Il mondo è sempre più pirata

Quattro software su dieci sono illegali. Le cifre sono fornite da un preoccupato rapporto annuale della Business Software Alliance, secondo cui la pirateria dilaga ovunque. Diminuisce in Italia, ma solo di qualche punto. I dati


Roma – Un mondo nel quale il controllo sul software proprietario da parte dei produttori sembra sempre più difficile e persino raro, se si considera che il 40 per cento di tutto il software utilizzato sul globo è copiato o utilizzato illegalmente. Questa una delle cifre più significative del rapporto annuale sulla pirateria informatica presentato dalla Business Software Alliance , l’organizzazione che raduna i produttori di software proprietario.

Un rapporto allarmato, quello della BSA, perché arriva dopo più di un anno di lotta dura su tutti i fronti contro la pirateria industriale, contro la criminalità organizzata e persino contro quei paesi che sono accusati di non contrastare adeguatamente il fenomeno. A quanto pare, complice internet e una cultura che non si sposa con quella del copyright ad ogni costo, gli indici di pirateria continuano a crescere un po’ dappertutto.

In Europa Occidentale la percentuale di software illegale, secondo la BSA, è aumentata del 3 per cento rispetto al 2000, raggiungendo il 37 per cento, cifra cui vengono fatte corrispondere perdite per 2,9 miliardi di euro. Un calcolo che viene realizzato moltiplicando per il prezzo di listino delle licenze il numero di copie di software pirata in circolazione.

In questo quadro sorprende positivamente, per la BSA, il fatto che in Italia il tasso sia sceso, sebbene solo dal 46 al 45 per cento. In termini relativi il nostro paese “migliora” di un punto rispetto all’anno precedente nella graduatoria europea degli Stati a maggior tasso di pirateria informatica (quarta tra i “peggiori” anziché terza). Ma questo avviene non tanto grazie ad una maggiore virtuosità italiana quanto invece al pessimo andamento del fenomeno in Francia, dove il tasso di pirateria è passato dal 40 al 46 per cento in un solo anno. Quella d’Oltralpe è considerata dalla BSA la peggiore performance europea insieme a quella della Germania, dove la pirateria è passata dal 28 al 34 per cento.

A livello mondiale, tuttavia, l’Europa Occidentale presenta il secondo minor tasso di pirateria dopo il Nord America. Secondo BSA è comunque molto preoccupante, perché questo si traduce nel 25 per cento di quella che viene considerata “perdita finanziaria globale”. Secondo Beth Scott, vicepresidente di Business Software Alliance Europa “la pirateria del software continua a rappresentare un problema allarmante per le economie dell’Europa Occidentale privando ogni Paese di posti di lavoro, gettito fiscale e introiti IVA”.


Secondo la BSA, un ruolo fondamentale nell’aumento della pirateria informatica è da attribuire non solo alla maggiore pervasività del computing e dunque ad una accresciuta necessità di software ma anche alla diffusione di internet, che moltiplica le possibilità di diffusione del materiale pirata.

“Il dato italiano – ha affermato Claudia Pavoletti, Responsabile BSA Italia – non deve illuderci sulla possibilità che la pirateria sia in calo né farci abbassare la guardia rispetto al fenomeno della duplicazione illecita di opere protette dal diritto d’autore”. “In questi anni – ha continuato Pavoletti – la pirateria informatica non solo è aumentata in termini quantitativi, ma ha compiuto un vero salto di qualità in termini di perfezione raggiunta nella contraffazione dei supporti e del diffuso ricorso alla rete Internet per quanto riguarda la distribuzione organizzata delle copie illegali”.

Secondo BSA Italia, dunque, sebbene vi siano stati proprio nel nostro paese esempi di una efficace lotta alle centrali della pirateria grazie all’impegno delle forze dell’ordine, c’è ancora molto da fare soprattutto sul fronte della normativa, “attraverso leggi chiare e sentenze – ha insistito Pavoletti – che attestino il disvalore di comportamenti che minano creatività, sviluppo e innovazione”.

Lo studio condotto da IPR per conto di BSA e annunciato ieri sottolinea l’impatto negativo che viene attribuito al software privo di licenza sulle economie di 85 Paesi. Secondo IPR, infatti, le perdite monetarie causate dalla pirateria a livello mondiale sarebbero diminuite, passando dagli 11,75 miliardi di dollari del 2000 ai 10,97 miliardi del 2001.

