INDECT, una precrimine europea?

Bruxelles starebbe investendo milioni di euro in un sistema automatizzato per il controllo delle infrastrutture di comunicazione. Obiettivo: anticipare la violenza

Roma – Dietro il non particolarmente minaccioso nome di progetto INDECT si nasconderebbe il più ambizioso sistema di monitoraggio , analisi e profilazione statistica della popolazione europea di cui si abbia notizia. Solleva il caso un articolo del quotidiano inglese Telegraph , che descrive i pericoli di un’intelligenza artificiale orwelliana e le possibili implicazioni per il controspionaggio a livello continentale.

La Precrimine inglese e il sistema proattivo anticracker di Singapore? Sarebbero bazzecole in confronto a INDECT, un progetto già finanziato con decine di milioni di euro da parte della UE e il cui “cervello” avrebbe accesso a una gran quantità di fonti di informazioni accessibili su reti pubbliche e private. L’Europa vuole creare un sistema di “individuazione automatica delle minacce e dei comportamenti anomali o violenti”, e per far questo gli “agenti” software di INDECT monitoreranno senza posa siti web, forum di discussione, server di file, reti di P2P, singoli computer, network di telecamere a circuito chiuso e via elencando.

Una volta completata, questa rete di monitoraggio onnicomprensiva dovrebbe essere in grado persino di tracciare i veicoli automobilistici in giro per il Vecchio Continente. Metterà a disposizione la sua vasta messe di informazioni alle agenzie di enforcement autorizzate e contemporaneamente dovrebbe generare profili automatici dei possibili “comportamenti anomali o violenti” di cui sopra. Non risulta ancora chiaro se in tal senso ci si riferisca ai preparativi di un attentato in grande stile o ai prodromi di una rissa di quartiere.

La ricerca su INDECT è stata avviata all’inizio del 2009 con una durata stimata di cinque anni, e tra i protagonisti coinvolti si contano il Police Service of Northern Ireland (PSNI), ricercatori di università polacche, spagnole, britanniche, austriache, tedesche, bulgare e aziende sparse per l’Europa. Il progetto è parte di una più ampia iniziativa europea tesa a portare la cooperazione e la condivisione di informazioni tra le polizie europee al “next-level” tecnologico, giuridico e investigativo.

La Commissione Europea spinge per la promozione di una “cultura comune” nel far rispettare la legge ma da un diverso punto di vista INDECT e progetti similari appaiono tutto fuorché promettenti : “A quanto ne so si tratta di cose decisamente preoccupanti”, dice Stephen Booth del think tank Open Europe , sottolineando che “questi progetti implicherebbero un’enorme invasione della privacy e i cittadini devono chiedersi se l’Unione Europea dovrebbe investirci le loro tasse”.

Non bastasse la vastità del progetto INDECT a sollevare questioni non secondarie sul destino della privacy in Europa, secondo quanto sostiene Open Europe il mastodontico database del super-network spione potrebbe finire per costituire la spina dorsale dei sistemi informativi di Joint Situation Centre (SitCen), un misconosciuto corpo di controllo europeo originariamente nato con l’obiettivo di monitorare per 24 ore al giorno la situazione globale, con un focus particolare sulle regioni potenzialmente foriere di crisi, sul terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

SitCen è “praticamente l’inizio di un servizio segreto europeo”, sostiene Open Europe , una CIA del Vecchio Continente attualmente avvolta nel mistero e che solleva questioni sul destino della privacy dei cittadini, sul framework legale in cui gli “agenti” (umani) sarebbero autorizzati a operare e sul livello di controllo esercitabile sull’agenzia da parte dei singoli stati membri dell’Unione.

Alfonso Maruccia

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