizie che ti riguardano. Anche tu hai il diritto che le informazioni che ti riguardano siano tutelate.
    • mindy la morka scrive:
      Re: Mai sentito nulla di più ridicolo
      - Scritto da: pinco pallo
      Come detto da qualcuno "open source = codici
      sorgenti liberi" ovvero ognuno contribuisce alla
      creazione del software finale, se dopo uno lo
      vuole vendere può farlo.

      Facebook e simili non invadono la privacy, ognuno
      è libero di non far parte della comunità di
      facebook, io scrivo nei forumaltri forum, no? non roba di facebook.ad esempio ci sono aziende (un grosso gruppo di cinema multisala che conosco, per dirne uno) che lo hanno eletto a mezzo di comunicazione.io non sono riuscito a *non* loggarmi per fare delle rimostranze.
      , commento notizie,ma sempre NON in FB.e anche qui comunque il tuo IP è registrato, ci sono i cookies di svariate società
      ma non mi sono mai iscritto a facebook perchè non
      voglio che parte della mia vita privata sia
      pubblica, non voglio che i colleghi con cui mi
      capita di uscire la sera sappiano chi sono i miei
      veri amici o riescano a carpire altri dettagli
      della mia vita privata ...completamente d'accordo, la penso esattamente come te e così faccio, nonostante il proposito originario dello strumento sia una bella cosa: mettere in contatto gente di un gruppo che si è diviso e che vorrebbe comunque mantenere i contatti. C'era già classmates tanti anni fa.
      la scelta sta nel
      singolo individuo, ognuno può scegliere dove
      salvare i dati e cosa
      farne.Un po' si e un po' no.Alcuni strumenti non esistono, in forma corretta. Esistono solo con una gestione pessima della privacy.Se FB mi permettesse una gestione granulare del flusso delle MIE informazioni io lo gradirei, senza stare a oggiornare ogni XXXXXXXta o confonderlo con le varie app che mi dicono ci siano dentro (giochi, chat...). Ma così non è.Del resto ci sono casi in cui tu vai a fare una cosa e la gente ti vede: e poi parla. Non puoi evitarlo completamente.
  • Gerva scrive:
    -to be or not to be-
    "il megafono privato della bacheca invadente di qualche multinazionale. "peccato per il link a facebook,tweet e buzz sulla sinistra dell'articolo
    • treacherous computing scrive:
      Re: -to be or not to be-
      - Scritto da: Gerva
      "il megafono privato della bacheca invadente di
      qualche multinazionale."

      peccato per il link a facebook,tweet e buzz sulla
      sinistra
      dell'articololink??? quali link??? io non ne vedo... non mi dirai mica che non usi AdBlock o analogo!?
      • mindy la morka scrive:
        Re: -to be or not to be-
        - Scritto da: treacherous computing
        - Scritto da: Gerva

        "il megafono privato della bacheca invadente di

        qualche multinazionale."



        peccato per il link a facebook,tweet e buzz
        sulla

        sinistra

        dell'articolo

        link??? quali link???
        io non ne vedo...
        non mi dirai mica che non usi AdBlock o analogo!?è inutile fare i sofisti: l'uso NORMALE del pc e del browser ti mostrano quella roba.
    • mindy la morka scrive:
      Re: -to be or not to be-
      - Scritto da: Gerva
      "il megafono privato della bacheca invadente di
      qualche multinazionale.
      "


      peccato per il link a facebook,tweet e buzz sulla
      sinistra
      dell'articolosono loro che hanno scelto di pubblicare qui, non è certo PI - che li ospita - ad aver detto "a noi google ce fa schifo".no.quindi?
  • claudio tortorelli scrive:
    Utili e/o invadenti
    A questo proposito io dico la mia qui...http://mariarosa.mine.nu/index.php?option=com_content&view=article&id=552:linvadenza-o-lutilita-dei-social-network&catid=115:informatica
    • cognome scrive:
      Re: Utili e/o invadenti
      bravo, condivido.Bel network.Ciao.
    • Elions scrive:
      Re: Utili e/o invadenti
      - Scritto da: claudio tortorelli
      A questo proposito io dico la mia qui...

      http://mariarosa.mine.nu/index.php?option=com_contBell'intervento.Da questa parte:"n un mondo perfetto l'utente di Internet non dovrebbe preoccuparsi di celare la propria identità o salvaguardare i propri contenuti quanto di essere ben cosciente di quali parti di sè "devono" essere condivise e quali conservate. ", scaturisce la mia preoccupazione. Con un codice studiato come detto sopra si potrebbero contenere i rischi, visto che viviamo in un mondo imperfetto?
  • Elions scrive:
    Un codice a tutela della privicy
    Mi frulla da un pò l'idea che se si progettasse un codice gestito da una società pubblica, o anche dalla polizia postale, simile al codice fiscale, quindi univoco per ogni cittadino italino (con le caratteristiche per esserlo anche a livello mondiale (per es. aggiungendoci il suffusso .it o qlcs di simile), lo si potrebbe usare per iscriversi "anonimamente" a molti servizi, senza violarne la policy perchè comunque sempre rintracciabili dalle autorità del propio paese e quindi del mondo. Una sorta di nickname certificato, magari rilasciato pagando qlcsa, che nessuno potrebbe contestarci proprio perchè legale, anche da usare per es. nelle transazioni economiche via internet.Che ne pensate, sarebbe una cosa fattibile, utile?
    • shevathas scrive:
      Re: Un codice a tutela della privicy