“Tale risultato – si legge in una nota – non deve tuttavia trarre in inganno e far passare l’idea che il fenomeno si stia attenuando o che stia diminuendo la sua gravità. La riduzione delle perdite, infatti, può essere attribuita a una maggiore forza del dollaro sui mercati valutari, ad una tendenza al ribasso dei prezzi del software – fatto che ha reso il prodotto legale più competitivo rispetto ai rischi connessi all’utilizzo di prodotti piratati – e naturalmente agli effetti del rallentamento economico verificatosi su scala mondiale”.

In Italia, la vendita dei PC nel 2001 è cresciuta del 9 per cento a fronte di un aumento del 13 per cento delle applicazioni software. Secondo BSA, questo ha determinato la diminuzione del tasso di pirateria. Tuttavia le perdite economiche causate dal fenomeno secondo IPR sono cresciute da 513 milioni di euro a 520. E questo perché il mercato IT italiano non si è contratto, ma è cresciuto dell’8 per cento, crescita che è pari a circa 4,5 volte quello mondiale ed 1,5 volte quello europeo.


“Alla luce dei risultati allarmanti registrati da IPR – ha dichiarato Scott – invitiamo l’Unione Europea ad intraprendere nella prossima Direttiva Enforcement – attualmente in preparazione – severe misure al fine di combattere con una legislazione più restrittiva il crescente problema della pirateria. La BSA è impegnata in azioni di promozione e sensibilizzazione rivolta ai consumatori e alle istituzioni di tutto il mondo per affermare il concetto che la pirateria è un puro e semplice furto e come tale deve essere affrontato e combattuto”.

Di interesse il fatto che l’Europa orientale sia considerata l’area nel mondo dove maggiore è la diffusione della pirateria e maggiori le perdite per i produttori. Il tasso viene considerato attorno al 67 per cento, con perdite monetarie che sono passate dai 404 milioni di dollari del 2000 ai 434 del 2001. Russia e Ucraina insieme agli altri paesi della CIS si sono confermati, con l’87 per cento, come i paesi con il tasso di pirateria più elevato.

E se in Nord America si assiste ad una crescita dal 25 al 26 per cento del software pirata, i dati schizzano in alto per quanto riguarda l’area Asia-Pacifico. Secondo il rapporto, infatti, le percentuali in Malesia e India sono salite al 70 per cento, nelle Filippine al 63 per cento. Il Vietnam è ancora il paese con la più alta percentuale di software pirata, addiirittura al 94 per cento secondo le cifre della BSA.

In America Latina la BSA stima un tasso medio di pirateria del 57 per cento, con perdite per 865 milioni di dollari. In cima ai “paesi pirata” sono il Nicaragua (78 per cento), Bolivia (77 per cento), El Salvador e Guatemala (entrambi al 73 per cento).

In Medio Oriente e in Africa, che vengono esaminati assieme, il tasso scende dal 55 al 52 per cento. Le tre maggiori economie mediorientali (Turchia, Israele ed Arabia Saudita) hanno registrato una flessione del fenomeno; la variazione più significativa ha riguardato in particolare la Turchia, scesa dal 63 al 58 per cento del 2001.
Kenya con il 77 per cento e Nigeria con il 71 per cento sono i due paesi dell’area a maggior tasso di pirateria.

Lo studio, realizzato come accade ormai da sette anni dalla “International Planning and Research Corporation (IPR)”, esamina i dati di vendita e di mercato relativi a sei aree geografiche, valutando 26 applicazioni software proprietarie e i relativi mercati. “L’analisi – si afferma in una nota – si basa sulla riconciliazione di due insiemi di dati, quello relativo alla domanda di nuove applicazioni software e quello relativo alla fornitura legale delle stesse. I dati provengono da due fonti: le informazioni sulle quantità di software venduto, fornite dalle società aderenti alla BSA, e i dati di mercato forniti da MetaFacts Inc., una società specializzata in ricerche di mercato”.

Tutte le notizie sulla pirateria sono a disposizione nel canale Pirateria e Copyright di Punto Informatico.

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  • Anonimo scrive:
    bollini?
    ma... a che serve sto bollino? se i documenti sono scritti in italiano "potabile" uno se ne dovrebbe accorgere solo leggendolo, mica c'è bisogno di un bollino che in sostanza dice "hey, sto documento è scritto bene, puoi leggerlo!"mi sa che al giorno d'oggi si tende a far equivalere bollino = qualità
    • Anonimo scrive:
      Re: bollini?
      In una repubblica delle banane anche i documenti hanno il bollino blu!- Scritto da: CeleTheRef
      mi sa che al giorno d'oggi si tende a far
      equivalere bollino = qualità
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