Il matrimonio tra Apple e IBM dà i primi frutti

L'accordo fra le due aziende sforna le prime app destinate al pubblico business e della PA.Obbligatorio l'utilizzo di un gadget iOS, mentre IBM ci mette il cloud

Roma – Non è passato molto tempo dall’annuncio della partnership esclusiva tra Apple e IBM , e ora le due aziende passano dalle parole ai fatti presentando la “prima ondata” delle app MobileFirst : un brand pensato squisitamente per le aziende e presentato come una soluzione in grado di cambiare drasticamente il modo di lavorare sia nel settore privato che in quello pubblico.

Le app IBM MobileFirst sono un’offerta esclusiva per i gadget basati su Apple iOS, e fanno ampio uso degli strumenti cloud di Big Blue tra opportunità di analisi dei dati, gestione centralizzata delle informazioni, correlazioni e profiling degli utenti per offerte e prodotti personalizzati. L’offerta viene suddivisa tra app destinate al settore bancario e finanziario, ai viaggi e trasporti, al settore della vendita al dettaglio, le compagnie di assicurazione, infine al settore governativo. IBM “garantisce” che la sicurezza delle app è una delle priorità di MobileFirst.

Lo scopo della partnership è quello di mettere assieme le capacità dei dispositivi con le competenze e le funzioni offerte da IBM: per esempio utilizzare la geolocalizzazione e la videochiamata per offrire un servizio di assistenza esclusivo, oppure sfruttare le informazioni contenute in un CRM per la vendita al dettaglio con offerte su misura del cliente servito. Allo stesso modo si possono presentare a casa del cliente sullo schermo di un tablet dati e grafici provenienti da una elaborazione complessa di informazioni custodite in cloud (che si tratti di assicurazioni o di finanza e risparmi), oppure sfruttare beacon e strumenti quali NFC per implementare una gestione ordini e magazzino immediata e user-friendly. Gli annunci riguardano anche le compagnie aeree, a cui il duo Apple-IBM vuole dare una mano sia nella cabina di comando assistendo i piloti nelle procedure burocratiche, sia nella cabina passeggeri garantendo la possibilità di effettuare cambi prenotazione o acquisto di pacchetti aggiuntivi anche a bordo del velivolo.

Grazie al movimento BYOD (Bring Your Own Device) i gadget mobile di Cupertino sono già molto popolari nelle aziende (soprattutto in Nordamerica), quindi non sorprende scorrere la lista delle aziende che hanno già firmato per sfruttare le opportunità di MobileFirst e che include Citigroup, Air Canada, Sprint, Banorte.

Per quanto riguarda le possibilità di business di Apple e IBM, infine, l’iniziativa MobileFirst è presto declinata nella possibilità di vendere un maggior quantitativo di device con la Mela a clienti ricchi e qualificati, e per Big Blue una nuova opportunità di business basata su cloud e servizi sempre più distaccata dalla vendita di hardware propriamente detto.