      Che ne pensate, sarebbe una cosa fattibile, utile?e se qualcuno postasse che al codice 123456.it corrisponde il sign. Tizio Caio nato il... a...
      • Elions scrive:
        Re: Un codice a tutela della privicy
        - Scritto da: shevathas

        Che ne pensate, sarebbe una cosa fattibile,
        utile?

        e se qualcuno postasse che al codice 123456.it
        corrisponde il sign. Tizio Caio nato il...
        a...No, intendevo che il soggetto interessato dovrebbe mantenere segreto, come una password, il suo profilo corrispondente al suo codice. Poi se è lui volontariamente o per causa accidentale a rivelarlo in rete può, dietro nuovo pagamento, farsene rilasciare un altro dall'autorità preposta. Il codice sarebbe valido a tutti gli effetti di legge, come lo è il codice fiscale per molte cose. Sarebbe come una carta d'identità da usare in rete: anonima ma univoca per gli altri utenti internet ma non per la Polizia postale, per es.Se poi intendi che la moglie o partner tradita poterbbe divulgare il profilo in rete, senza il consenso dell'interessato, potrebbe benissimo prevedersi un reato serio di violazione della privicy per casi simili. Certo che poi per far valere la cosa non solo in Italia ci vorrebbbe un accordo internazionale (ma non vedo perchè la cosa non potrebbere essere fattibile anche in un ambito così allargato, dopotutto i protocolli internet non sono accettati universalmente?).
        • unaDuraLezione scrive:
          Re: Un codice a tutela della privicy
          contenuto non disponibile
          • Pilmar scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            - Scritto da: unaDuraLezione
            - Scritto da: Elions


            No, intendevo che il soggetto interessato

            dovrebbe mantenere segreto, come una password

            Nascerebbe un business di clamorose dimensione
            per società che collezionano le associazioni tra
            codice ed identità (per rivenderle, per
            pubblicità, per ricattare, per ...
            ).
            Ovviamente molte di queste società non si
            farebbero scrupoli e proverebbero ad ottenere
            tali associazioni tramite phishing, social
            engineering, trojan,
            quant'altro.Scusa l'intromissione, ma se fosse come un nickname "certificato"la sola differenza coi nickname che staimo usando noi ora è che lìlo potresti cambiare a pagamento, ma comunque cambiare si può, per cui quelle società si attaccherebbero, o no?
            Altre sociatà (magari statali) avrebbero comunque
            questa informazione in modo massivo, con la
            conseguenza che l'informazione sarebbe al di
            fuori del proprio controllo (ovvero può divenire
            pubblica anche se sono molto
            attento).Ti rifwerisci a casi come quelli in UK in cui si persero un cd con dati di cittadini ignari. Certo, è un rischio, ma mentre è più difficile cambiare i tuoi dati reali, un codice si può cambiare più faciplmente (ed anzi in casi come quello te lo dovrebbero cambiare gratis).


            il

            suo profilo corrispondente al suo codice. Poi se

            è lui volontariamente o per causa accidentale a

            rivelarlo in rete può, dietro nuovo pagamento,

            farsene rilasciare un altro dall'autorità

            preposta.

            Troppo tardi.
            Tutto quanto fatto in rete con l'illusione della
            privacy viene spifferato ai quattro venti. E
            sappiamo bene che è impossibile femrare
            l'informazione una volta che è
            disponibile.
            Ma non dovrebbere essere disponibile, il codice. Mi pare di aver capito.Una password personale normalmente non lo è.


            Se poi intendi che la moglie o partner tradita

            poterbbe divulgare il profilo in rete, senza il

            consenso dell'interessato, potrebbe benissimo

            prevedersi un reato serio di violazione della

            privicy per casi simili.

            Il deterrente non serve storicamente a quasi
            nulla.
            Il fatto poi che lei venga punita non mi
            ripagherebbe assolutamente il
            danno.Se è condannata al risarcimento, perchè non ti ripagherebbe?
            In soldoni la tua proposta aumenta
            considerevolmente tutti i rischi e non mi dà
            praticamente nulla in
            cambio.Mah, a me pare che qualcosa cambierebbe.
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            contenuto non disponibile
          • Pilmar scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            - Scritto da: unaDuraLezione
            - Scritto da: Pilmar
            Non ti rispondo punto per punto, ma ti illustro
            volentieri perché quel procedimento ha più
            difetti che
            vantaggi.Certo, nessun sistema può essere perfetto.Vedilo come un sistema per rafforzare la privacy: i miei dati reali in mano ad una sola autorità sono più al sicuro che non in mano a numerosi gestori di servizi vari, specie se molti di questi son gratuiti e quindi con maggiori possibilità di avere lacune sul lato privacy.
            Il vantaggio dell'ID unico a livello mondiale per
            te utente, sarebbe che utilizzi lo stesso ID,
            senza dover dire esplicitamente chi sei, in tutti
            i servizi che richiedono
            registrazione.Non necessariamente. Non mi pare sia sia esclusa la possibilitàdi avere più ID, basta pagarli (presumo che il servizio che l'autorità preposta dovrebbe fornire avrebbe un costo, ovviamente).Magari se ne userebbe uno perchattare, un altro per cose più serie, ecc. Un pò come l'indirizzo e-mail: io per es. non uso il mio principale, più importante, per registrarmi in quei siti dove so esserci la possibilità di ricevere spam. E infatti sul primo non ne ricevo praticamente mai.
            Tu utilizzeresti lo stesso ID per un periodo più
            o meno lungo, almeno fino a quando qualcuno, in
            un modo è nell'altro, riuscirà ad ottenere la tua
            identità e la rivenderà così come oggi si
            rivendono indirizzi email
            validi.
            Bene, nel momento in cui la tua identità verrà
            svelata e venduta, allora *tutto* ciò che avrai
            scritto, pubblicato, letto, ... sarà associato al
            tuo nome e cognome e sarà a disposizione di
            chiunque sia disposto a pagare per 'ispezionare
            la tua vita' o per fare marketing mirato, o per
            fare phishing elegante (errori di grammatica a
            parte, il phishing odierno spesso fallisce perché
            non ti chiama mai col tuo vero
            nome).
            Però è stato previsto un reato di violazione della privacy, se non erro.Certo che poi questo Id e relative violazioni dovrebbero essere riconosciute globalmente. Se qualcuno per es. ti diffama su internet coi tuoi veri dati, OGGI tu puoi sporgere denuncia e -credo- la cosa possa estendersi globalmente (lasciAmo ora stare il fatto che in pratica tutto poi dipende dalla graVITà, ECC.)
            Oggi invece, il mio account su Punto-Informatico
            può essere associato alla mia identità solo se lo
            rivelo io o se un giudice decide che devo essere
            identificato.Il giudice e solo lui avrà sempre modo di identificarti se avrà giustificati motivi.
            Ma anche se fosse:
            -tutti i miei account su altri siti rimarrebbero
            'anonimi'
            -l'informazione non sarebbe rivendibile, perché a
            nessuno interessano gli interventi su un singolo
            sito.

