Il mantello invisibile è 3D

Una nuova ricerca sul mantello dell'invisibilità usa metamateriali ingegnerizzati al punto da "nascondere" completamente un oggetto nell'intervallo infrarosso dello spettro elettromagnetico
Una nuova ricerca sul mantello dell'invisibilità usa metamateriali ingegnerizzati al punto da "nascondere" completamente un oggetto nell'intervallo infrarosso dello spettro elettromagnetico

L’ennesima novità nel campo della ricerca sul mantello dell’invisibilità si chiama “cloacking plasmonico”, vale a dire un nuovo sistema di ingegnerizzare i metamateriali del succitato mantello in modo da rendere l’oggetto coperto a tutti gli effetti invisibile. Anche se solo nello spettro elettromagnetico delle onde infrarosse, almeno per il momento.

Il mantello plasmonico usa metamateriali in grado di sfruttare l’ effetto omonimo che si verifica in associazione a una oscillazione longitudinale del campo elettromagnetico, coprendo per intero un oggetto tridimensionale e interferendo con le radiazioni elettromagnetiche emesse da quest’ultimo.

Il risultato, per lo meno nell’esperimento condotto dal professore Andrea Alu e colleghi, è una effettiva “cancellazione” della presenza elettromagnetica di un tubo cilindrico da 18 centimetri. I migliori risultati di “cloacking” si registrano nelle frequenze infrarosse sui 3,1 GHz, dicono i ricercatori.

Per quanto riguarda l’applicazione del principio di “invisibilità plasmonica” alla luce visibile a occhio nudo, però, Alu ci va con i piedi di piombo: in teoria la tecnica può essere usata per rendere invisibile il visibile, dice il ricercatore, ma l’efficienza del processo è ottimale solo a livello di oggetti di dimensioni “micrometriche”.

Alfonso Maruccia

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30 01 2012
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