Il manager degli U2 e i provider manigoldi

Paul McGuinness è tornato a parlare di ISP, rei di approfittare del file sharing per gonfiare i propri forzieri. Dura la reazione del provider britannico Entanet

Roma – C’è un artista che il manager degli U2 Paul McGuinness avrebbe certamente voluto rappresentare. Il suo nome è Ernest Bourget, compositore francese attivo alla metà dell’800. Intento a gustarsi il pranzo in un ristorante di Parigi, Bourget notò che una piccola orchestra era in quel momento alle prese con un suo arrangiamento. Fatto che mandò il compositore su tutte le furie. Nessuno gli aveva chiesto il permesso – né tantomeno lo aveva pagato – per la riproduzione in pubblico della sua stessa musica. Bourget decise di finire il suo pasto e di alzarsi da tavola senza pagare il conto del ristorante. Aveva già perso dei soldi per colpa degli orchestrali.

Bourget fu un eroe e il suo gesto rappresenterebbe una vera e propria pietra miliare nell’intera storia delle leggi a protezione del diritto d’autore. Almeno secondo una recente lettera di McGuinness , intitolata come salvare l’industria musicale e successivamente pubblicata tra le pagine online del magazine GQ .

“Viviamo in un’epoca in cui la parola gratuito sta decimando l’industria della musica, cominciando a fare lo stesso con film, TV e libri – ha spiegato il manager degli U2 – Eppure per quei provider gonfiati da anni di crescita del broadband, la musica gratuita è diventata come un giacimento da svariati miliardi di dollari”.

Non si tratta di una posizione poi tanto nuova per McGuinness, che già aveva esortato i vari ISP a trasformarsi in veri e propri poliziotti della Rete, a caccia di file sharer. Lo stesso frontman degli U2 Bono Vox aveva in parte appoggiato la visione del suo manager, parlando dei provider come dei ladri che impediscono agli artisti meno abbienti di arrivare alla fine del mese.

Dopo quelle dichiarazioni, i vertici del provider britannico Entanet avevano suggerito a Bono di concentrarsi sulla sua attività principale, il canto. E Darren Farnden, a capo della divisione marketing di Entanet, ha ora suggerito più o meno la stessa cosa a McGuinness. Il manager non avrebbe ben chiari certi meccanismi di funzionamento della Rete.

“Credere che gli utenti desiderino velocità di banda maggiori solo per rubare ai detentori dei diritti attraverso il file sharing rappresenta semplicemente un’ingenuità – ha spiegato Farnden in un post apparso sul blog ufficiale di Entanet – In realtà, molti clienti vogliono solo usufruire di una banda più veloce per servizi legali come iTunes e YouTube”.

Mauro Vecchio

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