            In pratica il vantaggio dell'ID unico è anche il
            suo
            difetto.E se fosse Id plurimo come detto sopra?Mi pare di aver capito che L' ID dovrebbe servire per velocizzare, oltre che per meglio anonimizzare ( render più solida la privacy dell'utente). Se mi iscrivo con l'id legalmente riconosciuto ad un servizio che oggi invece richiede tutti i miei dati reali, pena la non iscrizione, ho più possibilità o no di tutelare la mia privacy?
          • www scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            quello che proponi è in pratica: sistema "posta" certificata universale + obbligo di usare questi account per le iscrizioni a social/altro pubblici... non cambierebbe molto tranne il fatto di essere schedati... no grazie.
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            contenuto non disponibile
          • Pilmar scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            privacy
            totalmente al di fuori del mio
            controllo.E' già oggi al di fuori del tuo controllo.Quando prendi una sim o più sim ora i tuoi dati li gestisce un qualsiasi pinco pallino del negozio. Lo stesso quando comunichi per telefono con l'assitenza adsl o altri servizi. Li può vedere la commessa preposta al supermarket e così via. Troppe persone non AFFIDABILI già ora manipolano i tuoi dati. Meglio poche, anzi pochissime e responsabilizzate per farlo.Non dico che sarebbe semplice realizzare il tutto, ma non mi parrebbe tanto inefficace. Certo, ci sarebbe dei costi. Ma in definitiva nulla di valore è gratis a questo mondo!
          • shevathas scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy


            -mi iscrivo su pixmania col tuo fantomatico ID,

            la persona a cui recapitare il pacco la

            estraggono a sorte dall'elenco dei residenti in

            Italia? No, devo dare il mio recapito: anche in

            questo caso l'ID non mi tutela in nessun

            modo.


            Invece si, se tu usi l'ID potrebbero benissimo
            spedirti il
            pacco
            presso un uffcio postale di tua scelta- più o
            meno lontano dalla tua residenza (dipende dal
            livello di privacy che desideri) presso il quale
            vai a ritirarlo semplicemente identificandoti col
            tuo id. Che bisogno hanno dei tuoi dati
            reali?domanda come possono le poste appurare che a quell'ID corrisponda realmente alla persona fisica che viene a ritirare il pacco ? il tipo dovrebbe autenticarsi in qualche modo all'ufficio postale. E usare una coppia ID e password mi sembra una forma abbastanza debole di identificazione.
            Anzi sarebbe sprecato e controproducente usare
            L'id. Quello ti servirebbe per stipulare un
            contratto adsl, per es, a distanza. Al provider
            dovrebbe bastare per attivare il contratto, non
            gli servirebbe nemmeno subito il tuo indirizzo,
            glielo comunicherebbe in seguito l'autorità
            preposta
            semplicemente dicendogli che ANCHE il tuo
            indirizzo ha diritto perchè ha pagato e lo stesso
            per eventuali riparazioni ecc. Agirebbe come
            Interposta persona. La società telefonica non
            avrebbe modo, pur sapendo che al tuo Id
            corrispopnde l'ativazione di un contratto, di
            sapere i tuoi dati
            reali.
            Se devi attivare un sim per telefonia mobile,
            comunichi al negoziante solo il tuo Id: a lui
            deve bastare per
            legge.purtroppo il mero ID non potrebbe bastare. Devi anche essere certo dell'associazione fra ID e persona fisica. Io magari voglio attivare una sim non a nome mio, per motivi di "riservatezza" e uso un ID letto a caso su internet, o carpito con qualche sito civetta o mail di pishing.
          • Pilmar scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            - Scritto da: shevathas
            domanda come possono le poste appurare che a
            quell'ID corrisponda realmente alla persona
            fisica che viene a ritirare il pacco ? il tipo
            dovrebbe autenticarsi in qualche modo all'ufficio
            postale. E usare una coppia ID e password mi
            sembra una forma abbastanza debole di
            identificazione.
            Perchè sarebbe debole? Se poi magari ci aggiungi che ad ogni operazione fatta col tuo Id deve corrispondere un sms di notifica sul tuo cellulare-come quello che mandano le banche per operazioni allo sposrtello automatico- tu sei garantito e le poste pure (gli basterebbe farglielo leggere). Pensi forse che oggi quando l'impiegato postale vede la tua carta d'identità sia davvero in grado di sapere se è falsa o no?Dovrebbe proprio esser stata falsificata coi piedi perchè ciò avvenisse!!!

