Il manager degli U2: gli ISP paghino la musica

Approfittando di una conferenza, McGuinness palra di furto di musica in rete e della responsabilità dei provider. Che - dice - devono trasformarsi subito in poliziotti della rete. E scucire il valsente
Approfittando di una conferenza, McGuinness palra di furto di musica in rete e della responsabilità dei provider. Che - dice - devono trasformarsi subito in poliziotti della rete. E scucire il valsente

I provider di connettività devono smetterla di fare la cresta sul duro lavoro dei poveri artisti. Paul McGuinness, manager degli U2 e da lungo tempo crociato dell’antipirateria torna a tuonare contro chi lucra sulle spalle degli artisti senza dar loro tutto quello che meritano. E non parla più di “pirati” ma di chi fornisce loro l’accesso.

“L’industria del disco è in crisi ma potrebbero venire in suo soccorso con un sostegno fondamentale società che dovrebbero mobilitarsi, non solo perché è moralmente giusto ma anche perché è nel loro interesse commerciale”, dichiara McGuinness in occasione della conferenza Music Matters tenutasi ad Hong Kong la scorsa settimana.

Il manager si riferisce a quelle aziende che, limitandosi a fornire un accesso a Internet, ai servizi e alle tecnologie di file sharing per lo scambio di musica che l’industria tanto teme, a suo dire trarrebbero un profitto senza per questo contribuire al finanziamento dei produttori dei contenuti profittevoli. Una posizione non nuova, che McGuinness ha tra l’altro già espresso ogni qual volta abbia avuto un microfono davanti alla bocca.

Il pensiero, dunque, è quello della corresponsabilità degli ISP nei presunti danni alle etichette discografiche e alle relative scuderie di talenti, ISP che non dovrebbero lavarsi le mani di quel che accade grazie ai propri servizi. “Gli operatori di rete”, sostiene McGuinness, “hanno per troppo tempo approfittato della musica, ossia dei contenuti dei nostri clienti. Ora è tempo di un nuovo approccio, il tempo per gli ISP di cominciare ad assumersi la responsabilità per i contenuti su cui hanno fatto profitti per anni”. Come a dire che se non vi fosse stata la disponibilità online di tutta questa musica, distribuita perlopiù in modo illegale, gli ISP non avrebbero ottenuto tutta la clientela su cui hanno invece potuto contare.

I provider, e in particolare quelli di connettività, devono trasformarsi in traffic cop , sostiene il manager inglese, e imparare da Nokia che con il suo servizio di sottoscrizione lucchettato da DRM dà la possibilità di scaricare un numero illimitato di tracce dietro il pagamento di un sovrapprezzo sul costo dei telefonini.

McGuinness non parla però per tutta l’industria che, anzi, oggi appare più divisa che mai. Anche perché vi sono trascinatori come i Nine Inch Nails che si mobilitano per distribuire musica gratis sui circuiti di file sharing più utilizzati o rinomati. O artisti come Xihilisk , che ha da tempo scelto la base di fan musicalmente curiosa di Demonoid per far conoscere la sua opera.

E RIAA? E il copyright? “Che la RIAA si fotta – dice Xihilisk – Mi dà il voltastomaco sapere di qualcuno che è stato multato di una gran quantità di soldi per aver scaricato un paio di brani da LimeWire. Mi rendo conto dell’esistenza dell’infrazione del copyright, ma distruggere la vita di qualcuno solo per eliminare un po’ di canzoni da Internet è vergognoso”.

Alfonso Maruccia

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08 06 2008
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