Alfonso Maruccia

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Enjoy with Us scrive:
    ma che bello avere Franceschini...
    Prima aumenta l'equo compenso avendo la faccia tosta di sostenere che non sia una tassa (visto che va in mani private) e che in ogni caso non sarebbe gravata sull'utente, smentito nel giro di pochissimi giorni da aumenti corrispèondenti sui listini sia da parte di Apple che di Samsung (e presumibilmente sotto silenzio da parte di tutti gli altri)... ora non contento fa questa battaglia sull'iva degli Ebook, già mettendo in conto l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia... come quella sulle discariche che ci costa 40 milioni ogni 6 mesi?Nel caso le cose finiscano così questi soldi chi li paga? Il sig Franceschini? Il simpaticissimo Renzi? Non è che come al solito poi il regalo è lasciato in eredità al successivo governo che affibbia qualche nuova tassa agli italiani per pagare anche tale multa? Che so un rincaro delle accise sulla benzina!
  • Mattia scrive:
    Finalmente!!
    Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo. Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che sono libri che non sprecano carta inutilmente e costano meno?
    • panda rossa scrive:
      Re: Finalmente!!
      - Scritto da: Mattia
      Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono
      avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo.Mi sono perso qualcosa?Gli ebook sono diventati libri?Si possono dunque prestare, rivendere usati, lasciare in eredita', fotocopiare fino al 15% come previsto dalla legge?Non contengono piu' soluzioni software che servono ad impedire fisicamente tutte queste cose, a danno di chi ha speso i soldi?
      Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che
      sono libri che non sprecano carta inutilmente e
      costano meno?Perche' l'ebook non e' un libro ma un servizio software (DRM) con allegato del testo gratuito come contentino.Tu non paghi per il testo, paghi per il software che permette a chi ha incassato i soldi di impedirti di fare dell'ebook tutti quegli usi che potevi fare con un libro cartaceo.E l'iva sul software non puo' e non deve essere agevolata.
    • Enjoy with Us scrive:
      Re: Finalmente!!
      - Scritto da: Mattia
      Finalmente, gli ebook sono libri e quindi devono
      avere l'IVA agevolata come un libro cartaceo.
      Perchè si dovrebbero disincentivare gli ebook che
      sono libri che non sprecano carta inutilmente e
      costano
      meno?Costano meno? Danno meno!Un libro lo puoi sempre leggere anche dopo 50 anni, sta roba infarcita da DRM sei sicuro che la potrai leggere fra 50 anni?Un libro lo puoi prestare, regalare, rivendere (cosa che sto facendo con diversi libri su ebay, dopo essermi convertito agli ebook, ma non quelli con DRM!)Un Ebook invece no.... a meno che sia senza DRM, come quelli che appunto uso Io, ma in questo caso dell'IVA non te ne può XXXXXXX di meno!Il problema degli ebook non è l'aliquota dell'IVA è il voler mantenere una struttura editoriale inutile/obsoleta, che se aveva un senso un tempo quando si doveva gestire la pubblicazione di decine di migliaia di copie cartaceo, oggi in tempi di autopubblicazione a costi prossimi allo zero, con servizi on line che ti offrono anche vetrine per la vendita di quanto scritto è assolutamente folle.Vi rendete conto che con la struttura tradizionale uno scrittore incassa forse un'euro (ma se è un nome che conta) a copia venduta su un prezzo di vendita che arriva anche aoltre 20 euro? Ecco per guadagnare quell'euro gli basterebbe autopubblicare il tutto su uno dei vari servizi esistenti (c'è anche Amazon tanto per intenderci) e vendere ad uno 1.30-1.40 euro.Ovviamente in questo modo venderebbe molte più copie e guadagnerebbe molti più soldi e nessuno si sognerebbe di sbattersi per andare a cercare quel libro su canali "alternativi"
  • Leguleio scrive:
    Follie da ministro
    " Tuttavia Roma sembra assolutamente intenzionata ad andare avanti per la propria strada ed il Ministro dei Beni culturali ha riferito in Parlamento che l'azione comporterà presumibilmente "una procedura d'infrazione davanti all'Unione Europa", ma che sarebbe "davvero difficile spiegare le ragioni per cui ci si ostina a livello di Unione europea a non capire che un libro è un libro" ."E poi:" La normativa europea, però, deve ancora essere recepita nell'ordinamento italiano con un decreto legislativo ad hoc del ministero delle Finanze: se esso non dovesse arrivare in tempo l'Italia rischierebbe altre sanzioni da parte di Bruxelles ".Uno parte dall'idea che i ministri sono lì per risolvere i problemi, quale ingenuità, e questo i problemi li crea: sanzioni europee assicurate à go go . E ritorno a casa con la coda fra le gambe e l'aliquota sugli ebook allineata a quella europea. Speriamo che riescano a far passare un emendamento per far pagare le sanzioni europee a lui, di tasca propria. :)
    • bradipao scrive:
      Re: Follie da ministro
      - Scritto da: Leguleio
      Uno parte dall'idea che i ministri sono lì per
      risolvere i problemi, quale ingenuità, e questo i
      problemi li crea: sanzioni europee assicurateCi stupiamo se paragoniamo questo comportamento a quello che dovrebbe avere la figura del "ministro" nei nostri ideali.Nel nostro ideale pensiamo che al ministro come servitore dello stato che fa il bene della "res publica" e viene remunerato per questo. Nella realtà io riformulerei così: mentre vengono remunerato, vediamo se riesco a fare vedere che cerco di fare qualcosa per la "res publica" (non necessariamente che ci riesco).
Chiudi i commenti