            Anzi sarebbe sprecato e controproducente usare

            L'id. Quello ti servirebbe per stipulare un

            contratto adsl, per es, a distanza. Al provider

            dovrebbe bastare per attivare il contratto, non

            gli servirebbe nemmeno subito il tuo indirizzo,

            glielo comunicherebbe in seguito l'autorità

            preposta

            semplicemente dicendogli che ANCHE il tuo

            indirizzo ha diritto perchè ha pagato e lo
            stesso

            per eventuali riparazioni ecc. Agirebbe come

            Interposta persona. La società telefonica non

            avrebbe modo, pur sapendo che al tuo Id

            corrispopnde l'ativazione di un contratto, di

            sapere i tuoi dati

            reali.

            Se devi attivare un sim per telefonia mobile,

            comunichi al negoziante solo il tuo Id: a lui

            deve bastare per

            legge.

            purtroppo il mero ID non potrebbe bastare. Devi
            anche essere certo dell'associazione fra ID e
            persona fisica. Stessa soluzione che per l'es. sopra.
            Io magari voglio attivare una sim
            non a nome mio, per motivi di "riservatezza" e
            uso un ID letto a caso su internet, o carpito con
            qualche sito civetta o mail di
            pishing.Già risposto sopra.Il rischio potrebbe esserci sempre, ma quando ci associ una buona password, la notifica via e-mail ed sms e se vuoi, per cose più rilevanti anche il cartaceo facendolo passare per l'interposta persona dell'autorità che gestisce gli Id, non mi pare che la cosa non potrebbe funzionare.Tra l'altro, per ovviare al ruschio di concentrare troppi dati nelle mani di una sola autorità di gestione Id, potrebbe benissimo prevedersi un numero di operatori (es. una decina in Italia), ben selezionati e certificati, cui rivolgersia propria scelta.Un'altra cosa. Mica è detto che il ricorso a questo Id debba essere obbligatorio. Chi lo vuole, perchè ritiene così la propria privacy meglio tutelata, lo richiederà. Chi no, continuerà come adesso.
          • shevathas scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy

            Perchè sarebbe debole? sniffare una password è più facile che falsificare una carta di identità. Diciamo che per semplici acquisti e ritiro pacchi lo sbattimento della falsificazione di una carta è di molto superiore al guadagno potenziale che si avrebbe.
            Se poi magari ci aggiungi
            che ad ogni operazione fatta col tuo Id deve
            corrispondere un sms di notifica sul tuo
            cellulare-come quello che mandano le banche per
            operazioni allo sposrtello automatico- tu sei
            garantito e le poste pure (gli basterebbe
            farglielo leggere). Sarebbe da espandere. Potrebbe funzionare se funziona come il generatore di numeri casuali che ti danno le banche: uid, pw e numero pseudocasuale.
            Pensi forse che oggi quando
            l'impiegato postale vede la tua carta d'identità
            sia davvero in grado di sapere se è falsa o
            no?vedi sopra.
          • Pilmar scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            - Scritto da: shevathas
            Sarebbe da espandere. Potrebbe funzionare se
            funziona come il generatore di numeri casuali che
            ti danno le banche: uid, pw e numero
            pseudocasuale.
            Certo, perchè no? Si può migliorare quanto vuoi.
          • si si scrive:
            Re: Un codice a tutela della privicy
            mitico
    • treacherous computing scrive:
      Re: Un codice a tutela della privicy

      Che ne pensate, sarebbe una cosa fattibile, utile?totalmente inutileperaltro, come ampiamente argomentato nell'articolo, non si tratta di cercare "soluzioni" tecniche o giuridiche: non sta lì il punto, il problema è altro
    • mindy la morka scrive:
      Re: Un codice a tutela della privicy
      - Scritto da: Elions
      Mi frulla da un pò l'idea che se si progettasse
      un codice gestito da una società pubblica, o
      anche dalla polizia postale, simile al codice
      fiscale, quindi univoco per ogni cittadino
      italino (con le caratteristiche per esserlo anche
      a livello mondiale (per es. aggiungendoci il
      suffusso .it o qlcs di simile), lo si potrebbe
      usare per iscriversi "anonimamente" a molti
      servizi, senza violarne la policy perchè comunque
      sempre rintracciabili dalle autorità del propio
      paese e quindi del mondo. Una sorta di nickname
      certificato, magari rilasciato pagando qlcsa, che
      nessuno potrebbe contestarci proprio perchè
      legale, anche da usare per es. nelle transazioni
      economiche via
      internet.
      Che ne pensate, sarebbe una cosa fattibile, utile?sarebbe fargli un favore.quanto credi ci starebbero a metterli in relazione?
  • Blender scrive:
    errata
    "tutto ciò che viene postato diventa di proprietà esclusiva della società, (ri)leggetevi i TOS (Terms of Service)"ma anche no:"l'utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo [...] la Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina i Contenuti IP presenti sul suo account"
    • Blender scrive:
      Re: errata
      mi permetto il nefando lusso di quotarmi da solo, perché vedo che l'articolo non è stato modificato e la distinzione del mio post non è ritenuta rilevante. poi non parliamo però di diritto all'informazione.- Scritto da: Blender
      "tutto ciò che viene postato diventa di proprietà
      esclusiva della società, (ri)leggetevi i TOS
      (Terms of
      Service)"
    • treacherous computing scrive:
      Re: errata
      - Scritto da: Blender
      "tutto ciò che viene postato diventa di proprietà
      esclusiva della società, (ri)leggetevi i TOS
      (Terms of
      Service)"

