In prigione altri membri DrinkorDie

Molti mesi di reclusione per tre esponenti della celebre organizzazione pirata. Tra loro un impiegato della City londinese. Secondo i PM i tre si sentivano dei Robin Hood. BSA applaude
Molti mesi di reclusione per tre esponenti della celebre organizzazione pirata. Tra loro un impiegato della City londinese. Secondo i PM i tre si sentivano dei Robin Hood. BSA applaude


Londra – E’ il caso di dirlo: game over . Dopo una lunga serie di indagini iniziate nel 2001 e culminate nello smantellamento del celeberrimo ring pirata Drink-or-Die (DoD), si è svolto a Londra un attesissimo processo contro i membri britannici di quell’organizzazione.

In quattro sono accusati di aver causato danni gravissimi all’industria del software, pur non avendo mai utilizzato a fini di lucro le migliaia di programmi sprotetti che attraverso il network di DoD venivano distribuiti in mezzo mondo.

Un primato per la giurisprudenza britannica: il giudice Paul Focke è arrivato a definire “di impatto catastrofico” l’operato della banda nel corso degli anni, che avrebbe così messo a rischio “non solo le singole imprese software, ma indirettamente i loro dipendenti”.

Il tribunale di Londra ha quindi emesso una serie di pesanti condanne.
Alex Bell, ex impiegato della Morgan Stanley, dovrà scontare due anni e mezzo di reclusione. Complessivamente saranno in tre a finire in prigione. Steven Dowd e Mark Vent sono stati rispettivamente condannati a 24 e 18 mesi di detenzione. Reo confesso, Andrew Eardley è l’unico elemento riuscito a cavarsela con 18 mesi di condizionale. Secondo l’accusa, i quattro erano degli insospettabili esperti di informatica che credevano di essere supereroi in un universo virtuale: dei ” Robin Hood informatici “, dicono i PM londinesi, che godevano di una reputazione quasi leggendaria nell’underground telematico.

La cellula britannica di DrinkorDie, gruppo altamente gerarchizzato ed organizzato che operava in oltre trenta paesi differenti, acquistava software originale grazie a carte di credito clonate per poi eliminarne le protezioni antipirateria. I programmi, resi liberamente utilizzabili, venivano poi distribuiti attraverso vari canali: server FTP ad accesso pubblico, IRC e reti P2P.

Steven Dowd ha sostenuto di fronte alla giuria che “tutto ciò che ho fatto in Internet è stato per il bene della collettività”. Bruce Houlder, il giudice che ha condotto le indagini, non ha avuto remore a definire gli imputati degli “individui tristi che credevano di essere degli eroi, dedicandosi ad una battaglia contro le multinazionali dell’informatica – pensando che fosse giusto ed etico danneggiare queste ricche aziende”.

BSA , l’alleanza dei produttori di software proprietario, ha immediatamente accolto con soddisfazione la notizia. Beth Scott, dirigente per l’Europa, in una intervista alla BBC ha dichiarato che “non vogliamo gioire per persone che finiscono in prigione”, ma lascia intendere che non esistono scuse : qualsiasi azione a favore della pirateria internazionale ha un forte impatto negativo “sulla forza lavoro, sull’economia e sui consumatori che beneficiano dell’innovazione”.

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08 05 2005
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