Il Governo: SKY è in regola

Un botta e risposta al Senato disegna la posizione dell'Esecutivo sulla manovra di SKY Italia su NDS, decoder e contratti. Il senatore Fabris (Udeur): diminuita la libertà dei cittadini
Un botta e risposta al Senato disegna la posizione dell'Esecutivo sulla manovra di SKY Italia su NDS, decoder e contratti. Il senatore Fabris (Udeur): diminuita la libertà dei cittadini


Roma – SKY Italia ancora una volta al centro del dibattito e ancora una volta proprio a causa delle sue recenti manovre per passare alla codifica NDS. In una interpellanza il senatore Mauro Fabris (Udeur) ha infatti attaccato le politiche di SKY, a suo dire lesive dei diritti degli utenti e non rispettose delle normative. Ma il Governo, per bocca del sottosegretario Baldini , ha risposto sostenendo la legittimità dei comportamenti di SKY (vedi resoconto della seduta del Senato). Un dibattito di estremo interesse che si inserisce nella tortuosa e complessa rotta intrapresa da SKY Italia dallo scorso maggio e che segue una precedente interrogazione sempre dello stesso Fabris sull’intera vicenda.

Di seguito i passi salienti dell’interpellanza, della risposta di Baldini e della successiva replica di Fabris.

Secondo Fabris, SKY non mette a disposizione dei produttori di decoder e degli stessi consumatori le specifiche del sistema di codifica NDS sul quale la società detiene l’esclusiva e che, come noto, è necessario per visualizzare i canali SKY. “La conseguenza diretta di tale situazione – spiega Fabris – è che gli utenti di SKY non potranno più vedere con il nuovo decoder una vasta serie di canali, a pagamento e non, salvo decidano di dotarsi di due diversi impianti, due diversi telecomandi, due diversi sistemi di sintonizzazione, due prese SCART, diversi metri di cavi e, in certi casi, addirittura di due parabole”.

Chi invece rifiutasse il nuovo decoder , spiega Fabris, rischierebbe di trovarsi senza accesso ai canali SKY e quest’ultima sarebbe quindi “responsabile di inadempimento contrattuale”.

Fabris ha anche sottolineato come, vista la direttiva europea e le altre disposizioni che impongono un decoder unico, “non si spiega la dichiarata avversione di alcune pay tv, e tra queste SKY, verso lo standard common interface, visto che il cosiddetto multicrypt altro non è se non la possibilità, per il ricevitore, di accedere, tramite un alloggiamento (slot) normalizzato, chiamato interfaccia comune, all’inserimento di moduli che decodifichino chiavi di sistemi di accesso condizionato differenti”. Una posizione che secondo Fabris si traduce in una violazione delle normativa europea e nazionale .

La conseguenza di tutto questo, secondo Fabris, è un “danno non solo ai consumatori, ma anche a tutte quelle imprese che fino ad oggi hanno investito nella produzione di ricevitori satellitari tecnologicamente più evoluti di quelli imposti agli utenti di SKY Italia”.

Fabris ha anche accusato SKY di fare il gioco delle tre carte attaccando il fatto che l’azienda ha additato la pirateria come ragione del problematico passaggio a NDS: “Il fatto che SKY sostenga che ciò è stato reso necessario per evitare il fenomeno dilagante della pirateria mi sembra non sia un argomento sostanzialmente documentato”.

Secondo Fabris, dunque, gli utenti oggi si trovano con apparati tecnologicamente inferiori a quelli precedentemente disponibili, con conseguenze su tutto l’indotto del satellitare, e non sono in grado di seguire tutti i canali in chiaro trasmessi dai satelliti. “Oggi – ha spiegato il senatore – per questa scelta di SKY, (l’utente, ndr.) è costretto a vedere solo ciò che l’azienda decide di far vedere”. “Questo – ha concluso Fabris – è assolutamente ingiustificabile, non solo a fronte della posizione monopolista che SKY ha sul mercato italiano, ma anche a fronte degli investimenti che sono stati fatti da tante imprese italiane nel settore e che oggi si vedono preclusa la possibilità di fornire questo tipo di decoder”.

Ma ecco di seguito la risposta del Governo all’interpellanza Fabris.


Il sottosegretario alle Comunicazioni Massimo Baldini ha spiegato perché l’Esecutivo ritiene sostanzialmente corretta l’operazione fin qui portata avanti da SKY.

Baldini ha citato le varie fasi dell’operazione di SKY comunicate preventivamente all’Autorità TLC, spiegando anche che nel corso di alcuni incontri SKY aveva spiegato che si voleva con il passaggio a NDS colpire la pirateria ma anche migliorare i servizi e garantire i fruitori del servizio , per esempio inserendo l’EPG (guida elettronica), l’agenda personale, il parental control (sistema che inibisce la ricezione di determinati programmi) ed i canali interattivi, in aggiunta ai servizi forniti tradizionalmente dal SECA.

Dopo i primi reclami, ha ricostruito Baldini, SKY ha spiegato di essere in regola con la delibera sul decoder unico “in quanto allo stato attuale non esiste un altro operatore che utilizzi un sistema di codifica diverso”.