      ma anche no:ma anche si:
      "l'utente fornisce a Facebook una licenza non
      esclusiva, trasferibile, che può essere concessa
      come sotto-licenza, libera da royalty e valida in
      tutto il mondo [...] per cui F la trasferisce a PIPPO
      la Licenza IP termina nel
      momento in cui l'utente elimina i Contenuti IP
      presenti sul suo
      account"per cui FB perde la licenza avuta dall'utente... ma PIPPO non la perde mica...e l'utente se la prende nel c..o
      • mindy la morka scrive:
        Re: errata
        - Scritto da: treacherous computing
        - Scritto da: Blender

        "tutto ciò che viene postato diventa di
        proprietà

        esclusiva della società, (ri)leggetevi i TOS

        (Terms of

        Service)"



        ma anche no:

        ma anche si:


        "l'utente fornisce a Facebook una licenza non

        esclusiva, trasferibile, che può essere concessa

        come sotto-licenza, libera da royalty e valida
        in

        tutto il mondo [...]

        per cui F la trasferisce a PIPPO


        la Licenza IP termina nel

        momento in cui l'utente elimina i Contenuti IP

        presenti sul suo

        account"

        per cui FB perde la licenza avuta dall'utente...
        ma PIPPO non la perde
        mica...

        e l'utente se la prende nel c..owe guarda un po' il signor blender non ritiene rilevante il tuo contributo, dopo essersene tanto lamentato ...
  • gerry scrive:
    Io ho un'idea
    Siccome non ho capito bene dove vuole andare a parare con questo articolo tranne che stanno cercando idee, io butto la mia.Smettiamo di preoccuparci della raccolta dei dati, perché è inutile. E' impossibile perché una volta che metti un dato su internet ne hai perso il controllo, il P2P lo ha ampiamente dimostrato. Se non li metti invece a cosa serve internet visto che da progetto è una rete di interscambio dati fra più nodi?Facciamo una cosa più furba: iniziamo a punire seriamente non chi raccoglie i dati ma chi li usa in modo fraudolento. Chi li usa per spammare, chi li usa per discriminare, chi li usa per avere potere su di noi.Ma facciamogli male a questi, non diamogli una multina e una pacchetta sulla spalla come adesso. Li mettiamo al gabbio per un po' cosi gli passa la voglia.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 24 dicembre 2010 13.28-----------------------------------------------------------
    • embe scrive:
      Re: Io ho un'idea
      - Scritto da: gerry
      Siccome non ho capito bene dove vuole andare a
      parare con questo articolo tranne che stanno
      cercando idee, io butto la
      mia.

      Smettiamo di preoccuparci della raccolta dei
      dati, perché è inutile. E' impossibile perché una
      volta che metti un dato su internet ne hai perso
      il controllo, il P2P lo ha ampiamente dimostrato.Vero qualsiasi dato immesso sulla rete diventa immediatamente "pubblico"

      Se non li metti invece a cosa serve internet
      visto che da progetto è una rete di interscambio
      dati fra più
      nodi?Più che altro servirebbe una maggiore consapevolezza delle persone che postano i loro dati sulla rete: tanto per dire, chi scriverebbe il proprio nome e cognome su un bagno pubblico, corredandoli anche di fototessera (o anche di intero set fotografico, per far vedere al mondo quanto sò belli)?

      Facciamo una cosa più furba: iniziamo a punire
      seriamente non chi raccoglie i dati ma chi li usa
      in modo fraudolento. Chi li usa per spammare, chi
      li usa per discriminare, chi li usa per avere
      potere su di
      noi.Se si riuscisse a beccarli...Gli spammer, quelli veri, quelli che spediscono milioni di email al giorno comprano gli indirizzi email da qualcuno, non è che sempre se li inventano...Quel qualcuno può averli avuti in qualsiasi modo, utilizzando crawler per rilevare gli indirizzi pubblicati sui siti, ma può essere anche qualche gestore di forum poco serio! Insomma, in mancanza di colpevoli certi, è come se non ci fossero colpevoli. Ma la seccatura rimane...
      Ma facciamogli male a questi, non diamogli una
      multina e una pacchetta sulla spalla come adesso.
      Li mettiamo al gabbio per un po' cosi gli passa
      la
      voglia.Anche se gli dai una multona, non è che le cose cambiano! Devono essere gli utenti, secondo me, ad essere custodi della propria privacy. Se non ne sono in grado, è inutile che si lamentino!
      • ... scrive:
        Re: Io ho un'idea
        - Scritto da: embe
        - Scritto da: gerry

        Ma facciamogli male a questi, non diamogli una

        multina e una pacchetta sulla spalla come
        adesso.

        Li mettiamo al gabbio per un po' cosi gli passa

        la

        voglia.

        Anche se gli dai una multona, non è che le cose
        cambiano! Devono essere gli utenti, secondo me,
        ad essere custodi della propria privacy. Se non
        ne sono in grado, è inutile che si
        lamentino!Le cose non sono cosi semplici come potrebbero sembrare a prima vista. L'utente deve stare attento è vero, ma a volte il problema sono quelli che gli altri utenti sanno di te. Vedere Facebook tanto per capirci. Perciò ben vengano i controlli e le sanzioni adeguate.Poi però rimarrebbe sempre l'annoso problema di chi controlla il controllore.
        • Mela avvelenata scrive:
          Re: Io ho un'idea
          - Scritto da: ...

