Il robot? Un animale sessuale

Il visionario ideatore dei campionati di calcio fra robot ha avviato un progetto con cui vuol dare alle macchine un DNA artificiale e la capacità di riprodursi, costituendo di fatto una nuova specie. C'è chi se la ride, ma lui è serissimo
Il visionario ideatore dei campionati di calcio fra robot ha avviato un progetto con cui vuol dare alle macchine un DNA artificiale e la capacità di riprodursi, costituendo di fatto una nuova specie. C'è chi se la ride, ma lui è serissimo


Roma – Dopo aver dato ai robot la capacità di camminare su due gambe, ballare, parlare e riconoscere i volti delle persone, c’è chi ora studia – e lo fa sul serio – robot con un DNA digitale, capaci di provare desiderio sessuale e “accoppiarsi”.

Solo fanfaronate, si dirà, ma a “spararle” questa volta non è una testa calda: a capo del mirabolante progetto c’è infatti Jong-Hwan Kim, direttore del prestigioso centro di ricerca coreano ITRC-IRRC (Intelligent Robot Research Centre) e ideatore delle competizioni calcistiche fra Robot, come la famosa Robocup .

Kim sostiene di aver creato dei cromosomi artificiali che permetteranno ai robot di avere un sesso e di scambiarsi il proprio codice genetico: questo è, secondo lo scienziato, il primo passo verso la costruzione di robot capaci di riprodursi.

Quelli che Kim chiama “cromosomi artificiali” sono essenzialmente dei software modellati sulla funzione del DNA umano: il loro compito sarà quello di dare ad ogni robot delle caratteristiche uniche che ne determineranno comportamento e attitudini.

L’idea non è certo nuova ma oggi suona ancora come pura fantascienza. Kim afferma tuttavia che, che presto o tardi, la sua visione diverrà realtà: una realtà a cui il babbo dei robot-calciatori vuole cominciare a dare forma servendosi dei mattoni messi a sua disposizione dalla robotica e dalle tecnologie di intelligenza artificiale.

“Ai cristiani ciò che faccio potrebbe non piacere, ma bisogna considerare un tale progetto come l’origine di una specie artificiale”, ha asserito il professore coreano. “Fino ad oggi molti ricercatori, in questo campo, si sono concentrati solo sulle funzionalità delle macchine: è ora di pensare anche alla loro essenza”. Ovvero, alla loro mente, alla loro? anima.

Qualcuno potrebbe dire che Kim ha letto un po’ troppi fumetti giapponesi ma lo scienziato coreano non ama scherzare troppo su queste cose.

“I robot – ha detto – avranno la loro personalità e le loro emozioni e, similmente al film “Io Robot”, potranno diventare davvero pericolosi per l’umanità. È per questo motivo che dobbiamo dargli fin da subito dei cromosomi “buoni””.

Ma nel DNA dei robot di Kim troveranno posto le “tre leggi della robotica” di Asimov?

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03 02 2005
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