Non solo, secondo SKY – ha spiegato Baldini – “non sono pervenute richieste di licenza da parte di soggetti terzi per i prodotti di accesso condizionato NDS, ma soltanto una lettera di contenuto controverso inviata dall’ANIE”.

Baldini ha anche ricostruito le diverse normative a cui SKY deve fare riferimento, comprese quelle europee, che garantiscono la tutela degli “altri operatori di TV in chiaro e a pagamento via satellite, nonché i produttori di decoder, prevedendo che la stessa SKY si adoperi affinché ottengano le licenze NDS a condizioni eque”.

Secondo Baldini la delibera dell’Autorità prevede che “in presenza di due operatori a pagamento con due diversi sistemi di CAS” si rispetti il decoder unico attraverso il “symulcript, ovvero la trasmissione delle chiavi numeriche nel segnale televisivo”.

Baldini ha anche sostenuto di attendersi che SKY supporterà la richiesta di una CAM NDS da parte di qualunque azienda che intenda dotarsene per la produzione di dispositivi di ricezione “a condizioni eque e non discriminatorie”. “Al momento – ha ribadito – secondo quanto dichiarato dalla stessa SKY in sede di audizione presso l’Autorità, non sono pervenute richieste in tal senso da parte dei produttori; ne deriva che, a parere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l’operazione di sostituzione è compatibile con tale aspetto del quadro normativo”.

“Qualora dovesse presentarsi sul mercato un soggetto che utilizzasse un sistema di CAS diverso dall’NDS – ha spiegato Baldini – questi si dovrebbe accordare con SKY per l’utilizzo dell’NDS via simulcrypt o multicrypt e SKY dovrebbe trovare l’accordo per l’utilizzo del sistema CAS scelto dal nuovo operatore”. “L’impostazione enunciata – ha poi concluso – sembra peraltro condivisa dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha proceduto all’archiviazione delle segnalazioni ricevute al riguardo, non ritenendo gli aspetti denunciati atti a configurare una violazione delle norme a tutela della concorrenza ai sensi della legge n. 287 del 1990”.

Di seguito la replica di Fabris.


Fabris, nel chiedersi se il ministero abbia fatto “una prova” di come funziona SKY prima di formulare la risposta, ha ribadito che “un abbonato SKY – quale io sono – mentre prima poteva accedere a tutti i canali in chiaro trasmessi via satellite, oggi non può farlo. Questo è il dato, certo, certissimo, incontrovertibile”.

“Quello che sostiene SKY – ha continuato Fabris – e mi fa specie che il Governo si limiti a riprendere note della SKY che anch’io ho ricevuto, non corrisponde al vero perché, oggi come oggi, il sistema di accesso ai canali in chiaro ha una procedura talmente lunga e complicata che credo la generalità degli utenti non abbia né il tempo, né la voglia, né la passione per dedicarsi a tale tipo di esercizio”.

“In ogni caso – ha sottolineato il senatore – i canali accessibili e fruibili non sono nel numero di 300, come è stato annunciato anche in una recente iniziativa di SKY, ma molto più esigui, tant’è vero che la memoria di SKY è limitata a 20 canali. Quindi, fra i canali in chiaro che si riesce a ricevere, si devono scegliere i 20 canali che si intende vedere e dopo, se li vuol cambiare, bisogna ripetere la procedura inserendo un ulteriore canale da sostituire con uno dei 20 già selezionati e memorizzati”.

Fabris parla quindi di una situazione di monopolio che non può essere contestata ma che anzi viene esercitata “per limitare l’accesso, altro che sviluppo del pluralismo e quant’altro, ai canali in chiaro che liberamente si potrebbero ricevere con i sistemi che ogni famiglia che vuole dotarsi di questo meccanismo può oggi installare nella propria casa”.

“Io – ha insistito il senatore – come tante famiglie italiane, ho un sistema di ricezione tramite parabola e non riesco a vedere i canali che vedevo prima da quando SKY, per una sua scelta assolutamente autoritaria limitativa della mia libertà, mi impone, se voglio accedere ai suoi canali a pagamento, di ricevere i soli e unici canali in chiaro che sceglie di farmi vedere”.

Fabris si è quindi augurato che le autorità competenti e il Governo non debbano “limitarsi a prendere atto dalle note trasmesse (…) dai gestori” e possano agire per risolvere “il punto centrale della situazione”, ossia l’impossibilità di accedere a tutti i canali.

“In conclusione, signor Presidente – ha continuato Fabris – veramente non so cosa l’utente e anche noi, che in sede di sindacato ispettivo ci rivolgiamo appunto al Governo, possiamo fare per porre fine a questa situazione che vìola assolutamente i princìpi di libertà che abbiamo sancito anche nelle normative richiamate nel testo della mia interpellanza”.

“Signor Sottosegretario – ha poi concluso – per la sensibilità che le riconosco personalmente sulla materia, le chiedo di fare in modo che il suo Ministero intervenga anche presso le Autorità, cosa che faremo anche noi nei limiti del possibile, perché questa situazione venga sanata”.

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21 11 2004
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