          Le cose non sono cosi semplici come potrebbero
          sembrare a prima vista.

          L'utente deve stare attento è vero, ma a volte il
          problema sono quelli che gli altri utenti sanno
          di te. Vedere Facebook tanto per capirci. Perciò
          ben vengano i controlli e le sanzioni
          adeguate.E' vero che l'utente non ha controllo diretto sulle informazioni che gli altri sanno dell'utente. Ma è anche vero che l'utente stesso dovrebbe essere abbastanza intelligente da non far sapere agli amici e/o conoscenti (a volte pure parenti!) proprio tutto di sè...ma questo è un problema anche nella vita "reale": il gossip, ahimè, non conosce limiti! Comunque, prima delle sanzioni, ci vorrebbero le "legnate" alla gente, giusto che capiscano cosa è meglio che tengano per sè e cosa possono rivelare al mondo intero (se uno non ci arriva proprio da sè)!
          Poi però rimarrebbe sempre l'annoso problema di
          chi controlla il
          controllore.E chi controlla Internet? Alla fin fine nessuno...Il problema principale resta sempre quello: educare le masse che fanno un uso (ed abuso) smodato dei social network, spiegare loro tutti i vantaggi e tutte le insidie del mezzo, ed invitarli ad un uso consapevole! Chi lo farà? Chi si prenderà l'onere di formare le nuove generazioni all'utilizzo della rete? Si spera le istituzioni scolastiche, anche se ho i miei dubbi...
    • cognome scrive:
      Re: Io ho un'idea
      - Scritto da: gerry
      Siccome non ho capito bene dove vuole andare a
      parare con questo articolo tranne che stanno
      cercando idee, io butto la
      mia.E' il punto della situazione attuale.Di idee ce ne sarebbero a iosa, ma come combattere questi mostri del web?La gente ha dato loro questo potere, perchè ha preso tutto cio che c'era da prendere "gratis", in cambio di una silenziosa schedazione di dati e profilazioni.Io lo vedo come un treno che corre a tutta velocità verso il baratro senza piu conducente, pieno di passeggeri ignari di quel che sta accandendo, affascinati da tutti gli orpelli inutili e luccicanti che possono prendere gratuitamente nel loro vagone.
    • ... scrive:
      Re: Io ho un'idea
      Mi sembra una proposta valida e molto intelligente. Quasi banale, ma tremendamente valida.
      • Nome e Cognome scrive:
        Re: Io ho un'idea
        ...abbiamo prigioni che "straripano" di criminali e tu vuoi metterci dentro quattro spammer sfigati che sanno usare google translate a malapena?fatti un filtro su gmail che è meglio...
    • pippo75 scrive:
      Re: Io ho un'idea

      Facciamo una cosa più furba: iniziamo a punire
      seriamente non chi raccoglie i dati ma chi li usa
      in modo fraudolento. Chi li usa per spammare, chi
      li usa per discriminare, chi li usa per avere
      potere su di noi.ma allora sei come i nostri politici, non ti ricordo che internet non è solo in Italia, basta che questo cattivo si trovi in un paese estero che ti trovi fermo.
      Ma facciamogli male a questi, non diamogli una
      multinaMandi le multe in giro per il mondo?
    • mindy la morka scrive:
      Re: Io ho un'idea
      - Scritto da: gerry
      Siccome non ho capito bene dove vuole andare a
      parare con questo articolo tranne che stanno
      cercando idee, io butto la
      mia.e in effetti hai già centrato in pieno un problema di questo articolo.lo capiscono quelli che non hanno bisogno di leggerlo.
      Smettiamo di preoccuparci della raccolta dei
      dati, perché è inutile. E' impossibile perché una
      volta che metti un dato su internet ne hai perso
      il controllo, il P2P lo ha ampiamente dimostrato.non sono d'accordo.chiaramente tu mi dici: non metterceli, stop.ma non mi sta bene. Questo dà ragione a chi si comporta male, dando filo da torcere e dando "del XXXXXXXXXX" all'utente normale, solo perché è stato un po' ingenuo e non si è comportato da paranoico.
      Se non li metti invece a cosa serve internet
      visto che da progetto è una rete di interscambio
      dati fra più
      nodi?Vedila come se fosse il telefono: il telefono serve e funziona. Ma non lo userei se sapessi che ogni conversazione è registrata e immagazzinata.Per ora possiamo aspettarci che non lo sia, non quella di me che spettegolo della panza del mio collega con una mia amica.Eppure è forse questo uno degli argomenti che mi seccherebbe venisse identificato: spesso siamo tutti meschini e maligni... ci sfoghiamo a sparlare della gente.
      Facciamo una cosa più furba: iniziamo a punire
      seriamente non chi raccoglie i dati ma chi li usa
      in modo fraudolento. Se sai cosa significa la parola, sai che questo è già punito.Se intendi dire in modo scorretto, allora già l'uso è scorretto.
      Chi li usa per spammare, chi
      li usa per discriminare, chi li usa per avere
      potere su di
      noi.Quindi la semplcie raccolta o la dichiarazione che i nostri contributi autoriali sono DI LORO proprietà ...
      Ma facciamogli male a questi, non diamogli una
      multina e una pacchetta sulla spalla come adesso.
      Li mettiamo al gabbio per un po' cosi gli passa
      la
      voglia.ha ha :)d'accordo... ;)
      • si si scrive:
        Re: Io ho un'idea
        sei veramente puntuale e logica mindy, io ho pure la panza e se da cosa nasce cosa, ridendoci sopra, potremmo parlare in pausa caffè delle malelingue che imperversano e sorprendendole, punirle con un adeguato spam..
  • pinco pallino scrive:
    pubblicato significa reso pubblico
    e reso pubblico non significa renderne pubblica la proprietà. L'articolo andrebbe quindi corretto con queste elementari definizioni che non sono affatto in contrasto con i termini di servizio di facebook.Mi continuo a stupire di certi errori sempliciotti con l'unico scopo di polemizzare dove non c'è nulla di cui polemizzare
    • gerry scrive:
      Re: pubblicato significa reso pubblico
      - Scritto da: pinco pallino
      e reso pubblico non significa renderne pubblica
      la proprietà. Questo su un piano meramente teorico, lo sanno benissimo le major che continuano a dire che i prodotti rilasciati non sono di pubblico dominio mentre il pubblico dominio se ne sbatte e li distribuisce ugualmente ovunque
    • sentinel scrive:
      Re: pubblicato significa reso pubblico
      - Scritto da: pinco pallino
      e reso pubblico non significa renderne pubblica
      la proprietà. L'articolo andrebbe quindi corretto
      con queste elementari definizioni che non sono
      affatto in contrasto con i termini di servizio di
      facebook.
      Mi continuo a stupire di certi errori
      sempliciotti con l'unico scopo di polemizzare
      dove non c'è nulla di cui
      polemizzareSi, bravo. Poi per esempio fèssbuk potrebbe passare la tua fotodell'avatar (che all'atto dell'iscrizione è quindi diventata anche sua)ad una azienda partner per farla stampare sulla carta igienica.
      • pinco pallino scrive:
        Re: pubblicato significa reso pubblico
        e visto che l'ho scritto anche io direi che siamo d'accordo. Mi riferisco al fatto che nell'articolo hanno fatto perno su definizioni errate.Rileggi please!
    • ruppolo scrive:
      Re: pubblicato significa reso pubblico
      - Scritto da: pinco pallino
      e reso pubblico non significa renderne pubblica
      la proprietà.Vallo a dire all'esercito di ladri di musica e film...
      • Luenberger scrive:
        Re: pubblicato significa reso pubblico
        Che sarebbero quelli che ti rapinano quando li vai ad acquistare?
        • ruppolo scrive:
          Re: pubblicato significa reso pubblico
          - Scritto da: Luenberger
          Che sarebbero quelli che ti rapinano quando li
          vai ad
          acquistare?No, sarebbero quelli che prendono senza pagare.Nessuno mi rapina quando vada ad acquistare, perché non sono obbligato ad acquistare.
          • uno qualsiasi scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico

