Il servizio antiplagio tradisce gli studenti

Un gruppo di studenti della Virginia decide di seguire la via tracciata in altri stati americani e trascinare il controverso servizio Turnitin in tribunale. Viola il nostro diritto d'autore, dicono
Un gruppo di studenti della Virginia decide di seguire la via tracciata in altri stati americani e trascinare il controverso servizio Turnitin in tribunale. Viola il nostro diritto d'autore, dicono

Turnitin , il discusso sistema antiplagio usato da molti istituti scolastici statunitensi per difendersi dagli scolari che copiano, continua a far parlare di sé: dopo aver suscitato indignazione tra i Comitati Studenteschi è infine scoccata l’ora dei tribunali, con quattro studenti della Virginia che tentano di risolvere una volta per tutte la questione portando iParadigms , la società che gestisce il sistema, davanti alla corte di giustizia.

L’accusa è infrazione del diritto d’autore sui testi immagazzinati su Turnitin : il sistema basa tutta la propria forza su un archivio in crescita costante, costituito appunto dai lavori degli studenti, costretti a passare per le forche caudine digitali di iParadigms per vedere riconosciuta l’autenticità dei suddetti. I docenti invitano infatti gli alunni a ottenere la “certificazione” di Turnitin sui propri lavori prima di consegnarli per la correzione. E Turnitin, con il suo database in continua espansione, è in grado di fare cross-check tra i lavori degli studenti di tutte le scuole che l’adottano per scovare i copioni.

Questo “Report di Originalità” per gli scolari della McLean High School nello stato della Virginia è una condizione essenziale per non vedersi appioppare come voto uno 0 . Ma gli inviperiti allievi non ci stanno: “Il sistema di Turnitin è capace di identificare solo i tentativi di plagio più ignoranti o pigri, condotti da studenti senza risorse monetarie significative” sostengono, e non serve ad altro che a “copiare in maniera virtualmente perfetta il lavoro altrui, e permettere di ottenere tali lavori da un sito web a pagamento”.

iParadigms afferma ovviamente l’esatto contrario, e a dicembre ha richiesto il pronunciamento di un giudice californiano sulla legittimità della propria iniziativa: sostiene di limitarsi ad immagazzinare, protetta dalla regolamentazione tutta americana dell’ equo utilizzo , i lavori degli scolari per difenderne gli interessi, aiutando a scovare proprio quei testi che infrangono il diritto degli autori originali . Lavori che secondo gli studenti potrebbero essere invece venduti in ogni momento ai clienti della società in ogni parte del mondo e senza autorizzazione dei suddetti autori.

La parola passa ora al giudice. Dovrà decidere se i quattro lavori di cui parlano gli alunni – DBQ1: Ancient Greek Contributions , What Lies Beyond the Horizon , Under a Pear Tree e Day is Weary – debbano o meno costare a iParadigms 600mila euro e la cessazione di Turnitin.

Alfonso Maruccia

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01 04 2007
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