            No, sarebbero quelli che prendono senza pagare.Guarda che nessuno prende niente. Si va una copia, e basta. E tra l'altro, si fa una copia di un film o di un brano di musica che ti è stato dato dal proprietario (vale a dire da chi l'ha comprato), non glielo prendi contro la sua volontà. Se qualcuno vuole copiare un brano di musica che hai tu (magari perchè l'hai comprato da itunes), di certo non ti prendo il lettore mp3 mentre tu guardi da un'altra parte, per fare una copia del contenuto e poi rimettere il lettore al suo posto prima che tu te ne accorga; te lo chiede, e se non vuoi passarglielo nessun problema, amici come prima: lo chiederà a qualcun altro. Quindi, come fai a dire che ha rubato qualcosa?
          • cognome scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            - Scritto da: uno qualsiasi
            Quindi, come
            fai a dire che ha rubato
            qualcosa?E' il solito problema che cade per l'ennesima volta nell'ambiguità: ergo non è un problema, ma che ha degli interessi, vuole a tutti i costi che lo diventi a tutti gli effetti.Si parla di furto quando c'è una sottrazione, di un oggetto materiale (denaro incluso).Non mi risulta che i beni eterei, nella fattispecie BIT, rientrino nella categoria degli "oggetti" materialmente sottraibili.Ma con qualche bustarella nella tasca giusta, tutto diventa magicamente realtà.Ehhh potenza del denaro...Poi ci sono quelli che, per giustificare la loro compulsione da shopping, sparano a zero sugli altri, dimostrando essenzialmente due cose:- il detto "meglio tacere e dare l'impressione di essere stupidi che parlare e togliere ogni dubbio" è valido, infatti qui qualcuno parla e dimostra tutto il contrario di quel che vorrebbe apparire :D- se tu decidi di comprare acqua minerale in bottiglia, io non sono obbligato a farlo, perchè mi basta attingere l'acqua dalla fontana. Non per questo valgo meno di te, anzi, è l'esatto opposto.Mi fermo qui, sennò diventa un sermone e non vale la pena sprecare tempo con chi misura il prossimo in certi termini: non mi capirebbe.Non tu, il tizio sopra.
          • pippo75 scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico


            Si parla di furto quando c'è una sottrazione, di
            un oggetto materiale (denaro
            incluso).parlano anche di furto di identità, furto di privacy, furto di idee, che mondo.Pagare per un programma, quando copiandolo posso averlo gratis.Al limite esiste astalavista dove cercare la cura.
          • uno qualsiasi scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico

            parlano anche di furto di identità, furto di
            privacyEsatto: se io assumo la tua identità, non puoi più usarla tu. Quindi, te la tolgo.
            , furto di idee, Un'idea non si può rubare (a meno che tu non l'abbia scritta da qualche parte, per non doverla tenere a memoria, ti rubano il foglio, e tu non ti ricordi più cosa ci avevi scritto). Se però tu hai ancora l'idea non te l'hanno rubata.Al massimo, ti possono rubare la paternità di un'idea (vale a dire, far passare per propria l'idea avuta da un'altro)
            Pagare per un programma, quando copiandolo posso
            averlo
            gratis.Infatti, ciò è privo di senso, e non va fatto. Io pago se ho bisogno di qualcuno che mi faccia un lavoro specifico (una modifica, un programma su commissione, una installazione molto complessa...); fare una copia non richiede nessuna competenza particolare, me la posso fare da solo.
          • Sgabbio scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            Peccato che che il plagio, lo scambio di persona E' la violazione della privacy (non esiste il furto di privacy) sono cose totalmente diverse.Perchè il furto d'identià si tratta di spacciarsi per un'altro, il paglio e spacciare una cosa fatta da altri come tua, la violazione della privacy e una cosa totalmente diversa....suvvia....
          • pippo75 scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            - Scritto da: Sgabbio
            Peccato che che il plagio, lo scambio di persona
            E' la violazione della privacy (non esiste il
            furto di privacy) sono cose totalmente
            diverse.Premetto che non dico di condividere, ma stando a quanto ho "imparato" su PI il furto di identità è impossibile a meno che tu ne rimanga senza.
            Perchè il furto d'identià si tratta di spacciarsi
            per un'altro, il paglio e spacciare una cosa
            fatta da altri come tua, la violazione della
            privacy e una cosa totalmente
            diversa.

            ...suvvia....sono d'accordo, ma visto da quanto mi hanno risposto il furto vuole dire sottrarre materiale fisico ( e solo quello ).Poi i trollini, prezzemolini, galoppini e altro, pagati delle major ( e dai politici ) come il sottoscritto usano la parola furto anche per i beni non materiali.Non dico di essere d'accordo, ma il pensiero molto diffuso che ho letto qui, è questo.
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            contenuto non disponibile
          • MeX scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico

            'cosa mobile' = materiale o energia elettrica
            'sottraendola' = non è più a disposizione del
            danneggiato (prima del reato l'aveva, dopo il
            reato
            no)se mi attacco al tuo contatore mica ti sottraggo energia elettrica... la paghi al posto mio...
          • krane scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            - Scritto da: MeX

            'cosa mobile' = materiale o energia elettrica

            'sottraendola' = non è più a disposizione del

            danneggiato (prima del reato l'aveva, dopo il

            reato no)
            se mi attacco al tuo contatore mica ti sottraggo
            energia elettrica... la paghi al posto mio...Quindi lui ne paga un tot di cui non usufruisce perche' tu glel'hai sottratta.
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            contenuto non disponibile
          • pippuz scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            furtoNon è che tu non puoi più utilizzare l'energia se qualcuno utilizza quella che tu paghi. Semplicemente tu ci rimetti dei soldi, ma questo vale anche la musica o altro.
          • Funz scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            furto

            Non è che tu non puoi più utilizzare l'energia se
            qualcuno utilizza quella che tu paghi.Certo che non può più utilizzare l'energia che qualcuno gli ha sottratto... al massimo ne può utilizzare *dell'altra*, si ha eccome una sottrazione di un bene fisico (gli elettroni!).Come attaccarsi al tubo dell'acqua del vicino, stessa cosa.
          • si si scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            gli elettroni non li conserverai mai per il fururo..
          • Funz scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            - Scritto da: si siAlla faccia del gravedigging
            gli elettroni non li conserverai mai per il
            fururo..Strano, nelle mie pile ne conservo un po' :p
          • unaDuraLezione scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            contenuto non disponibile
          • uno qualsiasi scrive:
            Re: pubblicato significa reso pubblico
            Certo che me la sottrai: il contatore dopo un certo assorbimento salta, e se ti attacchi anche tu mi limiti l'energia che ho a disposizione.
        • Sgabbio scrive:
          Re: pubblicato significa reso pubblico
          Esattamente :D
    • mindy la morka scrive:
      Re: pubblicato significa reso pubblico
      - Scritto da: pinco pallino
      e reso pubblico non significa renderne pubblica
      la proprietà. L'articolo andrebbe quindi corretto
      con queste elementari definizioni che non sono
      affatto in contrasto con i termini di servizio di
      facebook.
      Mi continuo a stupire di certi errori
      sempliciotti con l'unico scopo di polemizzare
      dove non c'è nulla di cui
      polemizzaretanto non ti rispondono, non ti badano nemmeno un po' di striscio.scrivono e se ne vanno.
  • Rokcbnext scrive:
    Freesoftware è diverso da Open source
    Why Free Software is better than Open Sourcehttp://www.gnu.org/philosophy/free-software-for-freedom.html
  • anonimo scrive:
    Standing ovation
    Finalmente qualcuno che non si e' ancora del tutto rinXXXXXXXXto. Grazie.
    • sentinel scrive:
      Re: Standing ovation
      - Scritto da: anonimo
      Finalmente qualcuno che non si e' ancora del
      tutto rinXXXXXXXXto.
      Grazie.Quoto++;
    • tinella scrive:
      Re: Standing ovation
      - Scritto da: anonimo
      Finalmente qualcuno che non si e' ancora del
      tutto rinXXXXXXXXto.
      Grazie.il problema è che si rivolge a chi? a chi è già d'accordo? a chi già non si è del tutto rinXXXXXXXXto?no! si rivolge a chi si è rinXXXXXXXXto. E allora lo devi fare in modo più semplice, più chiaro: farti capire.
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